Marrakesh, Essaouira e il deserto africano

Viaggio tra i papaveri, la neve e sabbia del deserto

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  • di federica21
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Ci spostiamo più ad est ed entriamo nella Maison de la Photographie (40Dh) e non manchiamo di salire sulla terrazza panoramica con una vista a 360° sulle case e i minareti della città con le cime innevate dell'Atlante sullo sfondo... una vista assolutamente surreale. Acquistiamo le riproduzioni delle foto che più ci hanno colpito e dopo un breve riposo nel nostro vicino riad ceniamo da Kui-Zin. Lo spettacolo al tramonto dalla terrazza con musica berbera dal vivo non delude le nostre aspettative, come la cucina. Davvero buona. Non è molto distante dal nostro riad e quindi lo raggiungiamo facilmente al rientro dopo la cena. Fate attenzione però che alle 22:00 alcune porte nei vicoli della medina vengono chiuse e non fidatevi di chi vi dice che lo siano già prima di quell'ora perchè lo farà a pro suo per farvi fare con lui un'altra strada e spillare anche 100Dh ai più broccoloni. Comunque non preoccupatevi, nella mappa del vostro riad sono segnalate.

La domenica di buonora ci dirigiamo verso sud, al Palais el-Badi (20Dh minbar compreso), letteralmente l'incomparabile, una rovina stupenda dove hanno fatto il nido decine di cicogne. Si dice che il giullare di corte con una battuta previde l'imminente futuro di un palazzo che deve essere stato all'altezza del nome. Le vasche d'acqua chiara circondate da giardini di olenadri e aranci sono il paradiso per questi uccelli maestosi che ne hanno fatto la loro dimora. La giornata è così tersa che il cielo si riflette sull'acqua in uno spettacolo suggestivo. Visitiamo anche il Palais de la Bahia (10Dh), un bellissimo palazzo dai soffitti dipinti, le pareti intarsiate ed una bellissima corte piastrellata. Pranziamo al Kasbah Cafè di fronte all'ingresso delle tombe dei Saaditi con delle ottime brochettes di carne (spiedini), hummus e verdure sulla terrazza da cui si gode un'ottima vista sulla moschea. Il clima, di solito, in questo periodo dell'anno a Marrakech non è dei migliori, spesso è nuvoloso con pioggia e temperature ancora non troppo miti. Beh, che dire, abbiamo beccato la settimana di assaggio d'estate con un cielo azzurro ed un sole che ci ha ricordato di essere in africa: scottati, inevitabilmente! Visitiamo le tombe dei Saaditi, purtroppo con una buona parte in restauro e chiusa ai visitatori, e successivamente veniamo rapiti dai profumi del mercato del quartiere a mattorni crudi della Mellah. In paesi come questo gli schicchinosi hanno vita breve: entriamo, anzi veniamo trascinati, dentro un negozietto di spezie da una persona che parlava l'italiano piuttosto correttamente e ci illustra una decine di preprati e il loro utilizzo e delle tavolette profumate; mentre siamo inebriati dal sensualissimo profumo dell'ambra fa cenno al proprietaro del negozio di servirci un tè e tornassi indietro non avrei mai voluto vedere quel piccolo gesto, per loro naturale, di gettare via la rimanenza nel bicchiere, riempirlo di nuovo e porgercelo. Per non offendere nessuno ho buttato giù lentamente il tè bollente sperando che ad appoggiare le labbra prima di me fosse stato almeno un bel giovane forte e sano! Ceniamo al Cafè Clock incuriositi dall'hamburger di carne di cammello citato nella guida, una carne a tendenza dolce, molto magra, ma non troppo asciutta. Senza infamia né lode.

Il lunedì mattina lasciamo il riad e tramite un autobus della Sopraturs (70Dh) ci trasferiamo ad Essaouira, la cosiddetta città del vento che affaccia sull'oceano atlantico.

Se a Marrakech i colori predominanti erano l'ocra e il rosso, qui prevale il bianco e il blu e l'odore di salsedine portato dal vento si sente in tutti gli angoli. Pranziamo a El Minzha con 3 portate a menù fisso per 120Dh e raggiungiamo il Riad Bad Essauira. Munitevi di giacca a vento, vi servirà, perchè il vento soffia forte ed è bello fresco. Visitiamo il bastione di evidente impronta portoghese (10Dh) da cui si vedono anche delle rovine sulla sabbia raggiungibili solo con la bassa marea. Nella parte francese, il porto vero e proprio, sono ormeggiati i numerosi pescherecci che riforniscono l'asta del pesce ogni giorno e barconi di legno in costruzione. Per qualche spicciolo mi hanno fatto entrare nel cantiere per fare delle belle foto a quegli scheletri di legno e fare due chiacchiere con un operaio e scoprire che quei bestioni vengono costruiti dalle sapienti mani di 9 persone in appena un anno. Lasciamo il porto alle spalle e ci facciamo una passeggiata lungo la spiaggia sabbiosa. Ritorniamo al paese e ci godiamo il tramonto sull'acqua dal lungomare a destra del bastione e cicliegina sulla torta ceniamo nel miglior ristorante di questo viaggio, al One Up, sia per qualità del cibo (ottimo foie gras e burgher di salmone), sia per la location suggestiva e romantica con una enorme parete tappezzata di specchi e candele

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