Iside in Campania: i misteri di Napoli

Viaggio tra i misteri di una terra antica, dove l’antico culto della Dea Madre è ancora protagonista!

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  • di Andrea Bonfitto
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

C’è un paesino, in provincia di Salerno, dove i riti religiosi portano indietro nel tempo, in un passato fatto di antichi culti e divinità femminili. Sto parlando di Pòllica. Qui, infatti, il 2 luglio, in occasione della Madonna delle Grazie, si svolge una processione un po’ particolare. Si tratta della processione delle “cente”: delle piccole barchette che vengono portate in testa da donne scalze che intonano canti devozionali. Ebbene, dovete sapere che la stessa processione esisteva già tra gli egizi! Si tratterebbe della versione cristianizzata della “Navigium Isidis”, ovvero la “Nave di Iside”: una processione in maschera, che consisteva in un corteo dove veniva fatta sfilare una barchetta carica di fiori, alla quale partecipavano le sacerdotesse! Anche nella frazione di Acciaroli, nella seconda domenica di agosto, la statua della Madonna viene portata in processione in barca, seguita da altre imbarcazioni con a bordo i fedeli che tengono in mano dei ceri accesi!

La Campania è la regione italiana dove, prima di tutte le altre, sbarcò il culto di Iside, e questa sua influenza è molto radicata nei suoi abitanti, specialmente tra i napoletani, il cui carattere scaramantico e profonda devozione religiosa, forse caso unico in Europa, di certo unico in Italia, sono stati forgiati nel corso dei secoli proprio dalla presenza minacciosa del Vesuvio, uno dei vulcani ancora attivi più pericolosi al mondo!

È proprio alle pendici del Vesuvio, a Pompei, che nacque il primo tempio d’Italia dedicato al culto di Iside, ed è forse il luogo di culto isiaco meglio conservato in Europa, proprio grazie alla sua sepoltura, causata dall’eruzione del 79 d.C. Entrando nel tempio, troverete sulla parete sinistra la riproduzione (l’originale è conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli) di Arpocrate, il fanciullo col dito davanti alla bocca, mentre intima il silenzio agli iniziati al culto, identificato con Horo, figlio di Osiride ed…Iside! Arpocrate divenne dunque il simbolo dei culti esoterici, che si sarebbero rinvigoriti proprio con il dissotterramento del Tempio di Iside, nel Settecento.

Pompei, in effetti, si presenta come una roccaforte del culto isiaco: sono tantissimi i riferimenti al Nilo, all’Egitto, e alla stessa Iside, tra i dipinti rinvenuti nelle domus e nei vari edifici dissotterrati. Esempi sono le Terme Suburbane, con la raffigurazione del porto di Alessandria, la Casa dei Ceii, con paesaggi nilotici del Delta, la Casa di Paquius Proculus, con la raffigurazione dei pigmei che solcano il Nilo, e tantissimi altri. Decorazioni di ispirazione isiaca si ritrovano anche negli scavi di Ercolano e Stabiae.

Venite ora con me in cima a Castel Sant’Elmo, a Napoli! La vedete la famosa Spaccanapoli? Ricalca esattamente la strada che nell’antica Napoli greca divideva (e tuttora divide) il centro della città in due parti, nord e sud. È proprio lungo questa via che si estende quella che una volta, sotto i Romani, era la Regio Nilensis: un vero e proprio quartiere di alessandrini, provenienti appunto da Alessandria d'Egitto, stabilitisi in città per gestire i fiorenti commerci e scambi tra Egitto ed Italia, attorno al II sec. a.C. Andiamo a scoprirne i segreti!

Eccoci a Piazzetta Nilo! Vedete quella statua così strana posta al centro della piazzetta? È il Dio Nilo! Essa ci arriva direttamente da quegli alessandrini che abitavano questo quartiere duemila anni fa! Detta anche “il Corpo di Napoli”, in realtà è la personificazione del Fiume Nilo. Sparì nel corso dei secoli, per riapparire nel XV secolo, senza la testa, che le venne quindi aggiunta durante il restauro, perché si riappropriasse simbolicamente della Regio Nilensis!

Una curiosità: questi alessandrini in teatro erano soliti applaudire intonando delle cantilene adulatorie, incitando anche gli altri presenti a fare altrettanto, dando vita ad un unico coro festoso, che è all’origine di quella che oggi chiamiamo la “ola da stadio”

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