Mongolia, la sinfonia del silenzio nelle sconfinate praterie

Viaggio da sud a nord dal deserto del Gobi alle sconfinate praterie del nord

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  • di Erreci
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro

Mongolia, la via della seta, deserto del Gobi, le praterie e i cavalli, i laghi e la natura incontaminata: quante aspettative.

Ho deciso di attendere un po’ di mesi prima di scrivere il redazionale di questo viaggio perché volevo essere certo del grado di soddisfazione delle aspettative che avevo per questo viaggio che arriva dopo aver visitato praticamente una gran parte del mondo e quindi falsabile dal cosiddetto deja wu del tipo i canyon o il deserto della Namibia erano più belli perché mi era già capitato in Islanda dopo aver visto l’anno prima l’Alaska o in Ecuador dopo avendo già visitato tutto il Sudamerica.

Questo per dire che chi ha viaggiato tanto potrebbe trovarsi a fare confronti perdenti in alcuni dei luoghi che vengono solitamente proposti dai vari tour operator. Noi abbiamo scelto di fare un percorso abbastanza onnicomprensivo in modo da poter aver un assaggio della maggior parte dei luoghi visitabili nel mese di agosto. Non avendo poi mesi a disposizione non potevamo che appoggiarci ad un tour operator locale e quindi abbiamo fatto una ricerca sul web per valutare le varie opzioni disponibili. Alla fine la scelta è caduta sull’agenzia di Ulan Bator Mongolia Viaggio/Dos Bros Travel che proponeva un viaggio di 17 giorni sud-nord, visitando prima il deserto del Gobi e poi risalendo a nord nella regione del Lago Hogsvol.

Un’altra scelta importante fatta è stata quella di dove pernottare. Gli alberghi al di fuori di Ulan Bator sono veramente pochi e lontani dai luoghi turistici per cui solitamente si dorme nelle gher, che sono quelle tende circolari che si vedono in tutte le foto della Mongolia e che rappresentano la abitazioni “ufficiali” dei mongoli. Qualcuno infatti ha la casa ma di fianco ha sempre una gher dove va a vivere in inverno perché costa molto meno riscaldarla. Nella gher c’è tutto, anche la stufa per scaldarsi che a nord è fondamentale, per cui si sta abbastanza bene. Quello che fa per noi occidentali la differenza è l’assenza dei servizi igienici e su questo aspetto si trovano due possibilità: i camping organizzati dove esistono bagni e docce in comune e i camping di 2-4 tende gestiti dalle famiglie nomadi dove c’è solo la disponibilità di un gabbiotto con un buco. Non preoccupatevi dopo un paio di giorni ci si abitua subito a torcia e rotolo di carta igienica! Pensiamo di aver fatto bene di aver deciso di fare un 50% in famiglia perché questo ci ha concesso la possibilità di stare a più stretto contatto con la realtà locale che è stata una delle cose che ricordiamo con più piacere del viaggio.

Per i trasferimenti avevamo a disposizione una Toyota Land Cruser guidata dall’ottimo Ebo (diamante in italiano) che è stato un driver veramente affidabile. Avevamo contrattualizzato anche la disponibilità di una guida che parlasse italiano oltre all’autista. L’abbiamo pagata ma purtroppo noi ci siamo fidati della Sig.ra Sara di Mongolia Viaggio/Dos Bros Travel che al momento del pick-up in albergo ci ha presentato il buon Ebo anche come guida che parlava anche italiano: viaggiando abbiamo scoperto che sapeva al massimo 50 parole di italiano e che non sapeva nulla (zero assoluto) su quello che abbiamo visitato nel corso del viaggio e che non era suo compito accompagnarci durante le visite (una volta l’ha fatto e ci siamo persi nel bosco). Si noti che tutti gli altri equipaggi incontrati durante il viaggio avevano a disposizione una guida che parlava o italiano o inglese e che ogni tanto cucinava cibo alternativo a quello delle famiglie nomadi. Quindi sebbene la logistica fosse tutta OK, non ce la sentiamo di raccomandare questa agenzia a chi intende organizzare un viaggio in Mongolia. In aggiunta a ciò arrivati l’ultima sera in hotel non abbiamo avuto nessuna informazione sul pick-up della mattina successiva per l’aeroporto

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