Slow Tour artistico a Vignola e dintorni

Weekend alla scoperta delle "tracce in luce", tra Rocca, borghi e osterie.

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  • di Silvia Palmarini
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Grazie a Noetica e a Fondazione di Vignola questo fine settimana sono stata a Vignola, a scoprire arte e architettura, storia, natura e sapori della città del modenese famosa per la sua rocca e per le sue ciliegie. Protagonista del fine settimana è stata proprio la rocca, che ha riaperto le porte dopo i lavori di consolidamento, restauro e conservazione della torre del Pennello, e che ci ha portato in un viaggio non solo nello spazio, ma anche nel tempo, svelandoci il suo più grande segreto.

Primo giorno: tracce in luce!

Il blog tour parte da Bologna, ore 10. Vignola dista una trentina di chilometri, quindi non ci mettiamo molto ad arrivare. In città ci accoglie la nostra guida del posto che ha pensato bene di farci ricaricare le batterie (del cellulare, s’intende) al Caffè Terzi, dove metà del gruppo prende un delizioso caffè al pistacchio con la panna montata. Cosa c’è di meglio per iniziare un tour?

Vignola non vuol dire solo ciliegie, ma anche Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, quindi non poteva mancare una tappa all’Acetaia Comunale Città di Vignola. Si tratta della prima acetaia ad imbottigliare questo prodotto D.O.P, che abbiamo l’onore di assaggiare dopo una visita guidata! L’acetaia altro non è che la batteria di botti di legno dove viene fatto invecchiare il mosto e deve trovarsi nella stanza situata più in alto, per favorire del clima. Quindi ci incamminiamo su per la torre dell’orologio di Villa Tosi-Bellucci, dove scopro che Vignola deriva da vineola, cioè piccola vigna. Questa pianta appare perfino nel simbolo della città. Il profumo che si sente una volta aperta la porta dell’acetaia è inebriante. Nella stanza ci sono botti di tutte le misure: in quelle più piccole viene conservato l’aceto più maturo (extra-vecchio, oltre i 25 anni), mentre in quelle più grandi quello maturo viene mischiato con quello più giovane (l’affinato, tra i 12 e i 25 anni). E poi ci sono le botti madri, quelle dove viene messo il mosto appena bollito. Sulle etichette delle botti di legno leggo rovere, ciliegio, frassino, castagno…. La nostra guida / assaggiatore della Consorteria Aceto Balsamico di Spilamberto ci fa provare quello di ginepro ed è sensazionale. Bisogna prenderlo dal cucchiaino in due sorsi per gustarlo meglio e devo ammettere che un sapore così dolce e agro insieme non l’avevo mai assaggiato prima!

D'altronde, si sa, ci troviamo in un’area dove l’enogastronomia è d’eccellenza, e poi si è fatta ora di pranzo quindi corriamo a soddisfare le nostre papille gustative all’agriturismo Santa Chiara a Levizzano Rangone. Il pranzo è a base di tortelloni con ripieno di ricotta e spinaci, gramigna all’ortica con sugo di salsiccia, tigelle e gnocco ingrassato con affettati, formaggi e salse della tradizione emiliana e chi più ne ha più ne metta… Per concludere un bicchiere di grappa, dal nome inconfondibile: Lambrusco legno e pazienza.

Sazi e contenti, ci rimettiamo in marcia verso la tappa successiva, una piccola escursione nella natura dell’Appennino emiliano, e arriviamo al Fontanazzo, il centro visita del Parco Regionale dei Sassi di Roccamalatina. Con oltre cento chilometri di sentieri percorribili e le grotte più importanti della regione, il parco è l’ideale per chi adora fare trekking, mountain bike o andare a cavallo. A renderlo unico, i Sassi di Roccamalatina, cioè delle guglie di arenaria molto resistenti all’erosione. Noi non ci avviciniamo ma le osserviamo da lontano, e abbiamo un ottimo punto di osservazione dalla Pieve di Trebbio, una chiesetta romanica, la cui fondazione è attribuita a Matilde di Canossa. Le guide ci fanno notare come i rifacimenti novecenteschi abbiano cancellato la parte cinquecentesca in una formula di restauro che oggi sarebbe improponibile e che è quindi la rende speciale

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