Big Apple, tante mete in una...

Una settimana a New york, io e Marco, mio compagno fotografo. Per me era la prima volta, così ogni isolato è stata una scoperta indimenticabile. Tante mete raccolte in una, una full immersion stressante ma entusiasmante, con Marco che oggi ...

  • di Ferrari Lara
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Una settimana a New york, io e Marco, mio compagno fotografo. Per me era la prima volta, così ogni isolato è stata una scoperta indimenticabile. Tante mete raccolte in una, una full immersion stressante ma entusiasmante, con Marco che oggi come allora, nel 2002, si è emozionato come un bambino. Mille luoghi, facce e landmark fissati indelebilmente nella memoria. Tra Coney Island e Tribeca, spunta un angolo di Quinta Strada, dove ho lasciato il cuore.

NEW YORK, COME ESSERE NATI LA SECONDA VOLTA. Il ritornello mi martellava in testa prima di partire, i giorni della vigilia spesa a lavorare e pensare a come affrontare il viaggio. Già organizzato, immaginato, smontato e rimontato decine di volte. Perché ci sono città che valgono un Paese intero. "La cosa migliore che puoi fare è innamorarti". Dove? Ma a New York City! La bellissima canzone, "Arthur's Theme (The best you can do)", è di Christopher Cross e in mezzo al milione di brani ispirati alla Grande Mela è stata la mia guida spirituale nelle peregrinazioni attraverso la città che non dorme mai. Marco, moroso e compagno di viaggio, non aveva bisogno di nessun brano. Lui a New York c'era già stato nel 2002, a febbraio, a pochi mesi dall'11 Settembre. Si ricordava tutto alla perfezione, eccetto quelle migliaia di cambiamenti in tema di intrattenimento, mode, quartieri e nightlife che intervengono negli anni a mutare l'aspetto di New York. La cartina geografica dei posti cambia ma l'anima della Big City rimane la stessa, anche attraverso milioni di metamorfosi che ne stravolgono la superficie: travolgente, seduttiva, iper-cinetica, intellettuale, estroversa, magnetica. Qui vi potete perdere e ritrovare i punti di riferimento in un lampo. Una volta imparata la lezione di come girano le Avenue intersecando le Street è molto semplice girare la Mela. Noi due partiamo il 25 marzo da Bologna aeroporto Marconi con un volo Lufthansa che fa scalo a Francoforte. Il tempo dello scalo è minimo ma ce la facciamo a imbarcarci. Destinazione sarà Newark Airport, New Jersey. Arriviamo di sera e raggiungiamo downtown Manhattan in un taxi bianco di una compagnia convenzionata. L'auto è guidata da un ragazzo nero molto affabile e gesticolante. Sembra un cantante hip-hop. Tanti fanno questo effetto da queste parti. Il prezzo (50 dollars) pare un po' altino, ma il tassista ci rimbrotta "Come on, you are in New Jersey, not at JFK". Ci convince e saliamo. L'aeroporto dista 16 miglia da midtown e si trova a sud ovest di New York, sull'altra sponda dell'Hudson River. Lungo il tragitto mi guardo intorno, "Siamo nei miei cari Stati Uniti"-penso, visitati tante volte anche se non ero mai stata a New York. Il localizzatore trova la Highway e il tunnel sui quali viaggiamo. Dall'altra parte si staglia lo skyline e nulla sarà più come prima. E' come essere nati una seconda volta. Stanca e pimpante, smanio dalla voglia di postare su Facebook e Twitter un semplice "Siamo arrivati" ma Marco mi riporta con i piedi a New York. "Dico, lo vedi dove siamo??". Sì, lo vedo. Ho un sussulto e il taxi-driver si mette a ridere. I profili dei grattacieli illuminati si riflettono sull'Hudson e mi invitano a entrare. Non si dimentica più. Quella cartolina si sovrappone a strati e strati di immagini televisive, cinematografiche e musicali sedimentate negli anni nel mio e nell'altrui cervello. Eccoci New York!

Prima sera-primo giorno Vedo un edificio nero alla mia destra mentre entriamo in città: è quello del New Yorker, storica rivista della élite culturale e politica locale. Subito osservo che non si trova nell'affollata area metropolitana. Non è il New York Times, che dev'essere posto al centro della vita pulsante cittadina, per registrarne la cronaca ogni giorno. A proposito, quanto è bello il grattacielo trasparente del NYT sull'Ottava Avenue: è disegnato da Renzo Piano. Il New Yorker per me rappresenta un mito, come può essere il Blue Note per gli appassionati di Jazz o lo Yankee Stadium nel Bronx per i patiti di baseball. Varcare la soglia del palazzo è un privilegio concesso a pochi, penso, e nel mentre varchiamo un'altra soglia, molto affascinante, quella di midtown, diretti al nostro hotel

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Commenti
  1. Sabrina Spadaccini
    , 15/7/2011 09:28
    Complimenti a Lara!!!!!!! Reportage splendido, completo, emozionante.....Bravissima!!!!!!

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