Viaggio dell’anima con Franco Battiato

Gli insegnamenti buddisti tibetani e i grandi misteri dell’esistenza, in un’esperienza vissuta assieme all’artista siciliano

Ad un certo punto della storia dei miei viaggi ho sentito sempre più forte l’esigenza di spostarmi con uno scopo preciso: oggi viaggio anche nel tempo e nelle profondità delle culture, di cui non cerco più di tanto le particolarità quanto ciò che conservano di universale... ovvero ciò che, pur all’interno di uno specifico, serve a tutti gli esseri umani in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo si trovino. È il caso della conoscenza buddista tibetana, conservata per tanto tempo in un luogo come Lhasa in Tibet e poi costretta alla diaspora e alla diffusione globale. Massimo Stordi, monaco buddista italiano che era con me in questo viaggio che sto per raccontarvi, mi diceva scherzando che dovremmo essere tutti grati al governo cinese che, invadendo il Tibet, ha costretto i monaci a fuggire e a rifugiarsi in tante parti del mondo, dove hanno potuto divulgare il loro insegnamento. Così non ci sarà un solo luogo ad essere testimone di questa sapienza, come il Tibet o il Nepal che vanno perdendo il loro isolamento di un tempo, ma questo antico sapere si diffonderà in Occidente, creando mille luoghi di divulgazione. Gli insegnamenti buddisti, infatti, riguardano ogni parte dell’essere umano. Prendono in esame, in un’analisi quasi filosofica e psicologica, ma con l’aggiunta di conoscenze spirituali, i vari momenti della vita dell’uomo: il perché della nascita e della morte, e che cosa sono entrambe.

LA META DEL NOSTRO VIAGGIO

Io credo che per compiere il “viaggio” che è la nostra vita, abbiamo bisogno di sapere quale sia mai la meta. È vero che il viaggio è “durante”, ma è anche vero che il viaggio finisce e che, secondo i sapienti buddisti, da lì inizia un altro viaggio, quello dell’anima nell’aldilà. Non vale la pena di saperne di più? Per quanto la nostra vita sia scialba e priva di eventi significativi, ricordiamoci che ci aspetta un’esperienza straordinaria: un salto in una dimensione impensata, la Morte, o per meglio dire il viaggio finale dell’anima, il Bardo. Un viaggio che tutti dobbiamo fare... E il viaggio – per saperne di più su questo “viaggio”– lo faccio con Franco (Francesco) Battiato. A proposito: lo sapevate che Francesco è il suo vero nome? Al tempo dei primi dischi c’erano già Francesco Guccini e Francesco De Gregori, così il discografico suggerì Franco, e Franco è rimasto. Me lo ha raccontato lui in questi giorni passati assieme e sorvolerò su un sacco di altri aneddoti divertentissimi. Franco è un uomo veramente empatico e arguto, che ama le battute (cosa che a volte gli ha procurato non pochi problemi).

L’ho seguito in questa avventura perché non potevo certo farmi scappare l’occasione di essere con lui alla ricerca di un Mistero. Il vero mistero che ci unisce tutti e che solo i lama tibetani nella conoscenza del Bardo sembrano comprendere: “l’ultimo viaggio”, il “passaggio” da questo a un altro mondo. Sarà l’argomento del prossimo documentario di Battiato, e io mi sono accodata per raccontare in un filmato il backstage, il dietro-le-quinte. Con noi c’è appunto anche un monaco italiano: Massimo Stordi, che svolge attività a Pomaia, in Toscana, nel Centro buddista Lama Tzong Khapa.

ARRIVO A KATHMANDU

Siamo in viaggio, un viaggio lungo con due scali, a Francoforte e a Delhi, ma all’arrivo in Nepal cominciamo dall’aereo a vedere le prime montagne himalayane. Atterriamo a Kathmandu e all’arrivo bisogna registrarsi: la burocrazia nepalese è però in questo molto meno complicata di quella indiana. Il visto lo fai all’arrivo all’aeroporto, compilando un foglietto dove devi specificare il motivo del tuo viaggio. Tra i vari motivi, business e turismo, c’è anche “pellegrinaggio”. Scelgo di mettere quello, in fondo sono qui per la prima volta con uno scopo diverso dal turismo; sono qui per qualche cosa che ha effettivamente a che fare col pellegrinaggio! Fuori la città è ancora più invivibile di come me la ricordavo. Anche l’ultima volta che ci siamo stati c’era con noi Franco Battiato, ma era per un viaggio di Turisti per caso. Mi ricordo anche allora strade piene di gente e un traffico caotico, ma ormai qui ora è il parossismo, non è umanamente affrontabile, perché l’aria è irrespirabile! La gente porta, pateticamente, mascherine o fazzoletti sulla bocca, ma evidentemente non serve a molto. Spazzature ovunque, anche sugli argini del fiume. Per un progetto di allarga mento delle strade principali, il governo ha ordinato la demolizione di tutte le costruzioni abusive che si allargano sulla strada. Il risultato è che sembra ci sia stata la guerra, mentre spiccano manifesti pubblicitari di telefonini e di palestre di body building. Per i nepalesi? Penso che sono così piccoli e delicati... Poi ricordo che qui ci sono anche i Gurkha, i corpi speciali militari più aggressivi dell’Asia… vabbè. Franco sopporta stoicamente anche gli scossoni del pulmino e l’aria irrespirabile, mentre Massimo dice che c’è venuto la prima volta nel 1981

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