L'anima chic della Medina

Marrakech si rinnova, mostrando un volto inedito...

Proseguendo verso sud, Guéliz diventa Hivernage. L’elegante quartiere residenziale d’epoca coloniale custodisce uno degli angoli più verdi della città: i giardini imperiali della Menara, un’oasi di pace e serenità ricco di ulivi, aranci, palme, un tempo rifugio privato dei sultani almohadi, una delle cinque dinastie che dominarono la città. Al confine con i bastioni della medina, oltre la Bab el-Jedid, si trova La Mamounia (mamounia.com): il leggendario hotel, che nei mesi scorsi ha riaperto i battenti dopo tre anni di faraonici lavori di restyling, è oggi l’emblema della capitale marocchina che punta al lusso. Un tempo ospitò da Hitchcock a Roosevelt, a Churchill, di recente è stato il quartier generale scelto dalle attrici di Sex and the City 2. A Guéliz era facile sorprenderle a fare acquisti nelle boutique glamour lungo rue de la Liberté, meta dello shopping chic a Marrakech (qui, a differenza del suk, è out contrattare sul prezzo). Fra gli indirizzi di punta, Atika conta affezionati da tutto il mondo per le scarpe multicolore stile Tod’s a prezzi smart (meno di 50 dollari al paio); Intensité Nomade, all’angolo con Avenue Mohammed V, è rinomato per i pregiati caftani, i pantaloni in pelle o seta e i jeans dello stilista di Casablanca Karim Tassi. Ha aperto da poco, ma è già un must, Moor, boutique per la casa del designer Yann Dobry, in rue des Anciens. Tira aria di cambiamento anche nello stile dei riti serali.

Dopo l’ora del tramonto, a locali storici e di un certo fascino retrò come il Grand Café de la Poste (avenue Imam Malik), che resta il più amato specialmente dagli expat francesi per le atmosfere che rimandano all’Indocina degli anni ’50, o lo chiccoso Comptoir (a Hivernage) con l’intrattenimento a base di danza del ventre in stile bollywoodiano, oggi è preferibile il design minimalista e total white dello Skybab Bar. È uno dei ritrovi più chic del momento, sul rooftop del Bab Hotel, dove ci si sente come al Delano di Miami ma all’ombra vigile della Koutoubia, la moschea medievale emblema di Marrakech che con il suo minareto di 77 metri domina la città intera.

le mille e una porta dell’antica medina

Da Guéliz, lungo il viale alberato di avenue Mohammed V si torna nel cuore antico attraverso Bab Nkob, una delle monumentali porte (bab) che si aprono nei 19 chilometri di bastioni d’argilla che cir condano la medina. Dentro le mura, il fascino del passato opulento e imperiale del Marocco è evidente ancora oggi attraverso le decorazioni di mosaici di Palazzo Dar Si Said (rue Riad Zitoune Jedid), ora sede del museo omonimo d’arte e cultura berbera, o nei soffitti di cedro dipinti con arabeschi del vicino Palazzo Bahia, capolavoro architettonico del XIX secolo. Non lontano, nei pressi di Bab Agnaou ci sono le rovine maestose del Palazzo el-Badi, un tempo considerato la meraviglia del mondo musulmano; le tombe Saadiane, la necropoli reale del XIV-XVI secolo; e il Mellah, l’antico quartiere ebraico del XVI secolo. Ma si trova anche uno dei nuovi simboli del presente dorato di Marrakech voluto dal suo re, il Royal Mansur, fra gli ultimi sfarzosi riad nati nella medina, progetto personale di Mohammed VI (royalmansour.com). Nell’intrico dei vicoli che si snodano intorno a Jemaa el-Fna, anche lo stile di fare shopping, famoso e tanto amato in tutto il mondo, sta cambiando. Al gorgogliare di merci di ogni genere e al vociare dei commercianti del suk medievale, che resta comunque la maggiore attrattiva, molti danarosi, fra cui tanti vip, preferiscono le esclusive boutique che stanno fiorendo intorno al suk. Riceve solo su appuntamento, KIS (Keep It Secret), piccolo emporio del lusso all’ultimo piano di una casa che si trova al 36 di Derb Fhal Chidmi, nei pressi della più nota rue Mouassine per le botteghe di lanterne e tappeti berberi. Vende caftani, borse e gioielli disegnati dalla globe-trotter glamour brasiliana Adriana Bittencourt. Dietro place Bab Fteuh, in rue Laksour si entra in un altro piccolo tempio del lusso. Beldi è la boutique che veste la Marrakech più elegante e alla moda con le sue camicie di lino dal taglio sartoriale, le giacche di cashmere alla mandarina, i caftani di seta. È la stessa Marrakesh che di sera si ritrova poi anche a cena nei ristoranti della medina, come a Le Toblis (22 Derb Moulay Abdallah) dove i piatti della cucina tradizionale, dalle pastilla alle tajine, sono accompagnati da suonatori Gnaoua, o al Dar Yacout, vicino a Bab Doukkala, tuttora un’istituzione soprattutto per gli interni scenografici, tripudio di colonne scanalate e fontane d’inizio secolo scorso

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