New York nei giorni della Maratona

Come organizzare un viaggio seguendo le esigenze di un maratoneta e dei suoi accompagnatori-turisti

  • di Gianlu95
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Siamo a febbraio quando David, fratello della mia fidanzata Giada nonchè maratoneta amatoriale, decide di provare l'esperienza della New York Marathon, che si sarebbe svolta il 4 novembre. Ecco quindi che all'improvviso ci si presenta l'occasione per visitare una città che quasi tutti sognano di vedere una volta nella vita, riuscendo a spuntare un prezzo vantaggioso. Prenotiamo infatti il tutto attraverso l'agenzia Victory, tour operator specializzata nei pacchetti per le maratone in giro per il mondo, e per poco più di 1000€ abbiamo incluso: aereo diretto a/r, sistemazione in hotel e prima colazione, assicurazione sanitaria e bagaglio, trasporto privato a/r dall'aeroporto all'hotel ed, infine, il trasporto per il corridore al Ponte di Verrazzano, luogo nel quale viene dato il via alla celeberrima corsa. Per poter entrare negli USA bisogna fare l'ESTA, un visto che si può ottenere online a questo sito https://esta.cbp.dhs.gov/esta/ e costa 15$, ovviamente presentando come documento di identità un passaporto in corso di validità.

VENERDI' 2 NOVEMBRE Seguendo le disposizioni dell'agenzia, ci presentiamo all'aeroporto di Milano Malpensa alle ore 10, tre ore prima della partenza del volo Alitalia diretto al John Fitzgerald Kennedy di New York. Il volo parte puntualissimo e, dopo 9 lunghe ore, atterriamo negli Stati Uniti, dove il fuso orario è di 5 ore in meno rispetto all'Italia (da notare che lo spostamento indietro delle lancette dell'orologio da loro avviene nel primo weekend di novembre, una settimana dopo di noi!); i controlli sono molto precisi e anche lunghi, sia vista la mole di turisti che ogni giorno atterrano al JFK, sia perché ad ognuno vengono prese le impronte digitali di entrambe le mani e viene scansionata la retina. Dopo un'ora siamo finalmente pronti ad uscire dal terminal e troviamo il nostro autista, condividendo il viaggio con altri 4 italiani a New York per lo stesso motivo; il traffico per entrare a Manhattan è davvero incredibile ed infatti ci mettiamo quasi due ore a raggiungere il nostro hotel, l'Holiday Inn Express Manhattan Midtown West, a metà tra la W48 St. e la 10/11 Avenue. La camera è abbastanza piccolina per farci stare 6 valigie, ma è funzionale e perfetta per i giorni in cui staremo in città; l'autista al grido di "It's New York" chiede una mancia e siamo "costretti" a dargliela dal momento che ogni taxista, autista o cameriere ve la chiederà. Stanchi ma affamati e, lo confesso, per cercare di abituarsi quanto prima al fuso orario, raggiungiamo a piedi il ristorante Ted's Montana Grill (circa 20 minuti di tragitto), la cui specialità è la carne di bisonte che ci fiondiamo a provare immediatamente...davvero squisita! In seguito ci dirigiamo a Times Square, la piazza più famosa della Grande Mela, che con i pannelli pubblicitari alla luce della sera trasmette subito l'impressione di quale particolare ed unica città sia New York; immancabili sono i gruppi di persone che si affollano agli attraversamenti pedonali e le sirene di ambulanze, vigili del fuoco e poliziotti che tentano di farsi largo tra le macchine bloccate in coda. E' giunta ormai l'ora di tornare in albergo, ma non prima di aver comprato qualche souvenir nei molti negozi che si affacciano sulla piazza.

SABATO 3 NOVEMBRE Il jet-lag ci gioca brutti scherzi e così all'alba siamo già svegli e, dopo una lauta e buonissima colazione (l'hotel ha pure una macchina che sforna da sola ottimi pancakes) ci dirigiamo alla fermata della metro 50St. dove compriamo le nostre Metrocard, ovvero la carta che permette di usufruire di metropolitana e autobus in tutta la città; consiglio di comprare la versione illimitata da 7 giorni al costo di 32$, perché per raggiungere alcuni luoghi è necessario utilizzare i mezzi di trasporto. La metro di New York ammetto che mi ha lasciato sentimenti contrastanti perché me l'aspettavo innanzitutto meglio segnalata (scordatevi cartelli e segnalazioni in bella vista sparsi per la città) e, soprattutto, non si incrocia molto spesso con le altre linee, se non nei distretti fuori Manhattan, costringendo spesso a lunghi peregrinaggi e saliscendi da una fermata all'altra; inoltre nei weekend le corse vengono drasticamente ridotte. Il trucchetto semplice per capire quale direzione di metro prendere è sapere che, se bisogna raggiungere un posto più in alto di noi sulla cartina la direzione è Uptown, mentre al contrario seguite Downtown. Scendiamo alla Penn Station, per raggiungere a piedi il Javits Convention Center, luogo adibito alla consegna dei pettorali agli iscritti alla Maratona, non senza aver prima fotografato il Madison Square Garden, casa dei New York Knicks di basket appena fuori dalla metro. Terminate le questioni "burocratiche" possiamo finalmente raggiungere l'Empire State Building, dove inaugureremo i nostri New York City Pass; essi, prenotabili online al prezzo di 112€ a questo link https://it.citypass.com/new-york, permettono di poter visitare 6 tra le attrazioni più famose della Grande Mela e di saltare la fila di chi il biglietto lo deve ancora comprare. L'Empire State Building è uno dei grattacieli più famosi di New York, famoso set di molti film tra cui King Kong e una volta il grattacielo più alto del mondo. Il Pass dà diritto ad una salita giornaliera e ad una serale, a patto che ci si fermi all'osservatorio dell'86° piano e che le due salite avvengano lo stesso giorno; il percorso prevede dapprima una salita di 80 piani in pochi secondi, raggiungendo una mostra che descrive la storia della costruzione e i lavori per realizzarla e poi, con un altro ascensore l'arrivo all'osservatorio dell'86° piano, da dove si può ammirare un panorama bellissimo di New York da ogni angolazione possibile (per fortuna la pioggia e le nuvole basse hanno iniziato a diradarsi giusto in tempo per la nostra salita!) In seguito raggiungiamo di nuovo Times Square per vederla alla luce del giorno, passando davanti ai teatri di Broadway ricchi di spettacoli interessanti, a cui purtroppo non potremo partecipare. Ovviamente la piazza ha un fascino maggiore di sera, ma i colori e la folla sono una costante per 24 ore. Dopo aver consumato un veloce pasto a Sbarro, locale self service "italiano" in cui si paga un prezzo fisso a libbra, ci dividiamo, dal momento che David deve presenziare alla riunione tecnica pre-gara, mentre Giada ed io continuiamo le nostre visite, a partire da Bryant Park, una volta soprannominato il "parco delle siringhe" (potete immaginare il perché), oggi area verde ricca di casette di mercatanti già pronte per il Natale, ma soprattutto contorno ideale per la New York Public Library, la biblioteca più antica e grande della città, famosa per la sua sala studio con i banconi e le sedie in legno come una volta; una curiosità: la sala che vi ho appena descritto è la stessa in cui, nel film "The Day After Tomorrow", i protagonisti si rifugiavano per sopravvivere al freddo pungente. Non molto distante è possibile fotografare il Chrysler Building, altro grattacielo famoso dello skyline newyorchese, dall'inconfondibile guglia formata da sette archi luminosi, sempre più stretti man mano ci si avvicina al cielo. Sulla 5th Avenue, la via che in sostanza divide Manhattan in est e ovest è presente anche l'NBA Store, in cui io entro per comprare una maglietta del mio idolo Manu Ginobili, e in cui ogni tifoso di qualsiasi squadra potrà trovare un souvenir personale della propria squadra del cuore. A pochi passi si trova la Grand Central Terminal, la stazione centrale della città con il soffitto a cielo stellato e il grande orologio centrale; sembra di tuffarsi in una New York di altri tempi, dal momento che, sia le biglietterie che l'ambiente generale sono state lasciate come all'epoca della costruzione, dando una sensazione di un passato glorioso ma sempre attuale. Infine, raggiungiamo l'estremità orientale di Manhattan per fotografare da fuori il famoso palazzo dell'ONU, dove vengono prese le decisioni più importanti per garantire la pace nel mondo. Dopo esserci ricongiunti in hotel con David, visto il bisogno di carboidrati in vista della gara della mattina successiva, ci rechiamo presso il ristorante Don Giovanni, sulla 46th St., un buon ristorante di cucina italiana dalle porzioni abbondanti e dalla pasta tutto sommato buona; volendo provare la cucina americana in tutte le sue forme, non posso esimermi dallo provare gli spaghetti con le polpette, che, a dirla tutta, non sono così malvagi come i puristi della cucina italiana vogliono far passare; i prezzi del ristorante sono molto bassi e questo sicuramente gli dà un punto in più

  • 1198 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social