New York una giungla di grattacieli

Una settimana a New York

  • di ollygio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Perché New York? Non ha mai fatto parte dei miei sogni di viaggio, ma Giò desiderava visitarla e io sono sempre pronta a preparare la valigia e partire quindi, supportati da Federica, agente di viaggio e turista innamorata della "Grande mela" abbiamo programmato un soggiorno di una settimana in cui abbiamo incluso tutte le maggiori attrazioni della città e i luoghi più caratteristici da non perdere assolutamente. Abbiamo prenotato con Expedia volo e 6 notti in hotel, abbiamo acquistato dall'Italia la City card, l'ESTA, l'assicurazione sanitaria e quella annullamento ed abbiamo speso tra tutto 1200 € a testa, non economico ma visti i prezzi che ti propongono, direi onesto. Il giorno prima della partenza, dopo aver consultato il meteo, ho disfatto e rifatto completamente la valigia, togliendo magliette e pantaloni estivi sostituendoli con maglioncini di lana, un cappottino e calzettoni; sono poi andata in cerca di un ombrello pieghevole da mettere in valigia e un paio di scarpe in gorotex per non avere i piedi a mollo, visto che avevo preventivato di camminare con un paio di scarpe da tennis in tela.

MARTEDÌ 15/05/2018

Per paura di trovare traffico nell'hinterland milanese siamo partiti poco dopo le 5, anche qui le temperature sono rigidissime: 9 gradi a Savona a metà maggio, una follia! E ogni tanto una pioggerellina fine e gelida inumidisce l'asfalto... Sembra novembre! Abbiamo volato con l’ American Airline, il volo non così affollato e ci ha permesso anche di sdraiarci un po', il cibo era discreto per gli standard da aereo; siamo decollati puntuali alle 10.25 e dopo quasi 9 ore di viaggio, alle 13.40 abbiamo posato i piedi sul suolo americano. I severissimi controlli tanto temuti sono stati quasi inesistenti, non ci hanno fatto compilare il modulo d’ entrata, non ci hanno controllato l’ESTA, le valigie sono arrivate prima che noi avessimo raggiunto il nastro trasportatore, quindi abbiamo lasciato tranquillamente l'aeroporto nemmeno così affollato. Dall'aeroporto abbiamo raggiunto la ferrovia dell’ Air Train che collega i vari terminal e porta a Jamaica station da dove partono le varie linee della metropolitana. Il costo dell'Air train è di 5 $ pagabili prima del tornello all'uscita e qui abbiamo acquistato anche la metro card per 7 giorni al costo di 32 $; abbiamo preso la linea marrone e siamo scesi al capolinea e... risalendo dalle viscere della terra ci siamo trovati all'ombra di grattacieli così alti da non permettere quasi di vedere il cielo, che, per ora sembra sereno! Siamo finalmente nella città vista e rivista in mille film, sembra quasi irreale!

Pochi passi e ci siamo trovati davanti al palazzo della Borsa la cui facciata con le grandi colonne corinzie è la copia di un tempio greco, abbiamo adocchiato la boutique di Hermes, Tiffany, il pacchiano, dorato "Trump Building" e, svoltato l’ angolo abbiamo raggiunto il nostro hotel il “Club Quartier Wall Street”. Al check in ci hanno chiesto il numero di carta di credito come deposito per eventuali danni o furti, pare che sia usuale in quasi tutti gli hotel in America. La nostra stanza è sita all'11° piano, l'edificio è vecchiotto con la moquette nei corridoi e nelle stanze; la stanza è dignitosa ma piccolissima, si riesce a stento a passare per andare in bagno ma, in fondo a noi serve solo per andare a dormire. Nei corridoi c'è il distributore di acqua e in stanza il bollitore per caffè americano e tè. Abbiamo disfatto le valigie, una cosa positiva, visto che gli ultimi viaggi che abbiamo fatto abbiamo cambiato hotel ogni notte; fatto una doccia rigenerante ed abbiamo atteso Stefy e Gigi nella hall dell'Hotel, dove, a disposizione degli ospiti c'è frutta, bibite, caffè e alle 18 anche il vino. Quando finalmente sono scesi, abbiamo fatto tempo a mettere il naso fuori dalla porta che si sono aperte le cateratte del cielo! Abbiamo atteso qualche minuto che spiovesse ma nulla, quindi, inaugurando il provvidenziale ombrello acquistato ieri, ci siamo avviati sotto la pioggia battente. Un mare di persone attraversano correndo la strada, bagnati come se fossero caduti in piscina, altri riparati da ombrelli, altri ancora camminano tranquillamente rassegnati; ruscelli d'acqua attraversano le strade, in alcuni punti allagano il marciapiede... un delirio! Abbiamo cercato la stazione della metropolitana per raggiungere l'Empire State Building, uno dei grattacieli più antichi di New York, è stato costruito nel 1930 diventato uno dei simboli della città, inconfondibile anche perché set di molti film, chi non ricorda King Kong appeso all'antenna che tiene nel pugno la bionda protagonista prima di essere abbattuto? Siamo entrati nell'androne tutto rivestito in marmo ed abbiamo ritirato la City card acquistata on line e che ci servirà per visitare altre 6 attrazioni della città. L'audio guida è scaricabile da internet, Luigi l'ha scaricata ma dopo un paio di minuti si è stufato di ascoltare la storia della costruzione dell’ Empire e… abbiamo così proseguito alla cieca. All'80° piano c’ è un osservatorio al chiuso, la visuale oscurata dai vetri coperti da gocce di pioggia e temperature interne gelide per l’ aria condizionata a palla, il tutto peggiorato dall'umidità degli indumenti… tutto estremamente sgradevole! Con un'altra brevissima corsa in ascensore abbiamo raggiunto l'86° piano da cui si può accedere ad un terrazzo che percorre tutto il perimetro del grattacielo; piove, spesso siamo investiti da raffiche di vento improvvise, poi le nubi nere, basse, che nascondono la cima dei grattacieli più alti, sembrano stracciarsi, come aperte da piccole dita di luce dorata del tramonto; lo squarcio continua ad allargarsi, la pioggia diminuisce fino quasi a cessare, la città con tutti i suoi edifici, l’ Hudson, il mare in lontananza si tingono di giallo e poi di arancione fino a diventare quasi rosso; quindi, nel cielo appare prima un impercettibile porzione di arcobaleno che,come per magia, diventa più evidente, dai colori ben definiti, formando l’ intero arco e poi, ancora un secondo arcobaleno in distanza... Una magia! Da qui si scorge il "One Word Trade Tower" l'attuale grattacielo più alto di New York, il Chrysler, dalla caratteristica punta a pigna, il Flatiron con le fattezze di un ferro da stiro, e, in lontananza, la statua della libertà e il ponte di Brooklyn. Man mano che il sole scendeva e lasciava spazio all'oscurità la città si è accesa di mille luci. Sono le 20.30 e sono quasi 24 ore che siamo svegli, quindi decidiamo di mettere qualcosa nello stomaco ed andare finalmente a nanna! Su indicazione di Federica ci siamo avviati giù per la Fifth Avenue, quindi per la 42 st ed eccoci in Time Square. È un tripudio di luci colorate, insegne che si accendono e si spengono, proiezioni di filmati pubblicitari sulle facciate dei palazzi, tanta tanta luce, da farti dimenticare che è sera e tanta tanta gente che si muove e che vive i questo luogo considerato il cuore pulsante della città. Abbiamo cenato al "Buba Gamp", locale dedicato allo sfortunato amico di Forest Gump, dove, ovviamente, l'intero menù è a base di gamberi. Io e Stefania li abbiamo presi impanati nel cocco e fritti, erano grandi succulenti e dolcissimi accompagnati da una generosa porzione di patatine fritte; meno fortunati i nostri mariti che hanno scelto un piatto a base di gamberi e formaggi e che si sono rivelati un piatto di pasta con panna e pochissimi gamberi. Considerando che siamo a New York e a Time Square i prezzi qui sono onesti, sui 15 $ a piatto ma abbiamo pagato ben 15$ una birra media, unica alternativa possibile visto che sfilavano solo vassoi con bicchieroni colmi di liquido dai colori fosforescenti ! Ah, dimenticavo, nei 15 $ pagati per la birra c’ è anche incluso il bicchiere che poi ti incartano per portare a casa! Con gli occhi ormai semichiusi abbiamo preso la metro ed abbiamo finalmente raggiunto in pochi minuti il nostro hotel e, quasi vestiti, siamo crollati sul letto!

MERCOLEDÌ 16/05/2018

Notte d'inferno! Il cuscino era troppo alto, mi sono svegliata quasi subito per il dolore alla cervicale, ho tentato di dormire senza ma, a quel punto, ero troppo bassa, mettici poi il jet leg, alle 4.30 ero sveglia! Doccia con calma, mandato messaggi per rassicurare parenti e conoscenti, poi anche Stefania ha scritto che erano ormai svegli da un pezzo, così siamo scesi in cerca di un locale in cui fare colazione. Abbiamo trovato un locale sulla Brodway che è un misto tra pasticceria, caffetteria, self service, rosticceria, supermercato in cui si trova ogni ben di Dio, veramente per tutti i gusti. Abbiamo cominciato all'americana, addentando un muffin buonissimo, sofficissimo, delle dimensioni di una focaccia e poi una ciotola enorme di frutta fresca di tutti i tipi; abbiamo acquistato qui anche un panino per il pranzo, quindi dopo aver fatto ritorno in hotel per la "sosta bagno", abbiamo percorso a piedi il breve tratto di strada che ci separa da Battery, il parco da cui partono i battelli per Liberty Island , infatti oggi, confidando sulla clemenza del tempo, abbiamo deciso di visitare la celeberrima Statua della Libertà. La navigazione per raggiungere l'isola dura circa 15 minuti e si può godere della splendida vista dello skyline di New York. Scesi sulla terra ferma ci siamo procurati l’ audio guida gratuita in italiano con la spiegazione per la visita all'intera isola che era anticamente abitata dagli indiani Lenate che vivevano pescando ostriche e cacciando, e, dal gran numero di ossa trovate, si pensa che la fauna fosse molto abbondante. Dopo l'arrivo di Colombo, gli europei hanno individuato l’ isola come punto strategico d'osservazione tra il porto di New York e il mare aperto, è passata quindi di mano in mano ad inglesi, olandesi, ha cambiato più volte nome, vi fu costruito un forte a forma di stella che oggi funge da basamento per la statua della Libertà. Quest'ultima, diventata patrimonio dell'UNESCO, è il simbolo della città; è alta 47 m e, nel 1886, anno in cui è stata inaugurata, era l’ edificio più alto della città; oggi paragonata all'altezza dei grattacieli, sembra un nanetto da giardino! La progettazione si deve ad un architetto francese che la fabbricò in sottili lamine di rame, il cui spessore non supera quello di 2 monete da un centesimo e fu suddivisa in più di 300 porzioni, che furono trasportate così dalla Francia e assemblate in loco, con un lavoro complessivo di 2 anni. L'interno è costituito da un pilastro di ferro da cui partono diversi bracci, quasi fosse un albero con i suoi rami, un progetto dell'architetto Eiffel. La statua è posta su un basamento in arenaria dalla forma neoclassica, più o meno dell'altezza della statua. Per accedere al basamento e, ancor di più per salire all'interno fino alla corona bisogna prenotare il biglietto, a volte anche 6 mesi prima! Se la mattinata, seppur grigia ci aveva concesso una tregua, al termine della visita ha ripreso a piovere; restituite le audio guide ci siamo imbarcati verso Ellis Island, l'isolotto in cui facevano sbarcare gli immigrati provenienti dall'Europa nel nuovo mondo giunti fin qua a cercar fortuna. Qui venivano registrati quelli che viaggiavano in 3°classe o in stiva, cioè coloro che si imbarcavano quasi clandestinamente, venivano osservati, visitati per appurare che non avessero malattie contagiose, quindi, se ritenuti sani, veniva permesso loro l’ ingresso nel paese, venivano assistiti in tutte le loro esigenze, venivano accompagnati in banca per convertire i pochi risparmi in dollari ,e, coloro che non avevano New York come destinazione finale, venivano accompagnati alla stazione perché potessero fare il biglietto e raggiungere la meta stabilita. Molti di loro non parlavano inglese, quindi veniva appuntato sul cappotto il biglietto con la destinazione affinché il capotreno li aiutasse a scendere nella città dove si sarebbero ricongiunti con un parente o avessero avuto un contratto di lavoro. Le persone malate venivano nutrite e curate nel grande ospedale che era sull'isola e, se si trattava di bambini, le madri venivano accolte in case-dormitori fino a che il piccolo non fosse stato in grado di proseguire il viaggio. Talvolta capitava che qualche persona ritenuta a rischio per la popolazione americana venisse rispedita nel paese d'origine, ma quest'ultimi erano veramente pochi. Questa grande struttura rimase in uso fino alla fine degli anni 50 e poi venne abbandonata, e, negli anni 80, quando iniziarono i lavori di recupero, era diventata quasi un rudere. Le varie stanze sono tappezzate di foto di repertorio, bellissime, toccanti, veritiere, da fare accapponare la pelle; gente disperata che per dare un futuro, a volte solo un pasto quotidiano ai propri figli lascia la famiglia, la casa natia, gli affetti, cosciente, che difficilmente vi avrebbe fatto ritorno. Siamo rimasti là dentro per più di 3 ore, ascoltando le spiegazioni dell’ audio guida gratuita presa all'ingresso, quindi con il, solito battello, siamo rientrati a Manhattan

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