Marocco come un giardino fiorito

Un viaggio in Marocco e nell'anima. Un ritiro spirituale nel deserto del Sahara e a farsi coccolare dal mare di Mirleft

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  • di Georgia76
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 10
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

La giornata è calda e soleggiata, bella differenza rispetto alla neve lasciata in Italia, fierezza di un inverno interminabile e durissimo che anche a metà marzo (2009) sembra ancora nel suo pieno, come se Gennaio durasse ormai da mesi.

Ma qui tutto è diverso, i maglioni sono di troppo, le tante giacche tenute con fastidio sopra il braccio sembrano inutili mute di palombari fuori dall'acqua, l’aria è finalmente pulita e il cielo non è più nascosto dalla densa coperta di nubi italiane.

Il nostro albergo è all'interno della Medina, il taxi ci ha scaricati in mezzo ad una piazza chiassosa con vecchie auto parcheggiate e cavalli che trainano alti calessi, cocciando rumorosamente con gli zoccoli sulla strada.

Subito siamo stati accolti da inservienti Marocchini magrissimi che sembravano scomparire sotto al peso del carretto sommerso dai nostri valigioni. Per arrivare all'albergo ci hanno fatto fare un giro lunghissimo perdendosi più volte tra i vari vicoli e zigzagando tra i motorini e le biciclette che qui sfrecciano a velocità improbabile tra la folla di pedoni e venditori.

Finalmente ecco l’albergo, un luogo delizioso, poche camere in stile arabo che si affacciano su un piccolo cortile interno, con divani e tavolini in ferro battuto che, come nelle grate alle finestre e le ringhiere dei balconi, disegna figure geometriche simili a fiori stilizzati.

Nell'aria l’odore forte del tè alla menta e delle focacce appena sfornate.

Il tempo qui a Marrakech sembra essersi fermato, per strada poche macchine e il consueto traffico al quale siamo abituati è sostituito da muli e cavalli che camminano a passo d’uomo, la piazza principale è gremita di turisti e capanicoli di persone che guardano incuriositi i vari incantatori di serpenti, scimmie ladre e quant'altro.

Vorrei dire che l’aria che si respira è quella leggera di festa, ma qui, come in tutte le grandi città la base di tutto è il commercio, gli affari e anche le truffe ai danni dei turisti ingenui. Basta fare l’errore di affidarsi ad una guida locale per girare la città, che i prezzi dei vari negozi improvvisamente aumentano di 100 volte e non esagero.

Il Suq, il mercato tipico, è molto vario, vi si trova veramente di tutto, dai tappeti alle spezie profumatissime, agli abiti, alla pelle lavorata magistralmente dai sapienti artigiani e la contrattazione è lo sport nazionale. Anche per gli articoli più economici il tira e molla dei prezzi dura diversi minuti e termina, apparentemente, con la soddisfazione di entrambe le parti, almeno finché non si scopre di essere stati raggirati e spesso accade.

Indubbiamente sono molte le cose da vedere, i giardini, la moschea, le sartorie, ma la cosa più affascinante è la piazza principale che di notte si popola ancora più che di giorno e le tante luci delle bancarelle e dei ristorantini improvvisati fanno da cornice surreale ad un tempo lontano, ornato da odori e rumori ai quali non si è abituati e che portano i sensi in una nuova, strana dimensione.

Mirleft, abbracciati dall’oceano

Dopo un paio di giorni è ora di lasciare Marrakech per iniziare ad avvicinarci al deserto, la tappa successiva è Mirleft, un paese berbero che si affaccia sull'oceano, nell’interno due sole strade costeggiate da case blu e ristorantini accoglienti che emanano i più deliziosi profumi e alcune villette a ridosso della bellissima e ampia spiaggia.

Il caos della città con tutti i suoi commercianti è lontano, qui la vita si muove pigra e gentile. Nel piccolo mercato e nei negozietti i prezzi bassi sono quello che sono, senza doversi consumare in estenuanti trattative; la cosa che più colpisce è che tutti sembrano essere una grande famiglia, lo stesso bellissimo ragazzo berbero vestito di blu che ci ha aiutati a trovare un economicissimo appartamento, lo ritroviamo la sera che serve nel ristorantino dove ceniamo e poi a vendere artigianato locale per strada e qui fanno tutti così, si aiutano, sorridono tra di loro come a noi, ci accolgono e ci fanno sentire a casa in un istante

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