Partenza il 1/5/2007 · Ritorno il 16/5/2007
Viaggiatori: in coppia · Spesa: Da 500 a 1000 euro

Yucatan fai da te

di monia_b - pubblicato il

Martedì 1 Maggio 2007 Dopo un’opera di convinzione da parte di mio marito durata circa 10 anni, inizia il nostro viaggio in Messico! Premetto, che tutta la vacanza è stata progettata, prenotata e realizzata FAI DA TE, vale a dire, senza l’aiuto di nessuna agenzia, solo con il grande supporto di Internet, della guida Lonely Planet e dei diversi diari di viaggio letti.

La partenza è all’alba, visto che siamo di Terni e che il nostro primo volo parte alle 7.45 da Fiumicino. Ci passano a prendere i miei genitori alle 4.00 di mattino, alle 6.30 eravamo a all’aeroporto. Disbrighiamo le solite pratiche, facciamo il check-in, che naturalmente a quell’ora era deserto e attendiamo l’imbarco Iberia previsto per le 7.15, tutto avviene puntualmente e alle 7.45 anche qualche minuto prima, decolliamo verso la prima destinazione, Barcellona. Alle 9.10 arriviamo alla meta destinata e attendiamo in aeroporto la coincidenza con il secondo volo, sempre Iberia, che ci porterà a Madrid. Alle 13.00 siamo finalmente a Madrid dove attenderemo il terzo ed ultimo volo, con destinazione Cancun! Abbiamo solo un’oretta per poter pranzare e raggiungere il gate R2, che scopriamo essere dall’altra parte dell’aereoporto... Non so se siete mai stati a Madrid, ma è un aereo-stazione immensa, così impieghiamo quasi 30 minuti per arrivare a destinazione prendendo i mezzi più disparati, in sequenza: autobus, ascensori, scale mobili e metropolitana! Facciamo il cambio del biglietto e scopriamo con sorpresa che per il volo Madrid - Cancun avremo un aereo della compagnia Iberostar invece del previsto Air Calin. Ci imbarchiamo con tantissima gente e una fila enorme alle 14.00. All’interno del velivolo, notiamo subito che il mezzo è nuovissimo, ma i sedili sono strettini e non sono dotati di monitor personali, però hanno tutti plaid e cuscino nuovi di zecca il che non è poco! Durante il viaggio ci passano tutto, pranzo (con lasagne calde e nemmeno così indecenti), cena e colazione. Solo l’acqua è extra e costa € 1.00.

Arriviamo finalmente dopo tantissime ore a Cancun puntuali alle ore 17.34 locali. Il disbrigo pratiche alla dogana e il recupero bagagli è velocissimo. Usciamo dall’aereoporto e oltre al caldo e al cinguettio di tantissimi uccelli tropicali, ci aspettano un mare di tassisti. Riusciamo a schivare i primi, decisi a prendere l’autobus di linea per Playa (come da consiglio della Lonely) al costo di $8 a testa. Ad un tratto, si avvicina un capo tassista rivolgendosi in inglese (quindi capiamo bene!) ci offre una corsa in taxi fino a Playa, al prezzo di $16 per tutti due, perciò accettiamo. Avendo letto delle truffe che spesso fanno i tassisti all’aereoporto gli faccio ripetere la cifra altre 2 volte. All’arrivo a Playa, abbiamo la spiacevole sorpresa! Il tassista ci chiede $60 dicendo che lui era stato chiaro, eravamo noi ad aver capito male... (quindi attenzione, fatevi sempre scrivere la cifra su un foglio, quando trattate! Noi non siamo stati ne i primi ne gli ultimi ad essere stati gabbati) L’albergo è la Posada Casa de las Flores, una deliziosa casa coloniale ristrutturata e trasformata in Hotel, ti da subito l’idea del Messico. Io e mio marito l’abbiamo scelto via internet su consiglio di amici. E’ gestito da un ragazzo italiano, Francesco, cosa che risulterà molto utile per chi, come noi, è alla prima esperienza messicana e non parla bene la lingua. Le camere al piano di sopra non sono grandissime, ma hanno tutto il necessario e un bagno bellissimo con sanitari di ceramica messicana.

Anche se il sonno avanza, per riuscire a recuperare il fuso, cerchiamo di stare svegli il più possibile, andiamo quindi a vedere la famosa 5° Avenida, la strada principale di Playa del Carmen, che alle 20.30 si presenta ancora non molto affollata, ma rende già l’idea di quel che sarà! La cosa che abbiamo notato, però, è che al di là della 5° le altre strade sono disseminate di casine di locali non troppo curate ma molto pulite.

Il nostro albergo è a tre strade dalla 5°, quindi comodissimo! Ma noi non riusciamo a stare svegli oltre e alle 21.30 crolliamo in un sonno ristoratore, stanchi, ma felici di essere arrivati finalmente in Messico! Mercoledì 2 Maggio 2007 Riusciamo a svegliarci per le 8.30 e facciamo colazione alla pasticceria francese Petit Marvejas consigliata dalla Lonely buona, economica e di gusti decisamente europei! (Per le altre mattine non c’è stato bisogno di spostarsi per la prima colazione visto che Francesco ce l’ha gentilmente offerta per altri 14 giorni) Arriviamo finalmente in spiaggia, il posto è bello, ma non particolarmente affascinante, ci colpisce invece la particolare luce solare.

In spiaggia, oltre al meritato riposo, cerchiamo di pianificare la visita di domani con guida Lonely alla mano e vari racconti di viaggio scaricati da vari siti internet.

Per il pranzo, torniamo verso la Posada, cercando qualcosa da mettere sotto i denti. Gli alberghi messicani, infatti, di solito offrono un servizio di solo pernotto o al massimo bed & breakfast, quindi bisogna organizzarsi! Guardando a destra e sinistra, individuiamo un elemento prezioso per noi: un Wal-mart! Lo so, la globalizzazione...! Ma quant’è utile qualche volta! Decidiamo di pranzare li e con quattro soldi, ci prendiamo un sacco di roba: del riso, delle frittelle di pollo, dei peperoni con mais e dell’ananas al formaggio 2 coca cola, per la cifra irrisoria, di circa € 6.00 in due!!!! Dopo pranzo, passiamo per la stazione dei collettivos (anche questa vicinissima all’albergo) per informarci sul prezzo del biglietto e sugli orari di partenza per Tulum. Scopriamo con piacere, che questo servizio di collettivo, parte con pulmini da circa 12-13 posti ogni 10 minuti (“minuti messicani”, vale a dire: quando è pieno!) dalle 5 di mattino, alle 22 di sera e la cifra per la tratta Playa – Tulum, che sono all’incirca una settantina di Km, costa solo 25pesos!! Torniamo in spiaggia e ci spostiamo rispetto al posto della mattina per cercare un posticino migliore, ma non sembra esserci, così, optiamo di rimanere vicino all’imbarco per i traghetti per Cozumel.

La sera, ceniamo al 100% Natural (anche questo consigliato dalla Lonely) un bel posticino, sembra un po’ una queva, con una fontana e tanti frutti tropicali! Ci mangiamo dei Tacos con contorno e un succo per una spesa di circa € 12.00 in 2. A proposito, sembra che non abbiamo risentito troppo delle ben 7 ore di fuso!!!!) 3 Maggio 2007 Partiamo presto, verso le 8 prendiamo un collettivo direzione TULUM, per visitare le famose rovine. Il viaggio è di circa 1 ora e il costo è di 25 pesos a testa (vi consiglio di partire dall’Italia direttamente con i Pesos e non con i dollari, altrimenti dovrete fare due cambi, perché in Messico per quanto i dollari siano accettati, è di gran lunga più conveniente pagare in Pesos).

Quando scendete dal pulmino, prima dell’entrata alle rovine, vi verrà offerto un collegamento con un trenino fino all’ingresso del sito, per un costo di circa €3.00, non vi fate ingannare, non sono neanche 700 m a piedi! Arriviamo alle bellissime rovine, un mare da cartolina, unica nota stonata sono le Iguana, che vivono indisturbate nel sito! Usciti dalla visita, veramente stremati dal caldo cuocente, decidiamo di seguire le indicazioni di Sara (una ragazza che aveva lasciato il suo diario di viaggio su turisti per caso) per una spiaggia paradisiaca. C’è da camminare per circa 1 km su un sentiero pedonale che si apre a sinistra dell’uscita dalle rovine, fino a che, sempre a sinistra, si trova l’indicazione per le cabanas. Ne vale veramente la pena, la spiaggia e bellissima e quasi sempre deserta! Passiamo lì il resto della nostra giornata.

Tornati alla Posada, per una veloce doccia rinfrescante, usciamo per andare a cena al Babe’s anche questo consigliato dalla Lonely, io prendo il piatto della casa, una zuppa di cocco e lime con all’interno pollo e spaghetti di soja (molto decantata, ma per i miei gusti non buonissima!) Dopocena, andiamo alla stazione degli autobus sulla 5° Avenida, è tale e quale a quelle americane viste migliaia di volte alla Tv, ci informiamo per l’orario di partenza e del costo del biglietto per Cobà.

4 Maggio 2007 Ci alziamo presto anche questa mattina, visto che l’autobus Riviera per COBA’ parte puntualmente alle 9.00. Saliti a bordo del lussuoso autobus da crociera, scopriamo che hanno norme di sicurezza e confort non paragonabili alle nostre. Sull’autobus, vanno indossate le cinture di sicurezza ed è inoltre dotato di diversi monitor che trasmettono ininterrottamente film in inglese sottotitolati in spagnolo. Infine, lo spazio a bordo è decisamente più ampio di quello dell’aereo! Arriviamo a Cobà alle 11.30 circa, il sito è immerso nella giungla e quindi prendete le dovute precauzioni, vale a dire: spray repellente per gli insetti e copritevi bene! Anche se è caldo, non andate in giro in maglietta e pantaloncini, altrimenti verrete “mangiati” dai moschitos, visto che l’ambiente è umido, data la vicina presenza di un laghetto tempestato di coccodrilli.

All’arrivo, centinaia di guide locali vi assaliranno per strapparvi un giro, noi, grazie ai consigli trovati sui diversi diari di viaggio, abbiamo preferito fare da soli, con l’immancabile supporto della nostra Lonely! Un centinaio di metri dopo l’ingresso, troverete un noleggiatore di bici. Mi raccomando utilizzate questo pratico ma indispensabile mezzo di trasporto! Il sito infatti è molto grande e con le bici la visita è più veloce e anche leggermente più fresca! Il posto è straordinario, lungo la strada che serpeggia nella giungla, di tanto in tanto appaiono reperti nascosti nella folta vegetazione, come in un film di Indiana Jones. Finalmente arriviamo alla grande piramide, ben 72 m di altezza, tutti in vertiginosa salita! Ci armiamo di coraggio e iniziamo la scalata. L’arrivo in vetta ripaga sicuramente la fatica, lo spettacolo che si gode da lassù, infatti, è meraviglioso una distesa a 360° di foresta equatoriale.

Proseguiamo il tour in mezzo alla giungla, accompagnati dagli animali che la popolano, cioè le iguane... Ma di sottofondo, c’è anche la colonna sonora dei pappagalli.

Finiamo il giro stremati dal caldo e dal peso dello zaino che ci siamo portati dietro! Riconsegnamo le bici e usciamo.

Un consiglio, che vale per tutti i siti che andrete a visitare: se portate la telecamera non fate il biglietto per le riprese, difficilmente qualcuno vi controllerà! Sono circa le 13.00 e dobbiamo attendere l’unico autobus che ci riporterà a Playa, che però arriverà alle 15.30, decidiamo così di mangiare un boccone al ristorantino nel piazzale antistante l’ingresso al sito. Si rivela una buona scelta, prezzi convenienti, cibo buono e abbondante, accompagnato da tortillas di mais.

Riprendiamo l’autobus e arriviamo alla Posada sfiniti, tanto che non abbiamo le forze per andare a cena e così, ci accontentiamo di un gelato alla nota gelateria danese sulla 5°. Altro consiglio: è carissima, quindi se vi và un gelato preferite i confezionati che trovate ai super, oppure quelli al cono degli ambulanti.

06. Maggio 2007 Decidiamo di recuperare le forze perdute, riposando un giorno a Playa e facendo i classici turisti da hotel-spiaggia, spiaggia-hotel.

07.Maggio 2007 Seguendo le indicazioni di uno dei diari di viaggio scaricati, stampati e portati con noi, decidiamo di scegliere tra uno dei 3 parchi naturalistici della zona. Optiamo per il più piccolo, il meno frequentato, ma sicuramente il più vero! ACKTUN CHEN La sera prima, ci informiamo se i collettivo portano lì e senza ombra di dubbio ci confermano la fermata e il costo di 20pesos a testa.

Quando ci svegliamo, alla reception della Posada incontriamo per la prima volta Francesco, il titolare dell’Hotel. E’ un simpatico ragazzo di Ostia di una quarantina d’anni, che per scelta si è trasferito qui aprendo questa bella struttura. Approfittiamo subito di lui, chiedendogli qualche suggerimento in merito alle visite. Per Chichen Itza, ci consiglia di prenotare un tour organizzato tramite un suo amico del luogo che organizza pulmini con guida multilingue, ci spiega che il costo non è elevato ed è comprensivo di guida, pranzo, trasporto, ingressi e un bagno in un cenote li vicino, così facendo a suo parere risparmieremo lo stess da viaggio con l’auto che avremmo voluto noleggiare. Per Aktun Chen, invece, ci dice di non essere mai stato, ma che in molti gli hanno parlato bene di questo parco. Dopo poco siamo nel collettivo direzione AKTUN CHEN. Il pulmino, ci scarica lungo la cocente Carrettera, di fronte a noi il deserto messicano ed una stradina che si inoltra nella giungla. Vediamo i primi cartelli direzionali del parco, riportanti l’indicazione 3.5km.

Con Claudio, mio marito, ci pensiamo un po’ e visto che siamo dei buoni camminatori, decidiamo di proseguire, ma non avevamo fatto i conti con il caliente sole messicano di mezzogiorno e soprattutto con il fatto che non avevamo con noi dell’acqua! Iniziamo a camminare, il caldo si faceva sentire sempre di più e inoltre i chilometri invece di diminuire aumentavano! La prima forma di vita, la vediamo dopo un paio di chilometri, incrociando due ragazzi americani in bici, così rincuorati dall’incontro, pensiamo di essere vicini alla meta... Macchè! Passa un altro quarto d’ora ed i ragazzi in bici tornano indietro e vedendoci stremati, piuttosto che incoraggiarci, ci dicono che per Acktun Chen c’è ancora molta strada da fare. Presa dal panico, cerco di telefonare al parco, ma il cellulare, essendo nella giungla, non da segnali di vita, così ci mettiamo sotto un albero, sperando nella “Mano de Dios” e così è stato! Avvistiamo da lontano una Matiz bianca, dentro ci sono due ragazzi svizzeri che parlano anche italiano e gentilmente ci offrono un passaggio fino all’ingresso del Parco. Scopriamo così, che i chilometri messicani non sono mai da prendere in considerazione! Rinfrescati da una bella bottiglia di acqua fresca, decidiamo l’escursione da fare. Ci sono, due tipi di tour, (in inglese e in spagnolo), la gita a cavallo + tour sotterraneo per 600 pesos, oppure solo il sotterraneo per 220 pesos. Decidiamo per il secondo. Mentre attendiamo l’inizio del giro, facciamo la conoscenza di Chiacas, una cinghialina di circa 2 mesi orfana di mamma abbattuta in un incidente stradale. E’ deliziosa, si lascia prendere in braccio e fare le coccole, come un micetto! Iniziamo finalmente il tour siamo fortunati, visto che non siamo tanti, uniscono i due gruppi, inglese e spagnolo così per noi è veramente molto comprensibile! Per prima cosa ci portano a vedere il rettilario, dove oltre a vari tipi di serpenti, c’è anche una sorta di gatto della giungla carnivoro in via d’estinzione, peccato sia un animale notturno, quindi non si può vederlo al meglio! Come ricordo della visita al rettilario, si può fare una piccola donazione e scattare una foto con un boa di 3-4 metri al collo.

Proseguiamo il giro dotati di un elmetto paracolpi, iniziamo ad inoltrarci nella queva ed è tutto un susseguirsi di caverne con stalattiti e stalagmiti molto belle ed infine si arriva al cenote con un’acqua i cui colori sono veramente eccezionali, di un celeste così intenso mai visto! Si riesce in superficie con rammarico, visto che sottoterra si stava freschi, si lasciano i caschetti protettivi che ci avevano fatto indossare e se ci si vuole rinfrescare, c’è una sorta di baretto, dove si possono trovare bevande fresche, ottime dopo il caldo e l’umidità delle grotte. Nel giardino del Bar, vivono tantissimi pappagalli in libertà che si lasciano avvicinare e c’è la possibilità di dargli da mangiare. I tucani, invece, anche se sono in gabbia, si lasciano accarezzare dando vita ad un’esperienza fantastica, basta avvicinarsi e chiamarli, loro sono pronti a rotolarsi a terra per poter prendere più coccole possibili! Andando avanti nel percorso tra la giungla, si incontrano centinaia di farfalle dai mille colori, caprioli in libertà, cinghiali e purtroppo anche le iguana (omnipresenti!) Arriviamo alle famose scimmie ragno, con un po’ di delusione, ci accorgiamo che sono state rinchiuse in un grande recinto e ci spiegano che è stato fatto per sicurezza, visto che è il periodo delle cucciolate e le mamme possono diventare aggressive...Non so quanto sia vero... Ma crediamoci, visto che di cuccioli ce n’erano tanti.

Il primo ad avvicinarsi alla rete che ci divide dal contatto diretto, è una sorta di orsetto lavatore che come ci vede inizia a tirar fuori le zampine e vuole le coccole, così capito che noi impazziamo per lui, comincia a tirar fuori anche il musino e a prendersi tutte le carezze che riusciamo a dargli. Anche le scimmie iniziano ad avvicinarsi, la prima è una mamma con il cucciolo in braccio. E’bellissima. Si accorge subito che ho in mano una bottiglia d’acqua, la vuole, così tira fuori una manina fantastica e cerca di sfilarmela dalle mani, una volta riuscita nell’intento, vuole svitare il tappo, ma la mancanza dei pollici opponibili, non la fanno concludere, così mossi a compassione le diamo da bere l’acqua che ci rimaneva e dopo un minuto è un’invasione! Tutte vogliono bere, ma purtroppo l’acqua finisce presto. Ci piange il cuore dover lasciare queste bestioline adorabili, ma purtroppo dobbiamo andare, perché abbiamo chiesto un passaggio al pulmino del parco fino alla strada principale.

Un consiglio di cuore, qualora voleste visitare questo splendido parco, dotatevi di un auto, o fatevi accompagnare da un taxi e mai rimanere senza acqua! (consiglio che vale per tutto il mexico) Torniamo alla posada stanchissimi, riprendiamo le forze e andiamo a cena. Claudio ha bisogno di mangiare carne, così Francesco ci consiglia un ristorante Uruguagio nella 5° Avenida. Arriviamo dopo una lunga camminata, ma purtroppo è giorno di chiusura, così optiamo per un ristorantino italiano: Paolino, un po’ defilato nella 5° Italiana, vale a dire la parte più in fondo della 5° Avenida. Si rivela un’ottima scelta, infatti è gestito veramente da Italiani (cosa non facile da trovare) un gruppo di ragazzi toscani saranno a vostra disposizione e il mangiare è ottimo anche se il prezzo non è tra i più economici. Se avete nostalgia di casa, però, andate pure troverete pane per i vostri denti! 08. Maggio 2007 Su consiglio di Francesco, decidiamo di andare ad AKUMAL, la spiaggia delle tartarughe. Qui, infatti, vengono a depositare le loro uova questi bellissimi animali e siamo anche fortunati, perché è il periodo giusto per avvistarle.

Prendiamo il solito Collettivo che ci lascia all’entrata di una sorta di residence, proseguiamo fino al mare a piedi per 500 metri e qui si apre uno scenario fantastico. Akumal è la classica spiaggia che ci si aspetta di trovare ai Caraibi: sabbia bianca, contornata di palme e un mare azzurro cobalto! Subito veniamo avvicinati da un messicano, che parla molto bene l’italiano, ci vuole vendere per 18 dollari un’escursione in barca per fare snorkeling. Siamo un po’ indecisi, perché non abbiamo la macchina fotografica subacquea e questa è un’esperienza sicuramente da immortalare! Così andiamo al Super lì vicino per comprarne una, ma nel frattempo notiamo che queste barche per lo snorkeling, arrivano fino alla barriera corallina, che dista all’incirca un 500 metri dalla riva. Con Claudio allora, decidiamo di provare da soli l’immersione, visto che siamo entrambi buoni nuotatori.

Mio marito, è il primo che si immerge e subito mi chiama, perché vicino a lui ha ben 6 tartarughe indaffarate a mangiare le alghe che crescono rigogliose sott’acqua. Mi infilo gli occhialini e vado anch’io, ma sono meno fortunata, nel frattempo, infatti, sono partite 3 o 4 barche piene di turisti per lo snorkeling e si sono spaventate, scappandosene a largo. Io non mollo e così, dopo ripetute immersioni, riesco a fare un bagno insieme a loro, è stupendo, le vedi fluttuare nell’acqua, quasi che volassero. Soddisfatta, torno a riva a godermi il bel sole, il bel mare e il bel paesaggio circostante.

9. Maggio 2007 E’ il giorno previsto per la gita a CHICHEN ITZA. Ci alziamo presto, alle 7.00, la partenza è prevista per le 7.40, puntuali ci passano a prendere alla Posada con un furgoncino per 14 persone stipato di gente. La compagnia è composta da un gruppo di americani, un ragazzo spagnolo, 2 francesi e 4 italiani. L’autista è un poliglotta e spiega in tutte e 3 le lingue che il viaggio durerà circa 2.30 ore e che all’arrivo sarà lui a farci da guida. “Un factotum”! (già qui la cosa non mi convince...) Arrivamo dopo svariate tappe in mezzo ai villaggi indigeni della giungla, è un viaggio massacrante, perché siamo veramente stipati come sardine! Il caldo si fa sentire in maniera esponenziale e non basta l’aria condizionata altissima che abitualmente i messicani tengono all’interno delle vetture, per rinfrescare l’abitacolo del pulmino. L’ingresso di Chichen Itza non è entusiasmante, sembra quasi un grande parco giochi, fuori campeggia un cartello gigantesco con la sponsorizzazione della candidatura della piramide, come l’ottava meraviglia del mondo (niente a che vedere con una bellezza tipo il Colosseo, o il partenone di Atene). Quando iniziamo il tuor, con l’altra coppia di italiani, ci accorgiamo che le nostre spiegazioni sono sempre molto più corte di quelle degli americani, lasciamo correre... All’interno del sito è tutto un pullulare di bancarelle e di ambulanti che ti vogliono appioppare qualsiasi cosa (questo è il posto giusto per comprare souvenir, si può tirare sui prezzi e arrivare a compromessi davvero convenienti). Il sito è indiscutibilmente da vedere anche se a nostro parere da la sensazione di essere “finto”, vale a dire molto ricostruito e poco naturale. Forse, perché avendo già visto Cobà, Chichen Itza con tutta la sua organizzazione e la sua compostezza, ha perso sicuramente quella magia che ti dà lo scoprire passo passo monumenti immersi nella giungla.

Il giro si svolge velocemente, anche perché sono le 12 e il sole picchia di brutto. Mangiamo nel ristorante all’interno del sito accompagnati da balletti tipici. La cucina come al solito non è niente di che, al limite del commestibile! Ripartiamo alla volta di VALLADOLID, dove faremo il bagno in un cenote. L’ingresso al Cenote è libero, ma l’acqua non è per tutti, vale a dire è gelida! Claudio riesce ugualmente a fare un bagno, per me invece, è un vero toccasana per i miei piedi accalorati.

Ripartiamo alla volta di Playa, ma prima passiamo ad accompagnare il gruppo di Americani e la coppia di Italiani in un resort dalle 7 meraviglie. Con Claudio, però, ringraziamo di aver scelto la nostra posada molto caratteristica, dove per lo meno, si può vivere un po’ di vero Messico! Abbiamo anche capito, che le gite è meglio organizzarsele da soli come facciamo di solito! 10. Maggio 2007 Sempre guidati dalla nostra guida Lonley, partiamo alla volta di PAAMUL, arriviamo alla stazione dei collettivo e ci dicono che la spiaggia dista 2 km di cammino dalla fermata dei pullman, scoraggiati da ciò, cambiamo direzione e torniamo di nuovo ad AKUMAL per poi proseguire alla volta di YAL KU, una laguna naturale che tramite dei racconti di viaggio ci dicono essere bellissima. Il sole è come al solito cocente, perciò decidiamo di prendere un taxi fino alla laguna (si prende 50 pesos, decisamente troppi, visto che la strada è veramente poca!) All’arrivo scopriamo che si deve pagare un ingresso di 75 pesos, così ci avventuriamo su una stradina secondaria che costeggia il parcheggio, nella speranza di trovare una via d’accesso gratuita alla laguna. Arriviamo ad un gruppetto di villette, dove incontriamo una gentile signora americana che ci consiglia di proseguire oltre una steccionata con fil di ferro e camminare per un breve tratto sopra gli scogli così da arrivare ad una laguna “very good”. Purtroppo per me il posto è deserto, ma frequentatissimo dalle iguane. Con Claudio davanti che le cercava di scacciarle e con qualche difficoltà creata dal percorso dissestato, riusciamo a giungere alla laguna. Lo scenario è davvero unico, sembra un po’ il paesaggio del film Laguna Blu. L’acqua è limpidissima, ma non c’è sabbia, solo roccia. Ci fermiamo ad osservare un po’ quest’acqua verde smeraldo e scopriamo che è tempestata di pesci tropicali, di ogni forma e colore non serve neanche mettersi la maschera basta guardare dall’alto. Sembra un enorme acquario a cielo aperto, facciamo qualche foto e poi decidiamo di ritornare verso Akumal a piedi, per poterci fare un bagnetto e stenderci al sole sulla spiaggia caraibica.

11. Maggio 2007 ISLA MUJERES Andate, andate, andate! E’ bellissima, uno spettacolo della natura, è l’isola caraibica dei vostri sogni! Ma andiamo per gradi.

Da Playa del Carmen, è un po’ lungo arrivare, ma non è proibitivo! Si prende, o il collettivo (30 pesos), o l’autobus di linea (34 pesos) fino alla stazione dei Bus di Cancun, da lì attraversando la strada, si prende un collettivo (9 pesos) per il porto (attenzione, sono pericolosissimi, reggetevi forte, perché corrono come pazzi con le porte aperte e se chiedete di fermare vi faranno scendere al volo). Se arrivate salvi al porto, prendete il traghetto per Isla Mujeres (andata e ritorno 140 pesos) quello veloce lo consiglio vivamente, partono ogni ora e in circa 25 minuti sono là. Già nel tratto di mare che divide la costa di Cancun all’Isola, il mare fa vedere tutto il suo splendore. Il colore è di un incredibile blu turchese. Quando si scende al porto di Isla Mujeres, si viene letteralmente assaliti da gruppi di locali che vogliono venderti giri in barca, noleggiarti scooter, biciclette e macchinine da golf. Noi decidiamo di noleggiare uno scooterone, ce lo aggiudichiamo per tutta la giornata a 250 pesos benzina compresa! Iniziamo pian pianino (visti i limiti di velocità), il giro dell’isola. La prima sosta è nell’atollo naturale di Playa Garrafon ... Rimaniamo senza parole... È favoloso! Lungo la strada c’è una terrazza, dove è possibile fermarsi a scattare qualche splendida foto ricordo. L’accesso a questa “spiaggia” è di 3 dollari. Non fatevi trarre in inganno, a meno che non vogliate fare il lancio con la fune. Ci accorgiamo, infatti, che non c’è spiaggia e l’albergo che emette il biglietto d’ingresso, offre un ombrellone e un lettino che però sono posizionati nella terrazza dell’albergo accanto una piscina.

Proseguiamo il giro dell’isola che misura in tutto circa 12 Km di lunghezza. Arriviamo alle Rovine Maya, nulla di che, sono veramente “Rovine” e non valgono la visita, anche perché stanno su uno sperone roccioso affollato dalle iguane. Proseguiamo ancora, facendo però marcia indietro per raggiungere il centro di recupero delle Tartarughe marine. L’ingresso costa 2 dollari e 1 dollaro lo si spende se si vuole acquistare il mangime per le Tartarughe. Naturalmente non ci facciamo scappare l’occasione, spendiamo i 3 dollari e andiamo! Per prime, si incontrano le Tartarughe in convalescenza, divise in 4 vasche ognuna delle quali contiene una specie diversa. Qui, le poverine stanno riacquistando le forze per poi tornare libere in mare. Molti sono i motivi per cui sono state curate, ma il più diffuso è quello dell’essere state pescate per sbaglio.

E’ un’esperienza bellissima, queste creature, ormai abituate, appena ti vedono, si avvicinano per mangiare e quando gli getti il mangime si lasciano toccare! Si prosegue per un pontile sul mare, dove si possono ammirare alcune grosse tartarughe, pronte per essere liberate. Insieme a loro nuota anche un grosso squalo e alcuni diversi pesciolini. Infine, si entra nell’Acquario, qui ci sono molte specie di pesci, stelle marine, e cavallucci. Al centro ci sono 3 vasche per le tartarughine più piccole, una sorta di incubatrice per farle crescere sane e poi liberarle. E’ quasi ora di pranzo, quindi torniamo nella zona del porto e ci dirigiamo verso playa Norte, c’è da dire che le indicazioni stradali non sono il loro forte, così, convinti di essere arrivati, ci fermiamo in una spiaggia limitrofa ad un ristorante. Mangiamo un paio di banane e facciamo un bagno. Non convinti, però, di essere nel posto giusto, risaliamo sullo scooter e raggiungiamo finalmente la vera Playa Norte E’ uno spettacolo senza fine: arena bianca, palme e il mare di un turchese strepitoso. Non resistiamo al richiamo dell’acqua, così abbandoniamo tutto e ci immergiamo. Ci rendiamo conto che si tocca per un paio di chilometri, ossia fino a raggiungere la barriera corallina. Ci facciamo questa passeggiata marina, scattando una serie infinita di foto! Non rimane che finire di fare il giro dell’isola in scooter. Il resto di Isla Mujeres, come ci avevano annunciato, si rivela scoglioso e con un mare sempre agitato, visto che da questa parte si è in pieno oceano e non c’è la barriera corallina a proteggere dalle onde, ma in compenso il mare regala alla terra delle conchiglie bellissime.

Per ultimo, vinti dalla sete, ci fermiamo in un localino a prendere del coco frio. La Signora ci spacca il cocco davanti a noi, prima facendogli un solo buchino in alto e fornendoci due cannucce ci scoliamo tutto il latte, poi, una volta finito ci spacca la noce e con un cucchiaio ci mangiamo la deliziosa e rinfrescante polpa.

Riconsegnamo il motorino, ci fermiamo ancora un’oretta sull’isola per qualche acquisto, poi riprendiamo il battello per Cancun, godendoci di un favoloso tramonto sul mar dei Carabi!.

12 Maggio 2007 Di nuovo in marcia e di nuovo su un collettivo, questa volta con destinazione PAAMUL. Arriviamo sulla carrettera, e iniziamo a camminare verso la spiaggia per una strada secondaria, il tempo oggi per la prima volta è coperto, quindi si và a piedi anche meglio.

Arriviamo in fondo alla via e ci troviamo in un campeggio davanti al quale, in un ambiente molto spartano, si apre la solita spiaggia caraibica, ma qui non troppo curata e un po’ rocciosa. Ci fermiamo sotto una palma con decine di cocchi e ne prendiamo uno per riportalo a casa. Stiamo qui tutto il giorno, c’è di bello che la caletta è quasi vuota tranne che per un gruppo di messicani arrivati verso le 12.30. Ci godiamo il relax. La sera, partiamo un po’ prima dalla spiaggia per poter raggiungere un grande centro commerciale in modo da acquistare qualche ricordino. Come arriviamo in Hotel, inizia una tipica tempesta tropicale, vento, pioggia e luce che se ne và! Rimaniamo chiusi per circa due ore nella nostra stanza. Poi la pioggia ci da un tregua e possiamo uscire per cena. Su consiglio di Francesco decidiamo di andare al famoso ristorante Uruguacio El Emporio (che avevamo trovato chiuso) è un po’ distante dalla classica 5° Avenida, ma ne vale la pena. Servizio e cibo eccellenti. Il loro piatto forte è la carne e in effetti non si fanno parlare dietro! Gli altri due giorni che ci rimangono, decidiamo di passarli in relax, così torniamo nella spiaggia a nostro parere più bella, vale a dire Akumal, distesi al sole tropicale e coccolati dalle calde acque del mar dei Caraibi. Il ritorno è andato liscio come l’olio, la mia paura del volo è naturalmente quasi scomparsa, dopo tutte queste ore passate in aria, solo la stanchezza si è fatta sentire, questa volta molto di più che all’andata, forse sarà per il fatto che si tornava alla vita di tutti i giorni, ma sempre con il desiderio di partire presto per un’altra vacanza! Questo è un viaggio che consiglio a tutti, spero che questo mio racconto possa esservi d’aiuto come per noi lo sono stati molti diari di viaggio letti prima della partenza. E che possa servirvi come supporto alle vostre guide, oppure possa aiutarvi a sognare una vacanza fantastica.

di monia_b - pubblicato il