Città imperiali del Marocco

Viaggio di gruppo in autobus tra Fes, Marrakech, Meknes e Rabat per una settimana da mille e una notte

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  • di antocimani
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Dopo pranzo percorriamo ancora qualche chilometro e sostiamo a Volubilis, sito archeologico romano patrimonio dell’Unesco. Si possono ammirare, ancora ben conservati, i resti della basilica, dell’acquedotto e delle terme ed in particolare i mosaici policromi a pavimento che la nostra guida bagna con dell’acqua per farci prendere coscienza dei colori originali. Qui incontriamo un esemplare di macaco marocchino di pochi mesi che si diverte a giocare con noi, rubacchiare, scroccare del cibo ma che alla fine ci ringrazia dandoci la mano.

L’indomani è completamene dedicato alla medina di Fes, la migliore conservata secondo le varie guide. Fes è famosa per la lavorazione della ceramica decorata in blu cobalto e il giro inizia proprio in una fabbrica statale in cui i creatori di questi meravigliosi oggetti sono ragazzi e ragazze recuperati dalla strada che hanno avuto modo di apprendere un mestiere.

Compriamo solo due piccoli tajine da esposizione riservandoci di fare altri acquisti nel suk.

Il suk, appunto, questo sconosciuto…odori, sapori, colori.

Tessuti, spezie, chincaglierie, saponi, dolciumi, frutta secca, frittelle, olive, pane, babouche, couscouchiere, carne, pesce, lumache, il tutto in un labirinto caotico e affascinante.

Visitiamo l’esterno della moschea Al Karouine, e dall’interno la Madrasa al Attarine e il caravanserraglio Nejjarine, attualmente sede del museo del legno. Dalla sua terrazza apprezziamo per la prima volta le famose concerie di Fes. Continuiamo il giro con la casa dei tappeti e giungiamo presso un laboratorio di pelli. Ci dotiamo dell’immancabile rametto di menta fresca e saliamo le strette scale che ci portano su in cima e che offrono alla nostra vista centinaia di vasche colorate in cui uomini, che i nostri occhi percepiscono come minuscoli robottini, immersi fin oltre la vita, pestano le pelli, le spazzolano, le sbiancano con la calce viva, le tingono con prodotti naturali e le mettono al sole per l’asciugatura. L’odore è acre ma niente di insopportabile specie se, come nel nostro caso, non si ha lo stomaco debole. Trascorriamo la serata, la vigilia di Natale, a Fes in un bell’hotel. Il nostro programma era quello di fare un hamman e un savonnage marocchino ma poiché anche nelle migliori strutture (anche questa volta siamo in un Barcelò) le sale sono separate per sesso, desistiamo. Ci concendiamo ugualmente un bagno caldo e ci prepariamo per una passeggiata sui grandi boulevard che portano al Palazzo reale.

Ben riposati e dopo una abbondante colazione affrontiamo il ‘giorno più lungo’ del tour, lo spostamento a Marrakech, ben 12 ore di viaggio. Attraversiamo la catena montuosa dell’Atlante trovando addirittura la neve nella località di Ifrane, conosciuta come la piccola Svizzera, per paesaggio e costo della vita.

Dall’autobus si scorgono boschi verdeggianti che si alternano a distese desertiche, baracche, case di terracotta, minuscoli villaggi in cui però è sempre presente un bazar e un barbecue acceso.

Sostiamo a Benin Mellal per un frugale pasto. Il tragitto si rivela più lungo e scomodo del previsto e arriviamo in città che è praticamente ormai buio. Alle dieci, quando le nostre famiglie si stanno per mettere a tavola in Italia, noi siamo già a letto. Guardiamo in tv la S.Messa di Natale e ci addormentiamo presto. Domattina vedremo, finalmente, la città delle mille e una notte.

Marrakech si rivela, in effetti e fin da subito, l’incarnazione del mondo arabo per eccellenza. Possiede tutti quegli elementi che ci si aspetta di vedere in Marocco, dall’architettura alla vita quotidiana. Visitiamo il Palazzo di Bahia, fatto costruire dal visir di Hassan I, Ahmed Ben Moussa, nel XIX secolo per ospitare le sue concubine. È conosciuto come il Palazzo della Bella, si trova nella Mellah di Marrakech ed è costituito da una serie di saloni, adornati da marmi e zellij, e giardini fioriti in tipico stile moresco

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