Racconto da Mostar: cosa vedere tra fiaba e realtà, tra presente e passato

Cosa vedere a Mostar in Bosnia, cosa aspettarsi da questo Paese malinconico che si è riscattato e che adesso, dopo la guerra, sembra uscire dalle fiabe.

  • di SaraCiolini
    pubblicato il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Cosa vedere a Mostar, cosa aspettarsi da questo paese malinconico che si è riscattato e che adesso, dopo la guerra in Bosnia, sembra uscire dalle fiabe. Se organizzate un viaggio nei Balcani (https://saraesploratrice.it/viaggio-nei-balcani-croazia-montenegro-bosnia) secondo me, Mostar è una tappa da non perdere.

Sono qui che la guardo tramontare davanti ai miei occhi per la seconda volta, con la vista privilegiata data dalla terrazzina dell’albergo che ci ha ospitati per due notti.

Sono le 7 di sera e in lontananza sento, e scorgo sulla mia sinistra, rintoccare le campane della Cattedrale cattolica di San Pietro e Paolo. Poco fa da una delle moschee che mi stanno di fronte, delle quali riesco a vedere solo gli alti e snelli minareti e qualche cupola, si diffondeva nella calma della sera il richiamo alla preghiera per i musulmani.

Indifferenti quasi tutti, abituati a quel suono, a quella cantilena alla quale molti pochi qui in città prestano ascolto davvero. La vita non si ferma. Quasi tutte le moschee sono aperte anche ai turisti e sono proprio molti di loro, arabi in particolare, a entrare per fotografare ma anche per dedicare qualche minuto della loro giornata di vacanza alla preghiera.

La prima e unica giornata intera da dedicare alla città è iniziata alle 9 circa per trovare Mostar ancora un po’ assopita, con le attività che proprio a quell’ora finivano di sistemare le bancarelle fuori dalla porta del negozio, i camerieri che spazzavano di fronte all’entrata, qualcuno che annaffiava in fiori. La città si stava svegliando e si stava preparando ad accogliere orde di turisti che puntualmente sono arrivati e riversati nelle stradine della città vecchia a metà mattina.

Moltissimi arrivano con gite organizzate, magari da Sarajevo, che dista 2 ore di viaggio, e dedicano a Mostar mezza giornata appena. Li vedi subito, viaggiano in gruppo e cercano di farsi spazio tra i compagni per percepire meglio nel brusio della città la voce della loro guida che comanda la fila.

A metà mattina quando i vicoli si sono riempiti di turisti noi ce ne siamo accorti appena, intenti a visitare la Moschea Koski Mehmed Paša (detta anche Pašina); la moschea che con la sua cupola celeste è ben visibile sulla sponda sinistra della Neretva che scorre in mezzo alla città. All’esterno si può ammirare la fontana per le abluzioni, una delle poche costruzioni sopravvissute alla guerra.

Una volta pagato l’ingresso di 12 km si può godere della bella e colorata sala interna e sopratutto salire, attraverso una stretta e un po’ claustrofobica scala a chiocciola, fino alla cima del minareto dal quale si gode una delle più belle vedute sullo Stari Most.

Una vista a Mostar non può prescindere dalla storia del suo Ponte Vecchio (Stari Most, appunto). Costruito dagli ottomani nel XVI secolo, questo ponte è molto di più che una costruzione dalle funzionalità pratiche e necessarie; lo Stari Most è un simbolo della Bosnia, un simbolo di unione e convivenza tra più culture e religioni che per anni hanno vissuto pacificamente porta a porta.

Con lo scoppio della guerra bosniaci-musulmani e croati combatterono inizialmente insieme contro i serbi, ma ad un certo punto le carte in tavola cambiarono e i musulmani si trovarono a doversi difendere anche dai croati che volevano a questo punto prendere il loro pezzo di Bosnia Erzegovina.

L’abbattimento del ponte di Mostar non aveva nessuna valenza strategica e militare ma fu un mero atto vile volto a distruggere un’identità culturale e avvilire i musulmani che in questo ponte vedevano da secoli quasi una creazione divina destinata a durare in eternità. Nel 2004 lo Stari Most venne ricostruito con pietre prese dalla stessa cava con la quale il ponte venne eretto originariamente. Il Ponte Vecchio di Mostar è oggi Patrimonio Nazionale dell’UNESCO. A parlarci di questo periodo così buio, sconvolgente e incredibilmente recente della città, e di tutta la Bosnia, è il piccolo ma commuovente Museo sul genocidio (10km/8km per gli studenti). Testimonianze, reperti, spiegazioni dettagliate e soprattutto video e foto anche abbastanza crude, non per tutti, ma sicuramente tra le cose da vedere a Mostar per capire meglio e qualcosa in più del posto in cui vi trovate. E a ricordarci la guerra in Bosnia, qui a Mostar, ci sono anche gli edifici feriti, mai del tutto sanati dai colpi evidenti di artiglieria

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