Sapori e tradizioni in terra di Modena

Un week end nel modenese alla scoperta di una terra ricca di castelli, piccoli borghi e tradizioni culinarie. Coccolati dalla tipica ospitalità emiliana.

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  • di madeinflorence
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Sarà la calda ospitalità in tipico stile emiliano, la gioiosità e semplicità con cui si riceve il benvenuto, o la serenità del quadretto familiare dei proprietari che ti accolgono sulla porta ma una cosa è certa: appena arrivi, ti senti a casa. La genuinità dell’ambiente traspare già dal nome, B&B “Aldina pane e burro”, un omaggio alla nonna dell’attuale proprietaria che ha abitato quella casa oggi trasformata in una confortevole struttura ricettiva con tre stanze. E questo non poteva che essere il migliore punto di partenza per un weekend alla scoperta della provincia di Modena, dei suoi innumerevoli borghi, dei suoi paesaggi e prodotti tipici locali inseriti, un po’ per scelta ed un po’ per necessità (viaggiamo con una bimba di 15 mesi) nell’ambito di uno “slow tour”.

Spilamberto è la capitale dell’aceto balsamico tradizionale di Modena, uno dei prodotti di eccellenza del territorio, a cui è dedicato il Museo del Balsamico situato lungo la strada principale del paese che dall’ingresso attraverso il Torrione medievale conduce fino alla Rocca Rangoni, un quadrilatero fortificato costruito dal Comune di Modena nel XIII secolo a difesa del territorio e divenuto dal 1353 proprietà della famiglia di cui ancora oggi porta il nome. Attraverso la Rocca si accede al bellissimo parco pubblico, vero e proprio polmone verde che si apre inaspettatamente al di là dell’edificio.

Ad una decina di km più a sud sorge Savignano sul Panaro che ci ha riservato una doppia sorpresa. La prima è il favoloso borgo medievale che si erge su una collina da cui si gode di un’ampia vista sulla valle del Panaro; un intreccio di edifici in pietra, ottimamente conservati, affacciati su ripidi e stretti vicoli. La seconda è il Museo dell’elefante e della Venere, ad ingresso gratuito, allestito nella parte bassa del paese. Questo piccolo museo conserva lo scheletro di un esemplare femminile di elephas meridionalis, una specie di mammut vissuta nel Pleistocene inferiore, i cui resti furono casualmente ritrovati nel 1980 nel fiume Panaro da un pescatore che vide spuntare dalle acque parte di una zanna. Temporaneamente prestata dal Museo Pigorini di Roma, fa bella mostra di sé nella parte iniziale del museo la cosiddetta Venere di Savignano, statuetta di figura femminile scolpita nel serpentino circa 30000 anni fa, considerata la più antica espressione dell’arte italiana. Benché rappresentazioni simili risalenti al Paleolitico non siano una rarità, la particolarità dell’oggetto risiede nell’assenza di una testa ben definita, presente invece in altre sculture affini coeve, e nelle sembianze che la avvicinano ad una figura incappucciata.

Uno dei gioielli del territorio modenese è la Rocca di Vignola, le cui imprecisate origini risalgono al Basso Medioevo quando fu edificata per contrastare le invasioni degli Ungari. Le funzioni militari dell’edificio rimasero predominanti fino al 1400 quando la rocca divenne proprietà della nobile famiglia dei Contrari che vi stabilì la propria dimora, trasformandola in una sontuosa residenza.

Grazie all’attento e accurato lavoro di restauro e conservazione avvenuto negli ultimi decenni, la rocca è ottimamente conservata sia da un punto di vista architettonico che decorativo ed è visitabile nella sua interezza. Particolarmente significativo è il ciclo pittorico, risalente al XV secolo, che decora le pareti delle sale del piano terra e primo piano con raffigurazione celebrativa delle imprese della famiglia Contrari e della Cappella, con le storie di Cristo del cosiddetto “Maestro di Vignola”

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