Retrospettiva di un viaggio a Marsiglia

Allons enfants de la patrie

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  • di SilviaMan
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Tempo fa ho letto un articolo su uno studio condotto per delineare il nuovo profilo del viaggiatore. Dalle indagini svolte sui nuovi comportamenti e sui nuovi trend, addirittura di profili ne sono stati delineati ben sei. Non voglio certo entrare nel merito della questione in sé: piuttosto diciamo che questo è stato lo spunto per interrogarmi su che tipo di viaggiatore io sia, se possa o meno essere inclusa in una categoria e se possano esistere davvero dei types of traveler, dei viaggiatori-tipo, perché credo che il viaggio sia una di quelle esperienze troppo intime’ personali e sfaccettate per poter essere definito attraverso paradigmi e categorie. Di certo posso dire che nell’affrontare un viaggio, io sono fra quelle persone che pianificano tutto. A torto o a ragione non saprei, prima della partenza cerco di organizzarmi e prepararmi nei minimi dettagli: compro un’agenda su cui annoto ogni cosa; studio la carta della metropolitana; cerco, tra le prime cose, di capire la distanza tra l’aeroporto e il centro e il modo più rapido ed economico per raggiungerlo; guardo vlog; leggo blog, articoli e recensioni; guardo le pagine facebook dedicate; cerco su Istagram tutte le geolocalizzazioni dei posti più interessanti; e ovviamente chiedo a tutti gli amici che ci sono già stati per avere informazioni tecniche, consigli, piccole chicche oltre che impressioni e sensazioni. Quel che può sembrare forse un atteggiamento compulsivo-maniacale in realtà ha fondamenti concreti e sensati: in primis, da un po’ di tempo a questa parte, i miei viaggi sono viaggi low cost da pochi giorni, per cui c’è il desiderio e l’urgenza, in quei pochi giorni, di riuscire a condensare il più possibile, di riempire quel poco tempo con tutta la bellezza che c’è da scoprire; in secondo luogo devo dire che a me piace proprio così: sento che il mio viaggio inizia proprio da lì, da quel momento preparatorio.

Ovviamente anche per Marsiglia è stato lo stesso, e a dire il vero le premesse mi avevano un po’ turbata. Ci è stata descritta da molti come una città pericolosa, con zone e quartieri da evitare assolutamente; come una città molto sporca; come una città povera a livello architettonico e monumentale. Nei giorni a Marsiglia abbiamo constatato come tutte queste cose siano vere e assolutamente non vere, come tutto sia relativo all’occhio di chi guarda. Marsiglia è la seconda città più grande della Francia dopo Parigi, oltre che il primo porto di Francia, sesto del Mediterraneo e a livello europeo; e come tutte le città di porto ha quel comune denominatore, quella “sensualità delle vite disperate”, come canterebbe Paolo Conte. Figlia del sole e del Maestrale, Marsiglia è una città caotica, mediterranea;è una città meticcia, un incredibile melting pot di razze, culture, sapori e odori. La prima impressione è quella di trovarti a Marrakech o a Casablanca e poi ti sposti di poco e la Provenza esplode sotto i tuoi occhi; e tra il Nord-Africa e la Francia del sud si muovono italiani, spagnoli, arabi, un amalgama di lingue e suggestioni diverse. Volendo figurarsi una sorta di commedia dantesca delle città, Marsiglia rappresenterebbe sicuramente l’Inferno, la cantica più vera e appassionata, la più drammatica perché la più umana. Marsiglia è così: nel bene e nel male è umana. È una città epidermica e molto di più, ti si attacca alla pelle e penetra nei tessuti fino a raggiungere le viscere. È una di quelle città la cui bellezza risiede proprio nel vivere la sua vita: le strade, i vicoli, la gente, il rumore. È sporca come il suono sporco di una puntina che “graffia” un vinile. È una città ruvida come sono ruvide le mani dei suoi pescatori bruciate dal sole, consumate dal sale e dalle corde delle reti; e al contempo è una città languida e sensuale. È fiera senza essere snob; è potente ed energica; è una città che ha saputo liberarsi da un passato difficile e reinventarsi una nuova vita ;è una città che accoglie. Schopenhauer nel suo “Diario di viaggio” descrive Marsiglia come la città più bella di Francia, perché completamente diversa da tutte le altre. Ma colui che meglio ha descritto questa città, la sua città, è stato sicuramente lo scrittore marsigliese Jean-Claude Izzo che a Marseille ha dedicato, tra l’altro, una famosa trilogia. ‘..Marsiglia non è una città per turisti-scriveva Izzo-..non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere violentemente. Solo allora ciò che c’è da vedere si lascia vedere. E allora è troppo tardi, si è già in pieno dramma. Un dramma atipico dove l’eroe è la morte. A Marsiglia, anche per perdersi bisogna sapersi battere..’.

COSE CHE HO AMATO DI MARSIGLIA

Vieux Port: Da sempre centro storico, culturale ed economico della città, il Porto Vecchio è oggi un porto turistico. Dal fascino un po’ decadente, il porto è il luogo simbolo, l’anima e il cuore palpitante della città. Il porto abbraccia Marsiglia; dal porto si dipana tutta la vita marsigliese: per terra o per mare, dal porto si possono raggiungere tutte le destinazioni. Il Vieux Port è uno di quei luoghi di cui riesci a sentire il respiro; brulicante di vita, sin dal primo mattino è popolato da marsigliesi e non, che si ritrovano per acquistare il pesce freschissimo messo a disposizione dai pescatori su banchi improvvisati spesso sulle loro barche; accanto a questo pittoresco mercato del pesce si ritrovano le odorosissime bancarelle di lavanda e sapone di Marsiglia, il cui profumo intenso si mescola all’odore pungente di mare. Lungo tutto il percorso si affacciano tantissimi bar e ristoranti, con le offerte culinarie più disparate: è qui che è possibile assaggiare la famosa bouillabaisse, zuppa di pesce stufata, tipica della cucina provenzale(anche se il nostro primo pranzo a Marsiglia, sul Vieux Port, è stato in un ottimo ristorante italiano, dove abbiamo mangiato linguine con le vongole e bevuto Peroni). All’ingresso del porto si trovano, uno di fronte all’altro, due forti: Fort Saint-Jean e Fort Saint-Nicolas: è curioso sapere che più che per la difesa della città, i due forti furono costruiti in risposta ad una rivolta contro il governatore locale, tanto che i loro cannoni non erano rivolti verso il mare bensì verso l’interno della città. A dominare il porto dall’alto è la bellissima Basilica di Notre Dame de la Garde, "La Bonne Mère",come la chiamano i Marsigliesi. Istallazione interessante è l’Ombriere, realizzata dall'architetto Norman Foster nell’ambito del programma di riqualificazione, per celebrare nel 2013 il ruolo di Marsiglia come Capitale Europea della Cultura. Si tratta di una pensilina il cui tetto è realizzato con acciaio specchiante, che crea una sorta doppio cielo artificiale che riflette la vita sottostante, includendo anche l’acqua e gli spazi limitrofi. L’intenzione dell’architetto è stata duplice: non solo funzionale, creando una struttura ombreggiante; ma anche quella di dar vita ad un’attrazione particolare, in grado di capovolgere il punto di vista dell’osservatore. Anche il rimando cinematografico per noi è stato duplice: da un lato ci ha fatto pensare alla scena degli specchi sul ponte di Parigi del film Inception di Cristopher Nolan, dall’altra al SottoSopra di Stranger Things. Del porto ho amato soprattutto l’atmosfera , la luce, i colori, il riflesso tremulo dell’acqua, gli alberi delle navi, sottili e allineati, stagliati su un cielo variegato di sfumature, dal turchese al rosa: era come muoversi all’interno di un quadro impressionista. Due chicche sul porto: nel 1909 fu creato sulla riva meridionale il mercato coperto del pesce, che rimarrà attivo fino al 1975, quando sarà trasformato in quello che è l’attuale teatro nazionale della città, La Criée; nel bacino del porto si muove il FerryBoat più antico della città, con la traversata più breve al mondo, che permette gratuitamente di passare da una riva all’altra.

Mucem: il Museo della Civiltà D’Europa e del Mediterraneo, inaugurato nel 2013, si trova all’ingresso del porto. È il primo grande museo francese interamente dedicato alla cultura mediterranea e alle sue interconnessioni con quella europea. Questa meravigliosa struttura, posta tra la città e il mare, è stata realizzata dall’architetto franco-algerino Rudy Ricciotti. Vi si accede dal tetto attraverso una passerella sospesa che lo collega a Fort Saint Jean; al suo interno oltre a mostre permanenti, si organizzano allestimenti temporanei, convegni, e seminari; ci sono inoltre un’area per bambini, una libreria e un ristorante con terrazza panoramica. Dalla terrazza è possibile raggiungere il bacino del porto grazie ad una passeggiata in pendenza, realizzata con svariati metri di ponti: percorrendoli mi è sembrato quasi di essere uno degli omini-pedina che si muovono nel saliscendi della Relatività di Escher. L’aspetto più interessante del museo è proprio la sua struttura, il suo involucro esterno, una sorta di filigrana di cemento che avvolge l'edificio e lo protegge dalla forte luce solare che riflette sulle acque del Mediterraneo. Questa sorta di pelle di cemento, che ricorda le griglie della mashrabiyya, un tipico sistema di ventilazione di origine araba, ma che a me a dire il vero ha richiamato alla mente un merletto, molto simile ai lavori realizzati da mia nonna a chiacchierino, è stato progettato, come ha affermato lo stesso architetto, con una illuminazione che va dal grigio al blu, proprio come la pelle delle sardine che vivono in queste acque. Altro aspetto interessante è il fatto che anche senza visitare il museo si può accedere liberamente alla terrazza panoramica, che è per i marsigliesi un luogo di ritrovo e di incontro, dove si può trascorre del tempo leggendo, ascoltando musica, chiacchierando, disegnando o semplicemente, come abbiamo fatto noi, stando in silenzio, con lo sguardo e i pensieri rivolti à la mer. Vicino al Mucem si erge, giunonica, la Cattedrale di Santa Maria Maggiore, uno dei luoghi di culto cattolici simbolo della città. È designata come Basilica Minore, ma chiamata La Major proprio perché dedicata a Santa Maria Maggiore. Secondo la tradizione sembra che questa monumentale cattedrale sorga nel punto in cui nell’antichità si ergeva un tempio dedicato alla dea Artemide. In realtà la Cattedrale fu costruita tra il 1852 e il 1893, sul posto dove prima s'ergeva la Veille Major, l'antica cattedrale, dedicata a San Lazzaro, quasi totalmente distrutta per far posto a quella attuale. La prima pietra sarebbe stata posta da Napoleone Bonaparte. La Major è un edificio di grande fascino per un duplice motivo: in primis per il suo stile: gli elementi architettonici che la caratterizzano sono di chiaro gusto orientale, neobizantino; ed è piuttosto raro trovare un’architettura orientale in un moderno edificio cattolico: segno anche questo di quella apertura, molto tipica, della cultura marsigliese. In secondo luogo è certo particolare la sua posizione vicino al mare, che contribuisce a creare e ad alimentare il fascino della cattedrale; e sia che la si contempli, in prospettiva, dal mare o da terra, La Major, così imponente e maestosa, ci appare come un meraviglioso acquerello, soprattutto con i colori del tramonto.

Noailles: A due passi dal Porto Vecchio si trova l’arrondissement di Noailles, un quartiere popolare incastrato tra La Canebière, che è la strada principale e più celebre di Marsiglia, e Cours Julien. Fino alla metà del XIX secolo è stato un quartiere aristocratico. Pian piano uomini e donne provenienti perlopiù dal Maghreb e dell’Africa Subsahariana ne hanno preso possesso, “colonizzandolo” con la loro cultura, le loro tradizioni, i loro sapori. Noailles è un guazzabuglio di culture diverse: una babelica baraonda vivace, colorata e rumorosa. Qui si trova il mercato più grande della città, le Marché des Capucins, che per la sua importanza viene chiamato “la pancia di Marsiglia”. C’è tutti i giorni ed è bello passarci in mezzo e farsi invadere da tutta quella fecondità di odori e sapori e da quella mixité di suoni e parole; è un meta-viaggio, un viaggio nel viaggio: il profumo soave di acqua di rose che proviene dalle pasticcerie arabe si mescola ai forti aromi delle spezie degli incensi provenienti dall’India e al persistente odore di fritto; il suono gutturale della lingua araba si mescola a quello elegante e melodioso del francese. Oltre ai generi alimentari si ritrovano prodotti di ogni tipo: da manufatti vari, a stoffe a prodotti per capelli. Proprio in una pasticceria araba abbiamo fatto sosta per comprare dei profumatissimi dolci che abbiamo portato con noi nella ‘scalata’, alla ricerca di refrigerio, verso lo splendido Parc Longchamp , che circonda il maestoso Palais Longchamp, chiamato anche Palazzo dell’acqua, in quanto costruito per celebrare il sistema di canali e di acquedotti, realizzato per fronteggiare la mancanza di acqua che ha colpito Marsiglia in passato; il parco è sede tra l’altro di due musei: il Museo di Belle Arti e il Museo di Storia Naturale. Dal parco ci siamo poi spostati verso Cours Julien, una serpentina di stradine e vicoletti che confluiscono in una graziosa piazzetta con una fontana, colorati tavolini ombreggiati dai famosi tigli, dove la vita si svolge en plein air. Un tempo era la zona del mercato popolare; oggi invece è il ritrovo dei giovani e degli artisti della città; un luogo vissuto e vivo, dalla forte carica creativa, che trasmette energia positiva . È un quartiere esotico in cui hai la possibilità, da un passo all’altro, di girare tutto il mondo: qui si può trovare infatti ogni tipo di cucina, dai piú disparati ristoranti etnici ai ristorantini piú alla moda. Cours Julien è infatti il punto con la maggiore concentrazione di locali e anche con la maggiore concentrazione di graffiti di Marsiglia: le serrande dei negozi e i muri sono interamente ricoperti di colori e storie su muro che raccontano di vite di ieri e di oggi.

LE PANIER: Uno dei modi migliori per scoprire appieno l’anima della città è sicuramente quello di addentrarsi nel quartiere più suggestivo e caratteristico, il centro storico di Marsiglia: le Panier. Percorrere le stradine del Panier significa sentire palpitare il vecchio cuore di Marsiglia; un cuore che parla le lingue del mondo, le lingue della lontananza, della partenza, dell'esilio. Qualcuno ha detto che qui non si sentono i profumi della Provenza... qui si respira l'odore dei porti orientali. Gli odori dell'eterna Marsiglia: così Jean Calude Izzo accompagna il suo lettore nei vicoli del Panier, il suo quartiere. Nascosto dietro il Vieux Port , questo antico quartiere è divenuto nel corso degli anni rifugio di marinai e immigrati da tutti i paesi del Mediterraneo. Era il quartiere dei più poveri, degli ultimi arrivati, tra cui una grande prevalenza di italiani, che rivolgevano immediatamente il loro occhio a le Panier, perché come dice sempre Izzo dove c’è rabbia c’è vita, quindi c’è anche rivolta. Questa sua particolarità ne ha determinato per molto tempo la fama di quartiere da evitare. Ma da ormai una ventina di anni a questa parte, la tendenza si è invertita. Il Panier, pur conservando forte il suo carattere popolare, è stato al centro di un processo di riqualificazione ed oggi è uno dei quartieri più vivaci e caratteristici di Marsiglia. Qui l’atmosfera è completamente diversa da quella della Canabière o dei locali del Porto Vecchio; è un quartiere autentico e pittoresco, con le sue salite ripide, le scalinate irregolari, i vicoletti stretti, le case popolari con le finestre color pastello, gli atelier degli artisti, i negozietti di artigianato, ristorantini e caffè in ogni dove. E se queste stradine, questi scorci incantevoli sono carichi di una poesia tutta particolare, la poesia del vecchio mondo, che senti addosso ad ogni passo; dall’altro, è bello osservare come il nuovo contamini il vecchio e si mescoli ad esso, dando vita ad un perfetto mash-up: le Panier è infatti il regno della street art marsigliese, una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto, che racconta storie e dà nuova vita ai luoghi. In questo quartiere non si può fare altro che perdersi, vagare senza meta, nel saliscendi di vie e viottoli, immersi nel blu del mare del sud e nel giallo ocra, che colorano le case e i portoni; e i deliziosi terrazzini fioriti pieni di vasi profumatissimi di piante aromatiche; i bazar e le botteghe che riempiono le stradine con i loro mobili antichi e i vecchi dischi, i vestiti colorati, gioielli raffinati e ovviamente il sapone; e le piccole piazze, dal gusto tipicamente provenzale, che si aprono all’improvviso, dove puoi trascorrere il tempo bevendo qualcosa, leggendo un libro, o stando semplicemente seduti e rilassati a prendere il sole in faccia, mentre i bambini giocano spensierati, e i ragazzi disegnano acrobazie aeree con i loro skate. Le Panier è una sorta di locus conclusus, un mondo nel mondo in cui lasciarsi trascinare.

LES CALANQUES: ‘..Penso che un sogno così non ritorni mai più..’ cantava Domenico Modugno e io penso di aver capito davvero cosa volesse dire davvero nel momento in cui mi sono tuffata nel blu delle acque delle Calanques. Il Parco Nazionale delle Calanques, istituito nel 2012, è la più giovane riserva naturale di Francia. Situato alle porte di Marsiglia, si estende su tre comuni, Marsiglia, Cassis e La Ciotat, ed è stato creato per tutelare la biodiversità e l'ambiente marino. La riserva comprende 31 ecosistemi terrestri che ospitano 140 specie protette e 14 ecosistemi marini in cui vivono oltre 40 specie protette. L'area comprende numerose calanques, falesie di roccia bianca, dalla forma bizzarra e frastagliata, che si protendono a strapiombo su calette dall’acqua limpida e cristallina, creando meravigliosi giochi di contrasti con il blu intenso del mare. Uno scenario da cartolina, un luogo incantato la cui bellezza ti si imprime potente nella mente e nel cuore. Risulta davvero difficile immaginare che nelle vicinanze di una città affollata e caotica come Marsiglia si possano aprire questi scenari così straordinari , regno di una natura forte, incontaminata, dai colori così vividi . Le Calanques si possono raggiungere a piedi con diversi percorsi trekking, o comodamente via mare, che è stata la nostra opzione. Ed è stato tutto così meraviglioso e rilassante: prendere il largo, spazi infiniti in cui il respiro si apre, il vento che accarezza la pelle; e mentre la barca fendeva il mare i miei occhi si perdevano in quel blu così intenso,, come sa essere solo il blu di Marsiglia; e ripensavo alle parole della canzone delle Femmouzes T:… “le bleu méditerranée.. le bleu de la mer qui fait chanter Massilia..”. Tuffarmi in quel blu mi ha dato un senso di libertà e leggerezza che poche volte al mondo ho provato. Qualcuno ha scritto che il segreto di un buon tuffo sta tutto nell’istante precedente al salto, quell’istante in cui la mente ancora pensa alla gravità della terra ma il corpo sa già di dover volare. È stato bello tuffarsi, affidare il proprio corpo al mare che ha il potere di levigare i contorni, rendere tutto leggero; ed è stata bella la sensazione di meraviglia della risalita in superficie: quasi un emergere da profondità ataviche ed ancestrali verso la luce. Credo che dovremmo sempre vivere come il primo tuffo a mare dopo un lungo inverno.

PARC BORELY: A ridosso della zona balneare più famosa di Marsiglia, la spiaggia del Prado, si trova uno degli spazi verdi urbani più belli della città: il Parc Borély; un parco di diciassette ettari che comprende un giardino alla francese, con una parte boscosa e ampi spazi verdi; un giardino all’inglese, con un percorso pedonale che costeggia un laghetto con le papere; un orto botanico con 3500 tipi di piante provenienti dai luoghi più esotici; un roseto e un tradizionale giardino cinese offerto dalla città di Shanghai. Lungo tutti i percorsi si ritrovano numerose statue e fontane che offrono ai visitatori meravigliosi giochi d’acqua e lo accompagnano lungo il sentiero che conduce allo Château Borély, sede di un museo. Il parco è molto frequentato anche dalle famiglie per le tantissime attività che offre: si possono noleggiare go-cart, biciclette oltre che le barche per una tranquilla “passeggiata” sul lago; si può fare un giro in giostra; andare alla ricerca della fauna che popola il parco; si può trovare refrigerio sotto le fronde di un albero o, come noi, distendersi sull’erba e addormentarsi, avvolti dalla sensazione di quiete e di fresco che ti bagna la schiena. Nel parco c’è anche un grazioso chioschetto, affacciato proprio sul lago, dove puoi mangiare qualcosa mentre i passerrottini ti svolazzano intorno alla ricerca di briciole. Proprio nelle vicinanze del parco sorge la famosa Unité d’Habitation, un palazzo di appartamenti popolari progettato dal celebre architetto Le Corbousier. Nel secondo dopoguerra lo stato francese commissionò a Le Corbusier una unité d’habitation per coloro che non avevano più una casa a causa della guerra. Per quanto fosse quindi urgente realizzare alloggi per tutte le persone che avevano perso la propria casa durante il conflitto, l’intento dell’architetto fu forse più improntato verso una rivoluzione edilizia, una nuova arte del costruire in grado di trasformare completamente il modo di abitare. La Unité d’Habitation, nota anche come Cité radieuse, perché esposta al sole sia ad ovest che ad est, fu ideata infatti come un piccolo quartiere, un parallelepipedo colorato che racchiude al suo interno una piccola città verticale con tutto il necessario per vivere: dalla scuola alla panetteria, al medico; dalla palestra alla biblioteca e ovviamente gli appartamenti, in tutto 337, divisi in 23 tipologie, costruiti su più piani, collegati tra loro da rues intérieurs concepite non come corridoi ma come vere e proprie strade dove le persone potessero incontrarsi; le rues inoltre furono volutamente pensate buie per far risaltare la luminosità degli appartamenti quando si aprono le porte colorate. La sensazione, a dirla tutta, è stata abbastanza cupa e claustrofobica : sembrava di stare un po’ nei corridoi dell’Overlook Hotel(e infatti ci aspettavamo di vedere un bambino su un triciclo da un momento all’altro) e un po’ in una di quelle stranianti ambientazioni al neon dei film di David Lynch. All’interno inoltre fu sistemato anche un albergo per le famiglie che andavano a trovare i loro cari e non erano così costretti a stare lontano da loro. Una città che potesse bastare a se stessa quindi, e che comunque inizialmente non fu capita né apprezzata, tanto da meritarsi l’appellativo di casa dei matti. Oggi molti negozi hanno chiuso; rimane ancora attivo l’albergo e la terrazza panoramica è diventata un museo di arte contemporanea, il Mamo.

NOTRE DAME DE LA GARDE: È un importante ed emblematico luogo di culto di Marsiglia. In stile romanico-bizantino, la basilica sorge nel luogo più alto della città, a 154 metri sul livello del mare, a sud del Porto Vecchio: una vera e proprio torre di guardia, diventata una ‘guardia spirituale’ che veglia sulla terra e sul mare. La statua della Vergine con bambino, la Bonne Mere, come la chiamano i marsigliese, la Madre Buona, svetta sulla punta del campanile, nel punto più alto, per proteggere i marinai, i pescatori e l’intera città. Da sopra si può godere dell’aria pura, della brezza marina e di una splendida vista: il porto, il centro storico e le vicine isole del Frioul. La realizzazione dell’attuale basilica, visibile praticamente da ogni angolo della città, risale al 1853 e fu conclusa un anno dopo con la consacrazione alla Vergine alla quale ancora oggi il 15 di agosto di ogni anno viene dedicato un pellegrinaggio per le vie della città in festa. Davanti alla basilica si rimane davvero senza fiato per la ricchezza degli interni, le policromie, i mosaici, i dettagli in oro e i numerosissimi ex voto: da lapidi e targhe per grazie ricevute, ai modellini di barche delle più svariate forme e fatture, che pendono sospesi dalla volta. Se anticamente questi erano ex-voto portati dai marinai per ringraziare la Vergine per aver assicurato il loro ritorno a casa, tutt’oggi molti uomini di mare consacrano alla Madonna la loro imbarcazione in questo modo. L’incantevole sentiero, ombreggiato di pini, che dal Porto Vecchio porta a Notre Dame, non è lunghissimo anche se un po’ scosceso; secondo la tradizione i pellegrini dovrebbero risalire la collina a carponi, camminando su mani e ginocchia. È possibile raggiungere la basilica anche prendendo un trenino che parte dal porto e che, passando davanti alle spiagge del Prado, risale la collina. La nostra scelta, sebbene io sia amante di trekking e passeggiate, è stata proprio quella più comoda del trenino, visto il caldo eccessivo, che ci ha dato comunque la possibilità e la gioia di godere di una bellissima e luminosissima vista mare. Piccola curiosità : nella discesa dalla collina al porto, la guida del trenino ha inviato tutti i passeggeri a mantenersi con una presa ben salda, perché se durante la salita la Vergine veglia sul nostro cammino con il suo sguardo benevolo, durante la discesa si trova invece dall’altro lato, quindi di spalle: come a dire che la protezione potrebbe non essere assicurata.

CHÂTEAU D'IF: La mia particolare predilezione e attrazione per tutte le suggestioni letterarie, ci ha portato a visitare lo Chateau d’If. Il castello sorge su un isolotto che fa parte dell’arcipelago delle Frioul,poco più che grossi e selvaggi isolotti di pietra calcarea, al largo delle coste marsigliesi. Prima di diventare un’inespugnabile prigione, passata alla storia proprio perché nessuno è mai riuscito ad evadere, il castello nacque in realtà come fortezza militare. Su ordine del re di Francia Francesco I fu edificato nel 500 per proteggere la città dagli attacchi degli invasori. Per la sua posizione strategica al centro delle principali rotte di navigazione, sembrò al re il luogo giusto per una fortezza difensiva a guardia di Marsiglia e del suo importante porto. Oggi Chateau d’If ha perso la sua austera funzione diventando un tranquillo monumento nazionale, un museo con faro visitabile addirittura fin dal 1890. Il castello può essere raggiunto attraverso le imbarcazioni che fanno un servizio navetta dal porto vecchio all’isola( su consiglio di molti viaggiatori, abbiamo comprato il biglietto il giorno prima, evitando così lunghe file sotto il sole). Chateau d’If è un luogo davvero suggestivo da un punto di vista sia paesaggistico che storico oltre che leggendario. Già l’arrivo all’isolotto è di forte impatto visivo ed emotivo: in pochi minuti di navigazione ci si ritrova di fronte a questo immenso gigante bianco, che spicca ancor più grazie al blu intenso del mare che lo circonda, immerso in un’atmosfera di pace e in una quiete che sembrano quasi cristallizzarlo in una dimensione sospesa nel tempo e nello spazio. All’ingresso del castello ci è stato consegnato un opuscolo gratuito che spiegava tutta la storia e tutto quello che avremmo visto. La visita alla fortezza prevede un giro all’interno di quelle che in passato erano le celle della prigione. Le celle sono disposte su due piani. Al piano terra c'erano le celle peggiori: piccole e anguste, senza finestra e con condizioni igieniche pessime (la speranza di vita per chi veniva rinchiuso qui era di 9 mesi al massimo); al piano di sopra c'erano invece celle un po' più grandi con la finestra vista mare, e il camino, a cui si accedeva dietro pagamento di un compenso, come una specie di affitto. Malviventi o presunti tali, personaggi illustri e illustri invenzioni letterarie hanno occupato queste celle. Sembra che i primi ad essere arrivati al Castello d’If furono due pescatori marsigliesi, mentre gli ultimi sono stati dei prigionieri della guerra civile in Alsazia e Lorena, ai primi del Novecento. È proprio però grazie alla finzione letteraria che il castello è diventato una delle principali attrazioni: pare infatti che in una delle sue celle sia stata rinchiuso la Maschera di ferro, il fratello gemello del re di Francia; e soprattutto proprio nelle celle del castello Alexandre Dumas rinchiuse Edmond Dantès e l’abate Faria nel suo capolavoro ‘Il conte di Montecristo’. Dantès sarà l’unico a riuscire ad evadere dal castello; e, proprio per rendere più realistica la finzione, in quella che è stata designata come la cella di Dantès è stato scavato un passaggio nella roccia, per evocare quello scavato dal Conte durante la sua fuga. Ogni anno a giugno viene organizzata una rievocazione della fuga di Edmond Dantes, il Montecristo Challenge, una sfida in mare aperto in cui i partecipanti tentano di fuggire a nuoto dall’Isola d’If attraversando le tempestose acque del golfo di Marsiglia. Per nulla finti sono invece i graffiti lasciati dai prigionieri nella pietra e la cosa lascia davvero senza parole: mentre guardavo quei segni istoriati nella roccia, e spesso ne seguivo il contorno con le dita, mi sembrava davvero di vederli i prigionieri in quelle celle, che ingannavano il loro tempo ormai privo di tempo, che cercavano attraverso quei segni di urlare tutta la loro disperazione, di dare eternità alla loro esistenza, lasciare il ricordo di una presenza, di un passaggio; segni di amore e di dolore; gridati, incerti, netti, abbozzati.

Il nostro viaggio a Marsiglia non può che concludersi con le parole di Izzo: ‘..Questa era la storia di Marsiglia. La sua eternità. Un’utopia. L’unica utopia del mondo. Un luogo dove chiunque, di qualsiasi colore, poteva scendere da una barca o da un treno, con la valigia in mano, senza un soldo in tasca, e mescolarsi al flusso degli altri. Una città dove, appena posato il piede a terra, quella persona poteva dire: Ci sono. È casa mia..’

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Commenti
  1. Fra&Gazz
    , 19/12/2019 16:26
    Ciao Silvia.
    Sono capitata per caso sul tuo diario e sono rimasta incantata da ciò che scrivi.
    Non condividiamo gli stessi gusti, nella scelta delle destinazione: io amo i Paesi nordici, Regno Unito in particolare. Ma se davvero esistono le categorie di viaggiatori, io appartengo alla tua « specie » : mi documento, studio, pianifico nei minimi dettagli. E questa preparazione maniacale, per me, è soddisfazione pura, è anticipazione del viaggio stesso.
    Ti ringrazio per aver condiviso i tuoi ricordi e le tue emozioni; ancora complimenti per i tuoi diari!
    Francesca

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