Upper Mustang Trekking

Un trekking in solitaria in uno dei deserti in quota più suggestivi dell'Himalaya

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  • di rongpuk
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Un trekking in solitaria in uno dei deserti in quota più suggestivi dell'Himalaya.

Un tempo regno indipendente, terra sull'antica rotta commerciale tra Tibet e le pianure del sud del subcontinente indiano, terra di buddhismo della scuola Sakyapa, nascondiglio degli antichi guerrieri Khampa e luogo mistico che è stato frequentato da saggi quali Milarepa, è aperto al turismo solo dal 1992. Con le sue valli verdi tra le aride montagne ocra e rosse è popolato da genti tibetane e la sua storia si fonde con le leggende dell'Himalaya.

Per arrivarci occorre raggiungere Pokhara (6 ore di minibus o 8 di bus pubblico da Kathmandu oppure molto più velocemente in volo sempre da Kathmandu) e da qui in jeep o in volo a Jomsom, il punto di inizio da cui incominciare la visita di questa incantata regione Himalayana che si trova raccolta e protetta dai massicci dell'Annapurna.

Io ho visitato la regione e, karma permettendo, vi racconterò pian piano qui sotto com'è il Regno di Lo.

Venite con me?

20 aprile 2012, venerdì. Alle 22.20 il mio volo per Delhi decolla puntualissimo da Malpensa. Ho sentito più o meno tutti coloro che dovevo, anche chi, alla fine, non mi aspettavo che avrei sentito, e gli sono grata per essersi fatto vivo.

Parto con una sensazione strana, di incertezza, mista al “cacchio, so che mi dovrò arrangiare in un sacco di cose, so che non potrò dare nulla per scontato”. Io so. Io so sempre, anche se sembra impossibile. Ho tirato matto il Brahma perché so che colui che sarà con me non è “pronto”.

Il nomignolo che mi han dato in Nepal, Boxhi, non mi è stato dato a caso. Sì, sono un po’ una strega, buona però. Ci azzecco sempre.

A Delhi arrivo puntualissima alle 9.30 del mattino e mi piazzo a dormire subito su un comodo divano.

Il volo per Kathmandu parte alle 12.45 puntuale e il cielo è totalmente coperto da nubi, tanto che non si vede una cima manco a pagarla. All’arrivo faccio il visa in meno di un quarto d’ora, mai successo, e recupero il bagaglio in una mezzora. Fuori c’è Amrit seduto che mi aspetta. E’ venuto con il pulmino di Raju. Mi accolgono con una collana di petali di rose del giardino del Planet fatta dai ragazzi. Io li amo tantissimo, per me sono i miei ragazzi e non mi interessa che qualcuno ne sia geloso. Io non conosco questa parola. L’amore è universale. E nella vita non c’è nessuno che ci appartenga, ma molti che amiamo. Io li amo.

La temperatura è calda, ma gradevole come sempre. L’aria è fresca. Mentre mangio il mio toast coi pomodori e il formaggio di yak, mi sento a casa. Mero Ghar Nepalma (la mia casa in Nepal). Dal terrazzone vedo il Nyatapola http://www.flickr.com/photos/rongpuk/2995705055/in/set-72157607489242173 e tutti campi verdi fino al colle di Changu Narayan. Martin mi ha preso la sim nuova della Ncell. Quella vecchia non funziona più. Mi faccio due risate con Amrit e Martin e conosco il nonno di Yam e Amrit. Ha l’età di mio papà ed ha un volto così espressivo. Mi piace un sacco. Ogni sua ruga è una storia che si perde negli anni. E’ bellissimo.

Il terrazzone ha la pavimentazione nuova, e la piramide energetica però non c’è più. Chiacchiero coi ragazzi e poi mi infilo in camera a preparare il saccone per domattina. Verso le 18.00 si apre la porta: “Ma come? lasci la porta aperta così?” Mi corre incontro e mi abbraccia stretta stretta, facendomi fare il giro come si fa coi bimbi. E’ assurdo, ma nel cuore ho pace totale. Il nervoso ce l’ho solo a casa, come in questo momento, mentre scrivo

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