Il maestro del nudo d’artista arriva a Roma: all’Ara Pacis apre la mostra più “discussa” del 2026

Il Museo dell’Ara Pacis a Roma si trasforma nella cornice d’eccezione per un appuntamento culturale di rilievo internazionale. Fino al prossimo 4 ottobre 2026, le sale del museo ospitano la mostra “Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza”: un’antologia straordinaria di oltre 200 fotografie firmate da uno dei maestri indiscussi del XX secolo, focalizzata sull’esplorazione della bellezza come perfezione assoluta e rigore formale. Curata da Denis Curti, l’esposizione rappresenta il capitolo conclusivo di un importante progetto itinerante che ha già conquistato i visitatori di Venezia (presso Le Stanze della Fotografia) e di Milano (a Palazzo Reale). Nella tappa della Capitale, il percorso si arricchisce di contenuti inediti e di un dialogo ravvicinato con l’archeologia e la statuaria antica.
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Il grande malinteso: un classicista prestato alla provocazione
Spesso etichettato dall’opinione pubblica come il fotografo dello scandalo legato alla New York underground degli anni ’70 e ’80, Mapplethorpe viene qui svelato nella sua essenza più autentica: quella di un artista guidato da un’ossessione per l’equilibrio, la simmetria e il rigore geometrico. Come evidenzia il curatore Denis Curti: “C’è un grande malinteso che accompagna da sempre il lavoro di Robert Mapplethorpe: quello di considerarlo un fotografo della provocazione […]. In realtà, se spogliamo le sue immagini dal loro contenuto più esplicito e geometricamente dirompente, ciò che resta è puro classicismo. Mapplethorpe non cercava lo scandalo fine a sé stesso; cercava la perfezione della forma.”
Attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica Hasselblad, l’artista (New York, 1946-1989) non si limitava a immortalare soggetti, ma “scolpiva lo spazio”, applicando le regole e l’armonia della statuaria classica e rinascimentale a temi allora considerati d’avanguardia, elevando ogni corpo a una dimensione monumentale.
Il percorso espositivo: dalle opere giovanili ai grandi ritratti
La mostra si sviluppa lungo otto sezioni progettate per scandagliare l’evoluzione del linguaggio di Mapplethorpe attraverso una maniacale attenzione alla luce:
- Gli esordi tridimensionali: il viaggio inizia con una selezione di opere giovanili poco note al grande pubblico, fatte di assemblaggi e collage tridimensionali realizzati con immagini d’archivio, ritagli di giornali erotici, indumenti e feticci religiosi.
- Le muse di una vita: uno spazio centrale celebra il rapporto simbiotico d’amore, amicizia e complicità con la poetessa e musicista Patti Smith (con ritratti eseguiti fin dai tempi del Chelsea Hotel) affiancato dagli scatti dedicati alla celebre culturista Lisa Lyon.
- I volti delle celebrità e gli autoritratti: in mostra spiccano i ritratti ravvicinati di icone dell’arte, del cinema e della musica mondiale, tra cui Yoko Ono, Robert Rauschenberg, Donald Sutherland, David Byrne e Richard Gere.
- Fiori e nature morte: il nucleo centrale indaga elementi della natura isolati e studiati geometricamente attraverso la luce zenitale, trasformandoli in reperti di assoluta classicità.
- La sensualità dei corpi: le celebri e scultoree fotografie dedicate allo studio anatomico dei corpi maschili e femminili, immortalati come se fossero fatti di marmo.
La sorpresa della tappa romana: le foto inedite in Italia e il dialogo con l’antico
La vera unicità dell’appuntamento all’Ara Pacis risiede nella sezione finale, incentrata sul viscerale rapporto tra Mapplethorpe e il nostro Paese. Per l’occasione, sono esposti degli scatti inediti realizzati dal fotografo durante i suoi soggiorni a Capri e Napoli. Mapplethorpe vi giunse su invito del gallerista Lucio Amelio per partecipare a Terrae Motus, la grande iniziativa collettiva nata per trasformare la catastrofe del terremoto del 1980 in forza creativa (un progetto che vide coinvolti oltre 60 giganti dell’arte come Warhol, Kiefer, Rauschenberg, Schifano e Twombly). Inoltre, per creare un suggestivo cortocircuito visivo, le fotografie contemporanee dialogano direttamente con due sculture classiche dei Musei Capitolini inserite nel percorso:
- La Statua di Afrodite (seconda metà del I sec. a.C. – inizi del I sec d.C.)
- La Statua di atleta (I secolo d.C., da un originale greco del V a.C.)
Come dichiarato dall’Assessore alla Cultura di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio, la mostra offre un’opportunità rara per scandagliare il legame tra il fotografo e l’Italia, ma si rivela anche necessaria per attivare il pensiero critico attorno ai temi del free speech (la libertà di parola e di espressione) che l’artista scelse di difendere ed esplorare nella New York di fine anni Ottanta.
Una mostra aperta a tutti: podcast, cataloghi e accessibilità
L’esposizione — promossa da Roma Capitale (Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali) e Marsilio Arte, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura e in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York — punta su una totale fruibilità grazie a diversi strumenti di approfondimento:
- Il podcast dedicato: sulle principali piattaforme di streaming (Spotify e Apple Music) è disponibile Mapplethorpe Unframed, una serie audio scritta e condotta da Nicolas Ballario.
- Audioguida e Catalogo: i visitatori possono usufruire di un’audioguida curata direttamente da Denis Curti e del ricco catalogo ufficiale pubblicato da Marsilio Arte, che illustra l’evoluzione del fotografo attraverso 257 opere.
- Strumenti di massima accessibilità: grazie alla collaborazione con Rai Pubblica Utilità, il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, Roma Capitale e la Cooperativa Segni d’Integrazione Lazio, lungo il percorso sono integrati supporti tattili, percorsi audio-tattili, visite con traduzione in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e video LIS sottotitolati.

