Un weekend nella regione che non esiste: il Molise

Un week end nel Molise, misconosciuto, alla ricerca di testimonianze storico-artistiche, natura, piccoli paesi, prodotti tipici.

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  • di viaggiatori2000
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro

Il giorno dopo siamo diretti verso Agnone. Complice un errore nell'imboccare la strada giusta, passiamo per strette strade interpoderali, pressoché deserte. Continuiamo a salire e la strada passa in mezzo a prati coltivati a foraggio. Il paesaggio è ampio. In lontananza, oltre il limite dei boschi, si notano formazioni rocciose a strapiombo.

Arriviamo a Pescopennataro a 1275 metri di altezza. Rimaniamo colpiti da un imponente sperone roccioso che sovrasta il paese a cui sono abbarbicate alcune costruzioni. Decidiamo di fermarci e fare un giro. Il panorama che si ammira dalla cima del paese è vastissimo: è una bella giornata limpida e in fondo verso est, per un lungo tratto si vede chiaramente l’azzurro dell’Adriatico. È domenica, non ci sono molte persone in giro: un gruppo di escursionisti, qualche persona anziana, qualche bambino. Incontriamo un paio di botteghe artigiane, sono aperte. Entriamo. Facciamo qualche domanda per cercare di capire come si vive a Pescopennataro. Lo spopolamento di questi paesi è il refrain che ci viene ripetuto, ma anche il desiderio di tornare alla propria “base”, vuoi per motivi affettivi, vuoi per motivi economici: la vita in un paese di questo tipo costa comunque meno di quella di città e un’attività artigianale avviata si può svolgere anche qui. Certo, c’è la solitudine e d’inverno, un gran freddo.

Alla fine siamo ad Agnone: è una cittadina vivace, la strada principale affollata. Il centro storico si sviluppa lungo il crinale della collina: è curato e ben preservato. Tantissime le chiese, molte chiuse. La passeggiata è molto gradevole. I negozi aperti consentono di approfittare per l’immancabile acquisto di prelibatezze locali, tra cui gli ottimi latticini dello storico caseificio Di Nucci, vincitore di premi nazionali.

Proseguiamo ancora verso est per raggiungere Roccavivara e il santuario di Santa Maria di Canneto, ormai in provincia di Campobasso. È la chiesa, che risale all’XI-XII secolo, di un complesso abbaziale benedettino ormai scomparso. È immersa in un giardino ben curato ed è un piccolo capolavoro di arte proto-romanica: gli altorilievi dell’ambone all'interno e della lunetta all'esterno costituiscono il tipico esempio di scultura religiosa romanica che affascina con il suo primitivismo delle forme. Accanto alla chiesa, scavi archeologici hanno portato alla luce i resti di una villa rustica romana.

Lungo la via del ritorno ci fermiamo a Bagnoli sul Trigno, ancora un paese abbarbicato a uno sperone di roccia, dominato dai resti di un castello medievale.

Percorrendo con l’auto strade secondarie incontriamo a più riprese indicazioni del passaggio di “tratturi”, le vie della transumanza che consentivano ai pastori abruzzesi e molisani di portare le pecore a svernare in Puglia. Ci ripromettiamo per una futura visita della zona di recuperare maggiori informazioni.

Il nostro primo “assaggio” del Molise è stato ampiamente soddisfacente. I paesaggi sono splendidi. I paesi sono tenuti con cura, pieni di fiori e pulitissimi, anche se spesso abbiamo notato un … abuso di alluminio anodizzato. Complice l’altitudine non abbiamo sofferto il caldo (meta adattissima quindi in piena estate). Avevamo altre indicazioni di siti archeologici che abbiamo preferito rinviare a una prossima visita, per evitare l’esperienza del “mordi e fuggi”. Le persone con cui abbiamo parlato sono comunicative e disponibili a raccontarsi e a raccontare i propri luoghi. Concordiamo con il New York Times: una regione che vale la pena scoprire.

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