Yap, l'isola della moneta pesante

Cos'è Yap? Dov'è Yap? Pochi conoscono questa intrigante e sperduta isola della Micronesia, dove per gli acquisti si usano ancora monete di pietra pesanti fino a una tonnellata

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  • di balzax
    pubblicato il
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  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Cos’è Yap? Dove si trova? Yap è il più occidentale dei 4 agglomerati di isole che fanno parte dei Federated States of Micronesia (FSM), uno stato insulare formato da 4 isole o arcipelaghi principali (da ovest a est Yap, Chuuk, Pohnpei e Kosrae), più alcune centinaia di atolli, per una superficie complessiva di 702 km2 (un po’ più di Singapore). Se però contiamo anche le acque, la superficie occupata dai FSM si ingigantisce e diventa circa il doppio dell’Europa, estendendosi su un arco di Oceano Pacifico di circa 3000 km di ampiezza.

L’arcipelago di Yap è formato da 4 isole vicinissime tra loro: Yap-Rull, Tomil-Gagil, Maap e Rumung. Le prime 3 sono collegate tra loro con ponti, essendo la distanza tra l’una e l’altra poco più di un canale. Rumung invece è raggiungibile solo con la barca.

Yap è un’isola dove il ventunesimo secolo non è ancora arrivato. E’ nota per essere l’unico paese al mondo dove per gli acquisti tradizionali si usano monete di pietra. Attenzione, non di sassolini si tratta, bensì di vere e proprie sculture circolari pesanti fino a parecchie tonnellate.

Qui sono ancora in vigore parecchi tabù: è meglio chiedere il permesso prima di scattare una fotografia a una casa privata o alle persone (il che è anche una semplice norma di buona educazione) e bisogna indossare abiti castigati dalla vita in giù. Dalla vita in su invece mettersi qualcosa è un optional: nei villaggi le ragazze locali girano allegramente con i seni al vento.

La popolazione yapese è fiera della propria cultura e delle proprie tradizioni, che esplodono ogni anno tra fine febbraio e inizio marzo nelle manifestazioni dello Yap Day, in pratica la festa nazionale.

L’isola principale di Yap ha una superficie di 100 kmq, ai quali bisogna aggiungere una serie di atolli esterni per un totale di altri 20 kmq. La capitale è Colonia, che si fa fatica a identificare perché sono quattro case affacciate su una baia. Gli abitanti sono circa 14.000, in grande maggioranza di etnia locale. Le lingue ufficiali sono l’inglese e lo yapese, di cui peraltro ci sono almeno 4 versioni diverse, al punto che gli abitanti della regione di Rull fanno fatica a capire quelli di Rumung. La valuta ufficiale per noi stranieri è il dollaro USA, mentre per i locali hanno normale valore corrente anche le stone money, le monete di pietra.

L’arrivo a Yap

Dopo un terribile volo notturno da Guam, arrivo a Yap alle 3.55 di notte. Per fortuna i solerti inservienti del Manta Ray Resort sono lì pronti ad accoglierci, a occuparsi delle valigie e a sostenere chi crolla dal sonno.

L’eccellente Manta Ray Resort è affacciato sull’oceano, a 5 km dall’aeroporto. Al Manta Ray l’ospite è accudito e coccolato, tutti sono disponibilissimi e attenti a cogliere qualunque esigenza e a soddisfare le tue richieste. Wi-Fi nella lobby. Suggestivo il ristorante: si mangia sul ponte superiore del Mnuw, una goletta del 18° secolo che ha navigato i mari del Sud e adesso è permanentemente ormeggiata alla banchina dell’hotel, mentre su uno schermo gigante fissato all’albero di mezzana scorrono le immagini dei filmati girati durante le immersioni della giornata, oppure documentari sulla vita sottomarina. Menu eccellente con scelta ampia: si va dagli eccellenti hamburger home-made al mahi mahi in salsa di cocco e vaniglia, che rimpiango ancora adesso. Birra ottima di produzione propria del resort prodotta dalla “Stone Money Brewing Company” (proprio così: ci sono due caldaie e un distillatore), disponibile in tre varietà: chiara, scura (la migliore) e un blend chiamato “texas beer”.

Il Manta Bay è studiato e concepito per i divers, ma anche un semplice viaggiatore-snorkelista come me è trattato benissimo e ha diverse opzioni disponibili per le escursioni e le attività acquatiche.

Tour turistico-culturale di Yap

Il Manta Ray organizza tour di Yap con guide locali. Oppure noleggiate voi una macchina e fatevi un giro dell’isola per conto vostro. Comunque sia, almeno una delle due cose dovete assolutamente farla. Scoprirete paesaggi affascinanti, villaggi fermi nel tempo, lagune di acqua turchese cristallina, una giungla tropicale intricatissima, giardini rigurgitanti di ibischi e croton, paludi di mangrovie. Ogni tanto vi si apre davanti una finestra tra la vegetazione, da cui si vedono la laguna e la barriera corallina che circonda l’isola.

Il tour di Yap si fa in un giorno con tutta calma. L’isola è lunga 30 km e larga 13. Le strade sono in gran parte buone e asfaltate, salvo le deviazioni verso la costa e i villaggi che sono per lo più su sterrato. Nessun problema, anche perché l’attraversamento dei villaggi deve essere fatto molto piano, visto che all’ingresso gli abitanti hanno messo espliciti cartelli che impongono di non superare le 5 miglia/ora. Sulle strade asfaltate invece il limite è 25 miglia/ora, come dovunque in questa area del Pacifico. Traffico scarsissimo.

Si parte da Colonia che sarebbe la capitale di Yap. In pratica si tratta di quattro case affacciate sulla piccola Chamorro Bay, più una stazione di polizia, un ufficio postale, un distributore di benzina, un paio di shop. Su una collinetta c’è lo Yap Visitors Bureau dove si fanno in quattro per procurarvi una cartina e materiale illustrativo. All’ufficio postale chiedete i foglietti dei francobolli della Micronesia, che faranno felici i vostri amici collezionisti e sono comunque un regalo esclusivo.

All’ingresso di Colonia c’è il National Museum, dove si comincia a fare la conoscenza con le bellissime faluw, le case degli uomini fatte di tronchi, foglie e fronde. Non hanno nemmeno un chiodo ma solo incastri e legacci di corde fatte con cortecce e liane. In queste case i ragazzi venivano addestrati alla caccia, alla pesca e alle arti amatorie. Somigliano alle “bai” di Palau, qui in versione più rustica.

Appena usciti da Colonia la strada si immerge in una giungla fittissima dove spuntano ogni tanto case e villaggi. Si cominciano a vedere le caratteristiche monete di pietra circolari col buco in mezzo. Andando verso la penisola di Rull si incontra la prima delle banche (stone money banks) dove sono conservate le monete, cioè in sostanza dei viali ai cui lati sono appoggiate le grandi ciambelle di calcite. I capi villaggio le distribuiscono alla popolazione in funzione delle necessità delle famiglie. Foto ricordo di prammatica. Negli affacci sulla costa si aprono spiazzi dove sono erette le faluw.

Le strade lungo la costa attraversano paludi di mangrovie e tratti di giungla fittissima. Tra le mangrovie scorrazzano rossi granchietti di palude e fanno capolino sul bagnasciuga i curiosi perioftalmi, pescetti che possono vivere sia fuori che dentro l’acqua e hanno la particolarità di guardarsi intorno girando gli occhi a 180 gradi senza muovere la testa

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