Pohnpei, la Venezia del Pacifico

In una semisconosciuta isola carica di mistero, nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico meridionale, tra il V e il XVI secolo si sviluppò una civiltà lagunare: è Nan Madol sull’isola di Pohnpei, detta la “Venezia del Pacifico”

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  • di balzax
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  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

POHNPEI – il mistero della civiltà scomparsa

Finalmente, dopo tanti voli in piena notte, uno che parte e arriva a un orario umano. Il volo da Guam a Pohnpei parte alle 9 di mattina e dura quattro ore per via dello scalo intermedio a Chuuk. La giornata è abbastanza chiara, così lo spettacolo che si gode dal finestrino è eccezionale. La vista dall’alto degli atolli e delle lagune è da “ooh” di meraviglia.

Pohnpei (o Ponape nella vecchia dizione) è la più grande delle isole dei Federated States of Micronesia (FSM): 334 kmq, vale a dire due volte il Lago di Como. E’ di origine vulcanica, completamente circondata dalla barriera corallina e comprende alcuni atolli corallini esterni della barriera per altri 38 kmq in totale.

Su Pohnpei si trova Palikir che è la capitale dei FSM, ma la città più importante è Kolonia, col K per distinguerla da quella di Yap il cui nome è uguale ma comincia per C. Gli abitanti sono circa 35.000, in grande maggioranza di etnia locale. Le lingue ufficiali sono l’inglese e il pohnpeiano, che è anche lingua ufficiale in tutti i FSM ma lo parlano regolarmente solo qui. La valuta è il dollaro USA.

L’isola principale è completamente circondata da paludi di mangrovie e non ci sono spiagge, che invece sono incantevoli sugli atolli circostanti. Oltre alle normali attività di mare di tutte le isole della Micronesia (snorkeling, immersioni, pesca d’altura, kayak), a Pohnpei si creano le condizioni ideali per gli amanti del surf. Qui onde di 4 metri sono del tutto normali, e in alcune giornate arrivano a 6-7 metri.

Sulla costa est di Pohnpei c’è l’isola di Temwen, che racchiude uno dei più profondi misteri relativi all’insediamento umano nel Pacifico: la città sul mare di Nan Madol, che fu fino al 1500 circa una specie di Venezia del Pacifico. Poi qualcosa la distrusse, ma ancora oggi sulle ragioni dello sviluppo e del crollo della civiltà di Nan Madol si brancola nel buio.

A Pohnpei ho alloggiato al PCR hotel, poco fuori Kolonia. Struttura spartana in fase di chiusura e in procinto di traslocare in una nuova location più vicina al mare e con maggiori facilities per i divers. In compenso c’è il Wi-Fi in camera. Il proprietario è un brasiliano molto gentile che ha deciso di venire a vivere qui. Sotto l’hotel c’è un discreto ristorante giapponese, i cui gestori hanno il difetto di tenere il volume della TV a palla quando ci sono gli incontri di sumo. Attiguo c’è anche un locale dove fanno karaoke fino a tardi: nel complesso, il soggiorno qui non è stato dei più tranquilli.

Gente di Pohnpei

Come cambiano i costumi: mentre a Yap le ragazze girano senza problemi a seno scoperto, qui c’è una assoluta morigeratezza dei costumi per cui di mettersi in mostra non se ne parla neanche. Le donne vestono normalmente, con bellissime gonne nere a disegni floreali, sempre sotto il ginocchio e spesso fino alle caviglie. A proposito: le ragazze qui sono mediamente molto belle, con occhi neri, capelli neri raccolti e tratti gentili. Delle genti del Pacifico che ho incontrato, questo è il popolo più bello.

Tutti accettano volentieri di farsi fotografare. Anzi, non riuscivo nemmeno a ringraziarli perché prima che io aprissi bocca, loro mi precedevano con un sorridente “thank you”.

Sono stato alla messa della domenica mattina nella chiesa cattolica di Kolonia, vicino alle mura spagnole, e tutti mi stringevano la mano chiedendomi da dove venivo. Al sentire “Italy”, metà davano segni evidenti di non sapere dove fosse ma esprimevano lo stesso un senso di meraviglia.

Il mistero di Nan Madol

Pochi immaginano che in questa remota isola del Pacifico si è sviluppata una civiltà capace di opere di ingegneria strabilianti.

Il periodo di maggior fulgore per Pohnpei fu tra il 500 e il 1500, quando regnò sull’isola la dinastia dei Saudeleur (letteralmente "Signori della terra vicina"). Il Saudeleur regolava e garantiva l'uso della terra della classe dirigente alla gente comune. A lui doveva essere pagato un tributo di frutta e pesci. Col tempo i sovrani Saudeleur fecero erigere sull’isola di Temwen, nella regione di Madolenihmw, un impressionante complesso di castelli, templi, altari, tombe, vasche per l’allevamento di murene e tartarughe, oltre naturalmente ai quartieri abitativi per la popolazione. C’era persino il centro delle comunicazioni (a tamburo), chiamato Pehikapws Sapwawas, e un ospedale. Per far posto a tutti questi edifici, costruirono sul fondale corallino un gruppo isolotti artificiali attraversati da una miriade di canali collegati tra loro. Questa era la città insulare di Nan Madol, che per la sua struttura da queste parti chiamano “la Venezia del Pacifico”.

L'area archeologica oggi visitabile è composta da 96 piccoli isolotti corallini collegati fra loro da una rete di canali artificiali e ha un'estensione di circa 18 km². La più grande struttura ancora in piedi è il Nan Douwas, un tempio le cui mura perimetrali si innalzano per 8 m e al cui interno si trovano delle cripte funerarie. Secondo analisi effettuate con il radiocarbonio, la costruzione di Nan Madol risalirebbe al 1200 d.C., ma dagli scavi archeologici effettuati si presume che la zona forse fosse abitata fin dal 200 a.C.

I Saudeleur erano dominatori dittatoriali e sanguinari, ma militarmente alquanto sprovveduti. Verso il 1520 un gruppo di guerrieri provenienti dalla vicina (si fa per dire, 600 km) isola Kosrae al comando del condottiero Isokelekel raggiunse Nan Madol. Il sovrano Saudeleur allora regnante, Saudemwohl, ignaro del pericolo che stava correndo mandò delle barche a dare il benvenuto ai visitatori. Ma Isokelekel quando fu sull’isola sguinzagliò i suoi guerrieri alla conquista dei villaggi, prese il potere a Nan Madol, si impadronì di Pohnpei e nominò sé stesso Nahmwarki, cioè “capo supremo”

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