easyJet verso la vendita al fondo USA Castlelake: è rischio chiusura? Cosa cambierebbe per i turisti europei (e italiani)

Un’operazione di mercato, peraltro piuttosto ridotta visto le economie di scala attuali, ma che rischia di gettare una nebbia fitta sul futuro del trasporto aereo europeo, con riflessi che potrebbero riguardare quasi il 10% del traffico voli nel Vecchio Continente, soprattutto nel Regno Unito e in Italia. Uno scenario apparentemente disastroso che arriva con la diffusione della notizia di easyJet, seconda compagnia low-cost in Europa dopo Ryanair, che ha ufficialmente aperto i propri libri contabili a Castlelake, colosso degli investimenti americano, dopo aver respinto ben quattro offerte consecutive di acquisto. L’ultima fiche messa sul piatto dagli statunitensi, per un controvalore di 4,9 miliardi di sterline, è stata giudicata dal consiglio di amministrazione guidato da Sir Stephen Hester ancora “fondamentalmente insufficiente” rispetto al reale valore degli asset della compagnia, ma ci sono dei primi segnali di cedimento. Ma perché questa notizia riguarderebbe i comuni viaggiatori, che si appoggiano al vettore bianco-arancio per i loro viaggi di piacere o lavoro? Scopriamolo insieme
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L’effetto Brexit e il possibile scorporo degli asset
La possibile acquisizione di easyJet da parte di Castlelake, per andare in porto, dovrà fare i conti con una trappola normativa ereditata dalla Brexit. Per legge, le compagnie che operano rotte interne all’Unione Europea devono essere controllate per almeno il 51% da cittadini UE. Per superare questo scoglio legale, il fondo USA (che gestisce 38 miliardi di dollari in asset) ha strutturato un veicolo finanziario inedito, mettendo al comando ex top manager europei del settore, come Peter Bellew (già direttore operativo di easyJet). Se questo castello azionario reggerà all’esame delle autorità di regolamentazione di Bruxelles, la compagnia di Luton saluterà la borsa di Londra per diventare un player privato a tutti gli effetti, svincolato dalle pressioni trimestrali dei piccoli risparmiatori e pronto a una strategia di lungo periodo decisamente più aggressiva.
Nella strategia, però, potrebbe nascondersi il vero rischio per chi viaggia a basso costo: Castlelake, infatti, potrebbe decidere di scorporare gli asset easyJet e, di fatto, smantellare l’azienda in tanti piccoli pezzi (slot aeroportuali, velivoli, società di handling, riparazioni e così via), mettendo fine al sogno dei viaggi economici. Infatti, i fondi di private equity come Castlelake investono con un obiettivo chiaro: massimizzare la redditività degli asset. Se così fosse, easyJet potrebbe accelerare ancora di più la sua transizione da vettore “ultra-low-cost” a compagnia “value”, concentrandosi su servizi premium a pagamento e lasciando così il settore dei voli a 19 euro.
Non solo: negli ultimi mesi, la divisione easyJet holidays (che opera come la più famosa, e parimenti britannica, Jet2holidays) è quella che sta portando maggiori benefici economici all’azienda. Concentrarsi sul tour operator con massicce iniezioni di liquidità e creare un ecosistema integrato sembra l’obiettivo degli americani, che sfruttano le maggiori disponibilità economiche dei viaggiatori a stelle e strisce.
La vendita di easyJet e i riflessi in Italia
Per quanto riguarda il nostro paese, easyJet rappresenta già il terzo vettore per numero di voli, dietro soltanto a Ryanair e ITA Airways (proprietà Lufthansa). Non è una posizione di poco conto: Napoli Capodichino e Milano Malpensa sono i due scali maggiormente coperti dalle rotte della compagnia britannica, e un potenziale disimpegno a favore di rotte più redditizie potrebbe privare chi viaggia di innumerevoli rotte, tra cui:
- da Milano Malpensa verso quasi tutte le capitali europee, oltre a Reykjavik (Islanda), Rovaniemi (Finlandia), Tbilisi (Georgia), Sharm el-Sheikh (Egitto), Rabat e Marrakech (Portogallo) e Sal (Capo Verde).
- da Napoli Capodichino verso numerose piccole e grandi città del Vecchio continente, oltre a Oporto (Portogallo), Marsa Alam (Egitto), Edimburgo (Scozia) e una decina di mete di mare in Grecia, tra cui Skiathos, Mykonos, Rodi, Kos e Santorini
Se invece del disimpegno, easyJet a guida anglo-americana dovesse decidere di cambiare modello di mercato, l’acquisto di nuovi aeromobili, come i moderni Airbus A321neo, potrebbe significare una sfida non solo a Ryanair, ma anche alle compagnie tradizionali: voli più costosi ma con servizi migliorati, una maggiore resa sulle tariffe aeree e, per contro, la scelta delle compagnie low cost rimanenti di tagliare le tariffe, oppure approfittare del vuoto lasciato per alzare i prezzi. Un vero e proprio rebus che, tra le maglie della grande finanza, rischia di far pagare il risultato finale ai viaggiatori di turno.

