New York una giungla di grattacieli

Una settimana a New York

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  • di ollygio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Sotto l'incessante pioggia battente ci siamo recati al botteghino per vedere di acquistare i biglietti per lo spettacolo di Broadway a cui stasera ci piacerebbe assistere. La nostra scelta era caduta su Aladin, che, pare avesse recensioni splendide, ma al botteghino che ci siamo rivolti non aveva disponibilità di biglietti, quindi demoralizzati anche dal tempo e con la voglia di restare un po’ al chiuso abbiamo optato per Jersey Boys, tratto dal film di Clint Eastwood che a noi era piaciuto molto. Siamo rientrati in hotel per una doccia e per abbigliarci in modo consono ad una serata a teatro, quindi verso le 6 siamo usciti per riuscire a mangiare qualcosa prima dell'inizio dello spettacolo. Trovare il teatro è stato tutto fuorché facile, così come percorrere e ripercorrere le strade parallele con i tacchi a spillo cercando di evitare le profonde pozzanghere. Qui, però, per Giò, abbiamo fatto l'incontro del secolo; avendo avvistato il teatro in cui Bruce Springsteen si esibisce tutte le sere da più di un anno , ci siamo avvicinati per fare la foto di rito e, proprio quando siamo stati dinnanzi all'ingresso, si è avvicinata un'auto nera da cui è sceso proprio il Boss in persona ed ha cominciato a fare autografi alla piccola folla che era lì sul marciapiede… per Giò questo è stato il vero senso del viaggio! Dopo questa inattesa sosta, il tempo a nostra disposizione prima che iniziasse lo spettacolo era poco più di mezz'ora, quindi ci siamo accontentati di un trancio di pizza mangiato in piedi in un take way. Il teatro è piccolino, i posti sono buoni ma... l'aria condizionata è quasi un tornado e fa un freddo polare! Lo spettacolo poi, che dire, avrebbe potuto anche essere gradevole se noi avessimo compreso bene l'inglese, però, per le 4 canzoni del repertorio di Frankie Valli, cantate, non lo si può definire un musical: è una commedia teatrale, anche la scenografia spoglia, molto distante dall'immaginario di costumi e lustrini di Brodway, non aiutava di certo a capirne la trama. Abbiamo speso una quarantina di dollari ma, col senno di poi, avremmo dovuto spendere il doppio ma vedere qualcosa che conoscevamo alla perfezione, come Aladin o il Re Leone! Siamo tornati nello sfavillio di luci di Time Square per prendere la metro ma non ci siamo fermati che per pochi minuti perché eravamo di nuovo stanchi morti !

GIOVEDÌ 17/05/2018

Ieri sera ho chiesto se potevo avere un cuscino più basso, così stanotte ho dormito meglio ma anche stamattina alle 5.30 eravamo già entrambe svegli, così siamo usciti un po’ prima dell'ora dell'appuntamento con Stefy e Gigi per andare a vedere la celebre statua del toro di Wall Street ma abbiamo vagato un po' senza trovarlo.Dopo colazione, mentre Stefy e Gigi sono tornati in hotel noi abbiamo approfittato del breve lasso di tempo per visitare la Trinity Church, sulla Broadway, un splendida costruzione in stile neogotico contornata da un verde prato utilizzato come cimitero nel secolo scorso e dove sono seppelliti anche personaggi famosi. La chiesa è in fase di restauro quindi si può visitare solo la cappella del Sacro Cuore. Anche oggi piove, quindi abbiamo cambiato il programma odierno e siamo andati a visitare il Metropolitan museum. Dopo una breve coda siamo entrati nella grande sala centrale in cui sono site le biglietterie e dove migliaia di turisti si accalcano per fare i biglietti o ad organizzarsi in visite guidate. Noi abbiamo noleggiato l'audio guida in dotazione che però ha solo parte delle nozioni tradotte in italiano. È il museo più grande e più caotico che io abbia mai visitato! Al piano terra ci sono un'infinità di sale, da ogni sala ne partono almeno 3, senza poi corridoi che le raccordino le une con le altre. C'è un'esposizione di manufatti preistorici, arte greca e romana, manufatti degli aborigeni australiani e delle popolazioni africane, arte precolombiana e preincaica, per poi passare all'architettura francese del 700/800 con tanto di ricostruzione di ambienti di castelli e palazzi nobiliari e, per finire una parte di arte sacra con esposizione di abiti d'alta moda delle griffe più famose, il tutto, secondo me, blasfemo; un insulto ai credenti. Poi c'è una sezione dedicata all'arte dell'Antico Egitto con dipinti, gioielli, sarcofagi, vasi canopi, manufatti trovati nelle tombe e un intero tempio ricostruito all'interno del museo salvato dall'inondazione dopo la costruzione della diga di Assuan, una parte di arredamento e oggettistica americana del secolo scorso. Al piano superiore abbiamo visitato la sezione dedicata all'arte cinese, giapponese, indiana, Khmer, mesopotamica e araba, questi ultimi veramente interessanti perché provenienti in parte dal la città di Palmyra, in Siria, oggi quasi rasa al suolo dai talebani e un sculture provenienti dalla tomba di Assurbanipal, oggi in suolo iracheno. Dopo 4 ore Gigi ha gettato la spugna e affamato è uscito dal museo, perché nel bar all’ interno un sandwich costava pressappoco 15$. Io e Stefy ci siamo attardate ancora un po' per le varie sale, anche se non abbiamo varcato la soglia della sezione dedicata alla pittura, immensa, che andava dal Rinascimento ai giorni nostri ed essendo per lo più quadri provenienti dall'Europa e, quindi già visti, dopo 5 ore di museo non ne potevamo davvero più! Abbiamo mangiato un hot dog seduti sulla scalinata del MET accarezzati da un debole raggio di sole, veramente una goduria, dopo 3 giorni di pioggia! Approfittando finalmente del bel tempo siamo andati a Chelsea, un quartiere più modesto con palazzine a 3 quattro piani, molte con la facciata in mattoni e le inconfondibili scale antincendio che collegano i terrazzini tra un piano e l'altro. Con un ascensore abbiamo raggiunto l'High Line, una passeggiata sopraelevata che passa sopra ai tetti dei palazzi più bassi, contornata da ricche aiuole di piante aromatiche; centinaia di persone passeggiano pigramente tenendosi per mano lungo i 4 km di questo nastro verde sorto sul tracciato della ferrovia in disuso. Dopo un paio di chilometri c’è una scala che ci ha condotto direttamente al Chelsea Market una sorta di centro commerciale sorto nei locali di un antico biscottificio, in cui sono stati lasciate le porte in ferro, i tubi a vista, un pozzo per l'acqua di raffreddamento delle macchine. Ci sono bar originali, ristoranti, pasticcerie, gelaterie, negozi di moda e di profumi molto carini e particolari. Abbiamo quindi raggiunto Greenwich Village, un quartiere simile a Chelsea con case basse e viali alberati, dove, secondo Federica era tutto un susseguirsi di ristorantini e trattorie a prezzi più modici rispetto a Mahanattan, ma noi non abbiamo trovato tutta questa varietà, né prezzi competitivi. Abbiamo cenato da "Rosmary", un locale tipico, e malgrado volessimo evitarlo siamo finiti in un ristorante italiano. Abbiamo mangiato bene anche se 18$ un piatto di pasta per noi è veramente inconcepibile e ancora di più 22$ per un pollo allo spiedo. Alle 9, quando non era ancora buio completo siamo rincasati e siamo crollati a letto distrutti!

VENERDì 18/05/2018

Stamattina siamo riusciti a dormire fin quasi alle 7, alle 8 ci siamo trovati con Stefy e Gigi per la colazione; abbiamo cambiato caffetteria, questa più chic ma con meno assortimento di brioches. Mentre Stefy e Gigi sono rientrati in hotel noi eravamo determinati a trovare la statua bronzea del toro di Wall Street, che dopo un po' di ricerche abbiamo trovato in Bowling Green Park, considerato il parco più antico di New York, luogo in cui il governatore di allora pagò per pochi spiccioli di dollaro l'intera isola di Manatthan agli indiani nativi. Ci siamo messi in coda per fare la foto di rito, la più importante delle quali mentre si accarezzano le palle del toro, gesto che sembra porti fortuna, perché di fortuna ne abbiamo sempre bisogno! Per ora non piove, ci siamo avviati verso il ponte di Brooklyn facendo una breve piacevole passeggiata. La zona del porto con i suoi moli mantiene ancora l'architettura di un secolo fa con bassi edifici in mattoni, molti dei quali, allora adibiti a magazzini in cui si vede ancora l'insegna sbiadita. Un'altra breve passeggiata e siamo sul ponte più antico di New York, la costruzione risale al 1883 e, con i suoi 1825 metri di lunghezza attraversa l'East River, visto e rivisto in mille tra film, documentari e pubblicità e ora camminarci sopra è una grande emozione. Sopraelevata ad una strada a 2 carreggiate per i mezzi a motore, c'è una passerella in legno percorribile a piedi o in bicicletta. Abbiamo percorso i quasi 2 km dell'intera campata del ponte sferzati da un vento gelido. È impressionante passare a fianco ai tiranti d'acciaio grandi quanto il mio polso e stare sotto a queste 2 arcate in cemento alte 84 mt. C'è una discreta folla di turisti, che passeggiano col naso in aria, spesso occupando la pista ciclabile, alcuni newyorkesi che lo attraversano di corsa indossando abbigliamento tecnico e... alcune spose in abito bianco a cui il vento faceva volare le impalpabili vesti; c'era un gruppo di poliziotti, legati gli uni agli altri in allenamento che tentavano di scalare una delle 2 arcate. Siamo scesi a Dumbo, un quartiere di Brooklyn, dove è stato girato il film di Sergio Leone "C'era una volta in America" da cui si può ammirare il Mahanattan Bridge tra i palazzi in brownstone. Scesi nel Brooklyn Bridge Park abbiamo scattato una miriade di foto al celeberrimo ponte e a Manhattan vista da Brooklyn. La nostra successiva tappa è il "Top on the Rock", cioè la terrazza che si trova sul tetto del Rockfeller Center in cui si trova un immenso centro commerciale. Il grattacielo in questione, costruito dal magnate petrolifero nel1939 è alto 70 piani e si affaccia su una piazza con una grande fontana nel cui centro fa bella mostra di sé una statua dorata di Prometeo e attorno sventolano le bandiere di tutto il mondo. A fine novembre qui viene allestito l'albero di Natale più grande della città, illuminato da 45000 lampadine. Per salire su con l'ascensore abbiamo dovuto prenotare l'orario, perché non fanno salire più che un certo numero di persone, l'orario della nostra visita è alle 3.20, quindi siamo andati a mangiare l'hamburger più americano possibile da "Five Guys", catena in cui puoi comporre con una gamma di 20 ingredienti l'hamburger che tu preferisci. Abbiamo passeggiato un po' lungo la fifth Avenue, che io immaginavo una boutique dietro l'altra, in cui passeggiano signore elegantissime come in Pretty Woman, invece ci sono tanti negozi (zara, H&M, Intimissimi, Berska ecc) le boutique poche e con prezzi stratosferici per capi non così innovativi... È stato comunque bello lascarsi portare da questa fiumana di gente spensierata. Siamo saliti al 70° piano del top on the rock e qui si gode un panorama a 360° su tutta la città, in paticolar modo su Central park che da quassù sembra una foresta e sull'Empire State Building inconfondibile con la sua lunga antenna tra questa jungla di grattacieli. Oggi è venerdì e dopo le 18 l'ingresso al Moma è gratuito ma prima di raggiungerlo abbiamo visitato la chiesa di Saint Patrick la più grande cattedrale cattolica americana, risalente al 17 à secolo, ricostruita il secolo seguente in stile neogotico in marmo bianco, con un altare dorato progettato da Tiffany. A quest'ora il Moma è affollatissimo e, come consigliato dalla Lonly Planet cominciamo la visita al 6° piano per poi scendere verso il piano terreno. Al sesto piano c'è una mostra di un'artista nostra coetanea, morta già un paio d'anni fa, un'artista poliedrica che passa dai quadri, alle foto, alle sculture, il tutto creato sotto l'effetto del'LSD. Il quinto piano è il più interessante perché custodisce le opere di Picasso, Monet, Matisse, Van Gogh (2!), De Chirico, Kandinsky, Andy Warhol, Rousseau. Al quarto e al secondo piano ci sono opere d'arte contemporanea di artisti a noi sconosciuti e difficili da capire da chiunque non sia uno studioso d'arte. Il terzo piano era una mostra di foto artistiche di paesaggi, una sala era completamente tappezzata di foto di parti e di donne gravide. Ci avevano detto che esisteva una parte dedicata agli oggetti di modernariato, ma oltre ad una vecchia Ferrari non abbiamo visto nulla. Alle 20 ci hanno letteralmente cacciato dal museo e abbiamo scelto Fulton il quartiere nei pressi del ponte di Brooklyn per cenare, dove stamane avevamo adocchiato un paio di localini veramente carini. Abbiamo cenato al Barbalù, un locale sito in un antico magazzino dove abbiamo mangiato bene a prezzi accettabili per New York e qui, nella fornitissima cantina, abbiamo trovato una bottiglia di Pigato del finalese, vino principe in Liguria, a 19$ la bottiglia, una follia! Abbiamo raggiunto il nostro hotel quasi correndo perché faceva un freddo polare

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