Avventura in Mongolia a bordo di un pickup

In Mongolia cultura e tradizioni si mescolano ad una natura incontaminata.

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  • di I viaggi di Ines
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

La Mongolia non è uno Stato ma un vero e proprio continente. Non tanto per l’estensione smisurata, quanto per la varietà di paesaggi e climi che si incontrano man mano la si attraversa. Basti pensare che si passa dai 4000 mt delle vette dell’Altai al deserto del Gobi, dalla steppa alle foreste di abeti. Protagonisti di questo viaggio i colori: un continuo susseguirsi di sfumature capace di lasciare chiunque senza parole. Gli spazi immensi sono una costante e lo sguardo si perde all’orizzonte, là dove la terra selvaggia si incontra con un cielo enorme in cui le nuvole sono talmente grandi da creare ombre larghe centinaia di metri. Staccate il naso dal finestrino, abbassatelo ed ascoltate. Il silenzio sarà vostro compagno di viaggio; una pace quasi surreale per le nostre orecchie abituate al rumore delle città.

In Mongolia è la natura a regnare sovrana e a dominare sull’uomo, non il contrario. La gente che vive isolata nella campagna imposta la sua vita in funzione dell’alternarsi delle stagioni. Si tratta di nomadi che vivono principalmente di pastorizia, spostando greggi e mandrie con l’ausilio di cavalli e motociclette per via delle lunghe distanze. Vivono in tende chiamate “gher“, l’evoluzione del tradizionale “teepee”. Strutture massicce a base circolare dotate di un’intelaiatura in legno con pezzi ad incastro che permette di essere facilmente montata, smontata e trasportata su piccoli furgoni da un luogo all’altro. Le gher, protette dall’escursione termica grazie alla ricopertura realizzata con strati di feltro e tessuti impermeabili, sono più confortevoli di quanto ci si possa aspettare. L’interno è arredato con mobili, letti e nel centro è posizionata una stufa a legna utilizzata sia per il riscaldamento, sia per cucinare. Nella cultura mongola la tenda rappresenta il nucleo famigliare in quanto è capace di ospitare addirittura tre generazioni contemporaneamente, ma è anche simbolo di ospitalità. I viaggiatori, infatti, vengono accolti al loro arrivo nella “gher padronale” con un tè salato a base di latte di cammello o di yak, in segno di benvenuto.

Gli animali da allevamento vengono lasciati liberi di pascolare e vi capiterà spesso, durante gli spostamenti, di trovarli sdraiati in mezzo alle strade. Capre, pecore, cammelli, cavalli, mucche e yak. Non lasciatevi impressionare se vedrete carcasse o teschi abbandonati nei prati: è uso dei pastori (e della religione buddista) lasciare che gli animali si decompongano in natura con la speranza che si reincarnino in bestie più forti.

Una delle cose più sorprendenti di questo Paese è che dei tre milioni di abitanti, un terzo vive ammassato nella capitale Ulaanbaatar, mentre la rimanenza abita al di fuori. Ecco perché troverete una tenda in media ogni cinque chilometri e un centro abitato ogni tre ore di auto. È impressionante pensare come si possa vivere senza troppi pensieri così distanti da un supermarket o da un centro medico!

Il viaggio in Mongolia non è per tutti, va detto. Se non avete spirito di adattamento lasciate perdere! Nella Capitale non mancano comfort e servizi, ma abbandonata Ulaanbaatar dovrete tirare fuori il vero spirito da avventurieri.

Innanzitutto bisogna sostenere lunghi viaggi su strade sterrate piene di buche ed insidie, prima fra tutte il fango. Per questa ragione è vivamente sconsigliato il viaggio “faidate” a meno che non abbiate una guida esperta su sterrato e non siate dei meccanici di professione. Rotture e impantanamenti sono all’ordine del giorno e richiedono esperienza e collaborazione con gli altri autisti (che parlano esclusivamente il mongolo)

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