Natale a Miami non è solo un film

Una settimana fra Miami, Miami Beach, Everglades, Keys e .... LeBron

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  • di rob20pv
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro

Il 22 dicembre il tempo in Lombardia non è dei migliori: pioggia mista a neve. 0°C Noi però siamo in partenza per Miami. Volo diretto Alitalia in orario. Aeromobile nuovissimo (Airbus 330). Pranzo buono alle 13 ora di Milano seguito da merenda alle 16 ora di Miami: peccato che per noi erano le 22 per cui qualcosa di più sostanzioso sarebbe stato meglio. Superato senza problemi l’ufficio immigrazione dopo foto segnaletica e scansione computerizzata delle impronte digitali delle 10 dita, recuperiamo i bagagli, passiamo la dogana e ci avviamo verso l’uscita dell’aeroporto di Miami che ha la forma di un enorme ferro di cavallo. 18°C, un altro mondo. Un taxi per $ 32 più 8 di mancia praticamente obbligatoria, ci porta al Grand Beach Hotel di Miami Beach. Sistemati i bagagli, ci accorgiamo di avere fame: è l’una di notte orario di Milano e non abbiamo cenato. Decidiamo di fare una passeggiata: in zona ci sono solo hotels e condomini per cui la passeggiata si allunga fino alla 41st street dove avevo visto diversi locali; siamo piuttosto stanchi e vogliamo cenare velocemente: finiamo in un Chicken Kitchen dove, vicino ad un mastodontico poliziotto di colore che cenava prima di prendere servizio, mangiamo un discreto pollo allo spiedo (non fritto, simile ai nostri); peccato che la pulizia non fosse delle migliori: i tavoli sembravano lucidi come se fossero stati oliati. Siamo stanchi, riusciremo a dormire abbastanza bene superando così il jet-lag.

Il 23 dicembre colazione da Dunkin’ Donuts sulla 41st: muffin e cappuccino a 90° gradi. Affittiamo l’auto e per abituarmi al cambio automatico facciamo un giro per Miami e Miami Beach. Imbocco la Julia Tuttle Causeway verso Miami e usciamo su Biscayne Boulevard: lavori in corso e serie di fast food di tutti i tipi sulla sinistra: ci fermiamo a un Taco Bell-Pizza Hut abbinati nella stessa struttura: assaggiamo pizza, panino con hamburger ed un’insalata con degli indecifrabili croccantini fucsia: fosforescenti ma mangiabili. Riprendiamo l’auto e proseguiamo per Biscayne Boulevard fino all’American Airlines Arena, sede il 28 della partita di basket NBA tra i Miami Heats ed i New York Knicks, di cui abbiamo i biglietti comprati a settembre tramite internet. Tramite la MacArthur Causeway rientriamo verso Miami Beach costeggiando il porto di Miami dove sono ormeggiate diverse enormi navi da crociera. Dopo aver parcheggiato l’auto sulla Collins (1.5 $ all’ora; necessarie monete o biglietti da 1 $), passeggiata su Ocean Drive con la serie di locali art deco dove si suona, si mangia e si beve praticamente 24 ore al giorno e dopo un frappuccino da Starbucks ci avviamo verso Lincoln Road, una delle vie dello shopping di Miami Beach. Alle 19.30 cena in Espanola Way dove veniamo acchiappati da un legionario romano che ci fa accomodare all’Hosteria Romana: meglio alternare i fast food con cucina italiana per cui assaggiamo bucatini all’amatriciana, bistecca alla pizzaiola e tagliata di manzo: qualità buona, forse la migliore tra i ristoranti provati, ma prezzo piuttosto alto anche perché tutti i ristoranti aggiungono al conto le tasse e il 18% di “gratuity”.

Il 24 dicembre “on the road” verso le Keys. Avendo fatto base a Miami Beach non raggiungeremo Key West (troppo lungo andare e tornare in un giorno): vedremo dove riusciremo ad arrivare. Seguendo Biscayne Boulevard e Brickell Avenue raggiungiamo la Dixie Highway che prendendo poi il nome di Overseas Highway termina a Key West, la città più a sud degli Stati Uniti continentali. La Dixie si snoda attraverso i sobborghi di Miami e presenta numerosi incroci semaforici che associati ai bassi limiti di velocità rendono lento il viaggio. Superata Homestead, la strada costeggia le Everglades con comparsa di cartelli di attenzione: crocodiles! La prima isola che incontriamo è Key Largo che è anche la più lunga (48 Km) e non offre particolari scorci panoramici, tanto che sembra di essere ancora sul continente. Decidiamo di arrivare fino a Long Key dove ho letto esserci un parco nazionale con possibilità di passeggiate fra la vegetazione dell’isola. Tuttavia l’odore di acqua stagnante che si sente ci fa cambiare idea, per cui proseguiamo attraversando il Long Key Viaduct, il primo vero ponte che ti dà la sensazione di essere in mezzo all’oceano e decidiamo di raggiungere Sombrero Beach di Marathon a Key Vaca. L’aspetto è quello di una vera e propria spiaggia tropicale con palme e sabbia bianca per cui approfittando dei 75° F ci abbronziamo un po’. Alle 2 è ora di mangiare qualcosa: torniamo a Marathon, entriamo in un McDonalds e ci mangiamo insalata Cesar, crocchette di pollo e hamburger;il tutto innaffiato da original coke. Siamo a Marathon, vuoi non arrivare al Seven Mile Bridge? 10.9 Km in mezzo all’oceano accompagnati lateralmente dal ponte precedente completato nel 1912 ed andato in pensione nel 1982. Passeggiata lungo il vecchio ponte, attualmente utilizzato soprattutto come molo per la pesca, ad ammirare il panorama

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