"Proviamo insieme" traversata del deserto marocchino a piedi e in carrozzina

Da Zagora a M'Hamid El Gizlane, circa 400km attraverso il deserto del Marocco. Insieme, un maratoneta e una giovane a bordo di una speciale sedia a rotelle hanno superato i propri limiti... I limiti della fatica e quelli della disabilità, ...

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  • di saraavalon
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Fino a 500 euro

Giulia inizia la sua settimana di “shakeramento” e Stefano mette fin da subito alla prova la sua preparazione e resistenza fisica. I due camminano ininterrottamente, fermandosi solo per il pranzo all’ombra di una solitaria acacia, fino a Foum Zguid dove dopo quasi tredici ore no stop possono fermarsi a riposare. Qui le nostre guide hanno allestito un semplice ma gradissimo accampamento. Due tende, una per loro e una per noi, un fuoco, tappeti e materassini su cui sedersi per cenare e godersi il meritato riposo. Il sole sta iniziando a tramontare e le sfumature di cui colora il cielo ci colpiscono all’improvviso. Rosso, arancione, giallo, viola e lilla e forse anche qualche screziatura tendente al verde. Uno spettacolo incredibile che ci godiamo bevendo tè all’ombra della catena del Jabel Bani che si staglia poco lontano da noi. La cena, a base di cuscus e verdure è deliziosa ma a rapirci veramente è lo spettacolo del cielo non appena l’ultima luce del giorno sparisce. Ci allontaniamo dal fuoco, anche se fa piuttosto freddo, spegniamo le pile frontali e guardiamo la volta celeste, tempestata di stelle che sembrano circondarci e caderci addosso. Una miriade di piccole luci, più accese e più fioche, grandi e piccole ci lasciano senza parole e con il naso all’insù.

29 novembre 2019: Foum Zguid – Lago Iriki

Dopo una colazione a base di pane e miele di argan al sorgere del sole Giulia e Stefano sono già pronti per partire. Li aspetta il secondo giorno di cammino che li porterà nelle vicinanze del lago Iriki, ormai prosciugato. Si mettono in marcia attorno alle otto quando l’aria del mattino è ancora frizzante e il sole non è ancora riuscito a scaldare la sabbia su cui camminano. Attorno a mezzogiorno la temperatura si alza fino a toccare i 25 gradi rendendo più faticoso l’avanzare del runner che oltre a dei dolori al ginocchio inizia a sentire la tensione dell’addome, continuamente sottoposto agli strattoni dovuti al sistema di ancoraggio della carrozzina. Giulia invece dopo due giorni in sella alla carrozzina, che pare un fuoristrada, avverte i primi fastidi alla schiena. Alla domanda “come va?” entrambi rispondono convinti “tutto bene!” beh…se lo dite voi! Vederli attraversare il deserto, faticare nei tratti sabbiosi e rischiare il ribaltamento del mezzo in quelli sassosi è uno spettacolo che lascia a bocca aperta, sia per la fatica evidente che entrambi fanno che per la bellissima follia dell’idea. Le poche comitive di turisti che troviamo, due jeep e alcuni quad, si fermano increduli a chiedere “Cosa state facendo?” e “Perché?” e beh… c’è una risposta? Attraversano il deserto, perché? Perché possono farlo, la loro voglia di andare oltre non ha limiti.

Dopo 84km finalmente arriviamo all’accampamento dove Stefano e Giulia possono riposare coccolati dai canti arabi delle nostre guide berbere che tentano, invano di insegnarci a fare il pane nella sabbia. Questa ricetta ci lascia inizialmente piuttosto perplessi e ci incuriosisce. Il cuoco del gruppo prepara l’impasto all’interno di una bacinella di plastica, poi lo stende su una coperta vicino al fuoco e inizia con forza a colpire la “palla” di pasta. Quando è pronta ne realizza un disco che prontamente viene coperto con la sabbia che era fino a poco prima coperta di braci ardenti. Il pane è letteralmente sommerso dalla sabbia rovente. Attorno alla forma della pagnotta vengono posizionate con cura altre braci e si attende. Siamo spiazzati. In poco meno di mezz’ora dal centro della forma di pane vediamo salire un leggero sbuffo di fumo, che indica che la cottura è quasi giunta al termine, iniziamo anche ad avvertire il classico profumo del pane appena sfornato. Certo, sfornato da un forno piuttosto singolare. Quando è il momento i ragazzi berberi estraggono la pagnotta dalla sabbia e incredibilmente non è cosparsa di granelli e pare davvero invitante. La mangeremo l’indomani perché adesso è tardi ed è già ora di andare a letto

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