Marocco Orientale… autentico e incontaminato!

Dopo aver esplorato la costa Mediterranea e la costa Atlantica nel nord del Marocco, scesi fino a Ifrane e risaliti fino a Taza, riprendiamo da Taza la seconda parte di questo viaggio all’avventurosa scoperta del Marocco Orientale.

  • di Mara Agostini
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Proseguiamo il viaggio e nel tardo pomeriggio arriviamo a Debdou. Debdou è una piccola città ai piedi delle montagne, famosa un tempo per essere stata il centro di cultura ebraica, il Mellah è ormai quasi disabitato ma noi abbiamo trovato li un grazioso riad, molto spartano ma piacevole, il proprietario non c’era, quindi il guardiano ci ha lasciato le chiavi, eravamo gli unici ospiti, il nostro Mohamed si è dato da fare in cucina e ci ha preparato una cena con i fiocchi. Appena arrivati abbiamo fatto una passeggiata tra vicoli dove qua e la da qualche porticina aperta si intravedeva, o una cucina o un divano, o qualcuno che ci guardava incuriosito, chiaramente delle abitazioni. Siamo scese fino al centro della piazza notando che è provvista anche di un pullman, gli uomini tutti radunati nell’unico bar intenti a guardare la partita dei mondiali. Mi è piaciuto molto questo villaggio, si respirava aria di autenticità.

Notte magica al chiaro di luna!

21 giugno Debdou/Figuig

Al mattino ci svegliamo sommersi dalla nebbia, il guardiano del riad ci prepara una abbondante colazione e decidiamo di partire di buonora. La strada è in salita e tra la nebbia e il profumo dei pini sembrava di essere in un paesaggio montano Europeo. Arrivati quasi in cima la nebbia sparisce e un sole accecante ci fa vedere un panorama di una nitidezza incredibile. Come cambiano spesso i paesaggi in Marocco! Scesi dai monti verdi e rigogliosi ci troviamo nella famosa piana del Plateau du Rekkam e qui inizia un panorama piatto, strade dritte infinite non si vede la fine un po’ noiose ma affascinanti, incontriamo si e no un paio di auto e qualche pastore con le capre. Questa estensione desertica è abitata da nomadi Beniguil che vivono in accampamenti molto particolari, infatti le tende sono molto gradi e basse, in uno di questi ci siamo fermati e abbiamo dato ai bambini dei giochi, il capofamiglia ci ha accolti con simpatia ma non ci ha permesso di entrare nella tenda perché c’erano le donne. Arriviamo alla città di Tendrara, finalmente vediamo esseri umani! Facciamo una sosta e proseguiamo, poco prima di Bouarfa troviamo la famosa stazione ferroviaria ormai abbandonata costruita negli anni 30 durante il Protettorato, a fianco uno dei tanti campi di lavoro diventato una prigione per i lavoratori che erano soprattutto prigionieri di guerra.

Nella graziosa città di Bouarfa facciamo sosta per il pranzo in uno dei pochi localini della piazza, ci accontentiamo di quello che troviamo! Il caldo si fa sentire alla grande ma siamo sempre entusiasti e carichi di gioia per questo viaggio che si sta rivelando a dir poco stupendo! Nel tardo pomeriggio arriviamo a Figuig, dalla strada in lontananza vediamo questo grande polmone verde in mezzo al deserto! Figuig è all’estremo Est del marocco ad un passo dall’Algeria dal confine chiuso. La più estesa oasi del Marocco, un mondo a parte, semi-sconosciuto, con i suoi 7 ksar (villaggi fortificati) che compongono la città, con i vicoli coperti e le donne completamente vestite di bianco. Avevamo il nome del riad che ci avevano consigliato “La Maison de Nana” e devo dire che è stata un’impresa non facile trovarlo all’interno dei vicoli dello Ksaz Znaga. Il Riad ci ha fatto subito una buona impressione sia per l'accoglienza sia per la pulizia, l'ordine e il bel arredamento. Favolosa la terrazza dove si domina tutta la città e i monti dell'Algeria. Depositati i bagagli siamo andati con la guida a esplorare il territorio; dai labirintici Ksar fatti di corridoi e sottopassaggi oscuri, ai canali che serpeggiano tra le palme, le grandi vasche di raccolta dell’acqua che sembrano piscine, i palmeti da cui spiccano i bianchi minareti... qui è diffusa la produzione di datteri e cous cous e la lavorazione del legno. Le donne invece si dedicano alla tessitura. Decidiamo poi di cenare al Riad con un buonissimo cous cous

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