La Namibia, viaggio alle remote origini della vita

Viaggio alle remote origini della vita, tra foreste pietrificate, animali e alberi unici, deserti e rocce sedimentarie, colori cangianti e oceano.

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  • di Maria Luigia
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 12
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Il 10 agosto si parte finalmente per il nostro viaggio contenti e entusiasti. Viaggiamo con la Qatar Airways e sono subito colpita dal fatto che al centro della cabina dell’aereo vi è un cerchio evidenziato che segnala sempre dove è la mecca.

L11 agosto arriviamo a Windhoek, capitale della Namibia, ci aspetta Daniela che vive li per lunghi periodi dell’anno. Donna coraggiosa che ha lasciato il suo lavoro a Milano e ha scelto di vivere li con il suo compagno per organizzare e sostenere progetti umanitari con l’Associazione Mammadù Italia quali la costruzione di un asilo, di una scuola e una casa famiglia per donne e bambini. Ci ha raccontato delle difficoltà incontrate nel rapporto con la realtà, la fatica di scontrarsi con una mentalità fatalista dove le donne da molto giovani hanno già diversi figli magari con diversi padri e questo le condiziona pesantemente, la difficoltà di coinvolgere la chiesa locale nei loro progetti. Iniziamo la visita della città, dalla zona residenziale circondata da muro e filo spinato che era abitata fino alla fine del 1860 da abitanti di colore. Poi con l’arrivo dei tedeschi questi abitanti furono con forza costretti a spostarsi verso zone periferiche. La città ha edifici storici risalenti al dominio coloniale tedesco , chiese luterane e un museo della storia namibiana dove viene raccontata la storia del paese e della sua indipendenza. Continuando la visita, dopo il centro della città inizia Katutura, periferia della città che si estende per una fascia intermedia con case in murature, abitata da residenti che abitano li da più tempo , c’è un supermarket -Soweto market- una zona di movida e poi inizia la baraccopoli, case senza servizi con tetto in eternit, alto livello di aids. Andiamo a visitare una casa famiglia chiamata Orlindi fondata su iniziativa di una donna tedesca e sostenuta dall’Associazione Mammadù Italia che ospita bambini ed è gestita da una “mami” locale. Ci vengono incontro bambini che ci abbracciano, desiderosi di affetto e comunicazione. Con loro c’è una sola donna adulta. Molti di questi bambini sono figli di genitori morti di Aids.

Andiamo a Penduka ( che in lingua Oshiwampo significa Svegliatevi) dove pernottiamo e incontriamo Gianluca, eccellente guida. Anche qui una donna olandese ha fondato questo centro che oggi è gestito da donne namibiane dell’etnia Owampo , etnia prevalente in Namibia. Gestiscono due laboratori per la lavorazione della ceramica , batik, ricami, monili che vengono realizzati anche da altre donne che vivono in altri luoghi vicini. Andiamo a visitare questi laboratori . Tra le fondatrici ci sono anche donne disabili. Erano in 4 e oggi sono 32 con anche 3 uomini. Il clima è allegro e operoso e alla fine del pranzo le donne improvvisano uno spettacolo di danza e canti, tutte vestite in rosa. I piatti sono abbondanti, zuppe con ortaggi vari, soprattutto con zucca e pane morbido leggermente dolce fatto da loro. C’è un lago e intorno bungalows e casette in muratura inserite in un paesaggio suggestivo con tramonti mozzafiato.

Lasciamo Penduka ed incontriamo la nostra autista, la mitica Hannalie. Di origine olandese guida un track veramente originale ( sembra il truck di una spedizione Overland), che diverrà il nostro mezzo di trasporto per tutta la durata del viaggio. Hannalie ha scelto di fare l’autista di tours ed è simpatica, competente e ispira solidità. Ci racconterà durante il viaggio che oggi gestisce una piccola impresa, è proprietaria di 3 tracks assemblati dal padre provetto meccanico dal quale ha ereditato la passione e la competenza per i motori. Particolare che ce la rende ancora più cara è la sua disponibilità a prepararci un ottimo caffè con moka italiana durante il viaggio. L’abbiamo adorata

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