Marocco Classico

MAROCCO Casbah – I fiori di Rabat. Scusi lei e’ il capogruppo per il Marocco?”. Le ero passato accanto una decina di volte, mai avrei pensato… : faccia santa, abito monacale, cappellino spiovente sopra lenti spesse un dito, valigia con ...

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  • di Alighiero Adiansi 1
    pubblicato il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

MAROCCO Casbah – I fiori di Rabat.

Scusi lei e’ il capogruppo per il Marocco?”. Le ero passato accanto una decina di volte, mai avrei pensato… : faccia santa, abito monacale, cappellino spiovente sopra lenti spesse un dito, valigia con rotelle, insomma della serie “andata e ritorno da Lourdes senza che la Madonna potesse fare niente…”. LORO sono tranquillamente seduti sulla panchina, sorridono “Si, ci siamo anche noi … Alighiero?”, uno sguardo a lui, uno a lei, e due a loro… papa’ mamma e bambine mi squadrano diffidenti, la famiglia Poletti al completo. “Ok, facciamo svelti per favore che c’e’ un casino infernale, con tutti quei piloti … ammalati!”. Facciamo il check-in nonostante manchi una partecipante, riusciamo ad avere i posti sul volo delle 7 che parte sicuro, il nostro delle 8ancora non si sa. Chiamano l’imbarco mentre mi faccio largo tra la folla trascinando con una mano una valigia di piombo e con l’altra la sua proprietaria rintracciata in extremis mentre vagava per l’aeroporto ignara di essere in clamoroso ritardo. Check-in volante, solo il tempo di intravedere sotto quella massa di riccioli biondi, gli occhi celesti di Sim ona. Grandi corse, grande fretta ma finalmente prendiamo un po’ di fiato seduti ai nostri posti no-smoking, ma quanto fiato prendiamo! Due ore fermi sulla pista mentre l’aereo delle 8 parte in perfetto orario! Dal caos di Linate a quello di Fiumicino il passo e’ breve. Il resto del gruppo arriva un po’ da tutta Italia, dispero di trovarlo, lo sciopero selvaggio dei piloti ha ripercussioni pesanti sui voli nazionali, e’ impossibile che arrivino tutti, e infatti al punto di ritrovo non c’e’ nessuno, vado ad informarmi ed ecco il miracolo, hanno gia’ fatto il check-in, sono gia’ all’imbarco… chi da Pisa, chi da Treiste, le ragazze di Roma, mancano solo i genovesi, li cerco fino all’ultimo tra la calca brulicante… niente. L’imbarco e’ quasi completato e sono rassegnato alla mutilazione del gruppo quando buttando l’ultimo sguardo vedo due tipici liguri farsi largo tra la folla e correre verso il gate; un breve sguardo e’ sufficiente per capirci, la corsa disperata ha lasciato Andrea senza fiato e Francesca senza bagaglio (ma ancora non lo sa). E cosi’ con iripetibili auguri di …lentissime guarigioni a tutti i piloti ammalati, dopo 3 ore atterriamo a Casablanca al gran completo di uomini, donne, vecchi e bambini. Pronti via… l’avventura comincia. Mentre Francesca fa a pezzi l’ufficio Alitalia alla ricerca del bagaglio e il neo-cassiere con guardia del corpo va in banca a fare il pieno di dirham, io, il Poletti e Andrea compiamo il mitico rituale del con ritiro e controllo edlle leggendarie (nel senso che tutte le relazioni ne sparlano), storiche (nel vero senso della parola), insostituibili ( nel senso che sono sempre le stesse non si sa da quando), misteriose (nel senso che non si capisce come potremo portare a termine il viaggio) R4 della Budget. La scelta non e’ facile, a vederle da lontano sembra di notare un ghigno diabolico tra i fanali e il paraurti. Soliti controlli inutili, le ruote di scorta sono perfette, le altre hanno i copertoni cosi’ consumati che riusciamoa intravedere le camere d’aria arlecchinate, tiriamo su il cofano e ci vanno giu’ le braccia … scegliamo a simpatia e andiamo a far benzina tanto per abituarci alla guida. La mia non ne vuol sapere di tirar dritto e insiste per andare a destra, l’altra tende piu’ a sinistra, anche qui e’ arrivata la par-condicio; quella che sembra tener meglio la strada arriva prima al distributore, ma la benzina introdotta cosi’ allegramente dal benzinaio, esce altrettanto allegramente da un buco del serbatoio, “Pas des problems” “ … pas des problems un cazzo!!! Mon ami, changez la volture muy rapidamente!” Quando carichiamo i bagagli ringraziamo l’Alitalia di averne perso uno (se ne perdeva due era meglio!), Francesca non e’ d’accordo, non riesce a rassegnarsi alla perdita delle sue mutande preferite, ci offriamo tutti di rifornirla ma e’ inconsolabile ed inoltre le misure non quadrano. Sull’autostrada che ci porta a Rabat ci rendiamo conto che le nostre auto renderanno di piu’ sulle strade di montagna in quanto la tendenza a curvare e’ quasi incontrollabile. Non sono riuscito ad evitare Rabat e quindi eccomi qui per la terza volta fuori dalla grande moschea incompiuta ai piedi della torre di Hassan. All’ingresso le impeccabili guardie reali sui loro bianchi destrieri attirano l’attenzione della piccola Grazia “ Ma quante ore al giorno dovete stare li?” “5 dirham e te lo dico…” cominciamo ad ambientarci! Attraversiamo la medina con un codazzo di pseudo-guide ed arriviamo alla casbah da dove si domina la bianca Sale’ e la nera spiaggia. Il cafe’ Maure e’ una sosta obbligatoria: te’ alla menta per tutti, Coca Cola per Grazia. Attraversando il bel giardino uno dei nostri accompagnatori indica una curiosa pianta dai grandi fiori bianchi, dice si usa farli seccare e farne una tisana dagli effetti allegretti; nessuno sembra farci caso ma dopo che il gruppo e’ passato sulla pianta sono rimaste solo le foglie e alla sera a cena il cassiere e le due romane hanno ballato a lungo sui tavoli del Bahia. Prima di lasciare Rabat visita d’obbligo alla necropoli di Chellah dove sembra si siano date convegno tutte le cicogne del mondo; attorno alla fonte della fertilita’ nasce una lunga discussione tra le ragazze che considerano piu’ divertente tentare il concepimento facendo restare una monetina sulla piattaforma in mezzo alla fonte miracolosa e quelle che preferiscono i metodi piu’ classici, alla fine abbiamo messo ai voti ma noi maschietti siamo stati esclusi dalla consultazione. A Meknes nonostante un temporale come non si vedeva da anni (qui c’e’ qualcuno che porta sfiga!), Andrea e Francesca tornano illesi da Casablanca dove hanno recuperato i resti del bagaglio perso, e quando dico i resti intendo “resti”: nel bagaglio sembra sia passata una cannonata, dove prima c’era un angolo in alto a sinistra adesso c’e’ una breccia dai bordi bruciacchiati, la valigia e il suo contenuto sono inutilizzabili e Francesca passera’ il resto del viaggio pensando ai metodi piu’ crudeli per mandare in rovina la nostra compagnia di bandiera. Nella bella piazza della medina facciamo la copia delle chiavi delle auto pagandole a peso d’oro (in realta’ 5 dh l’una sono gia’ tanti) e facciamo il pieno di frutta al mercato coperto: cocomeri e meloni saranno il nostro menu’ fisso per i prossimi giorni. Passiamo davanti al palazzo reale dove non si puo’ entrare e andiamo a vedere le antiche scuderie ristrutturate per girare alcune scene di un film con Michael Douglas. Riprendimo le auto versando il consueto obolo al posteggiatore e mentre cerchiamo la strada verso Fes, controllo nello specchietto se ci siamo tutti:ecco i Poletti (la loro auto non ha mai avuto problemi), poi la R4 del cassiere, poi… un nuvolose bianco dove dovrebbe esserci la quarta macchina. Corriamo a vedere, non e’ fumo… sembra farina… eì farina, in mezzo al nuvolose intravedo la sagoma integra della R4, un motorino meno integro per terra, un marocchino molto integro che sta snocciolando tutti i nomi di Allah compresi alcuni in bergamasco e un sacco di farina che integro lo era stato fino a pochi istanti prima che Simona lo investisse in pieno. La biondina ha iniziato cosi’ la serie di incidenti e quasi-incidenti (alla fine saranno piu’ delle puntate di Beautiful) che mi costringeranno a sorteggiare ogni mattina i passeggeri della sua auto in una irreale atmosfera da roulette russa.Ci ritroviamo a vagare per le rovine di Volubilis all’ora piu’ calda possibile, e quindi sostiamo a lungo al bar dietro l’ingresso dove mi ricordavo di aver mangiato delle omelettes al formaggio che si confermano ottime. Attraversiamo la citta’ santa di Moulay-Idriss e tra un bel panorama di di coline e uliveti ci dirigiamo verso Fes, raccolta tra le antiche mura nella penombra del tramonto. Fes e’ la citta’ piu’ caratteristica tra le Imperiali, la sua universita’ e’ la piu’ antica del mondo arabo e nella sua medina conviene passare piu’ tempo possibile girovagando tra moschee e mederse,, trta negozi che accettano la VISA e artigiani accucciati in bugigattoli microscopici. La nostra guida ha dieci anni e nella medina ci passa tutta la giornata, non potevamo trovar di meglio in quanto le guide ufficiali non fanno altro che portarv i da un negozio all’altro e meno si compra piu’ s’incazzano, invece il bimbo ci accompagna solo al negozio del padre, a quello dello zio, del cugino, del fratello… Un angolo bellissimo e’ il suk delle spezie, in una piazzetta dentrio un cortile, il momento piu’ drammatico e’ invece l’attraversamento del mercato dell’HiFi dove sopra le nostre teste transitano televisori, antenne, videoregistratori di tutte le dimensioni, immagino che al prossimo viaggio trovero’ il suk del computer. Alla sera ceniamo in un ristorantino molto tipico insieme con la nostra mini-guida, domani c’e’ la lunghissima tappa verso il deserto ma qualcuno passera’ la notte in discoteca, i misteriosi fiori di rabat continuano ad irradiare i loro influssi malefici. O benefici. Per motivi tecnici abbandoniamo una delle auto all’ufficio della Budget di fes ottenendone in cambio un’altra con gli stessi identici problemi della prima (ad ogni curva la ruota tocca la carrozzeria), decidiano di non allungare ulteriormente i tempi e dopo aver alleggerito al massimo l’auto lasciamo Fes diretti a Erfoud dove arriviamo che e’ quasi buio. Fermo l’auto davanti a “Les Fossiles”, Mohammed non s’aspettava di vedermi dopo avergli annunciato per lettera la nascita dei miei gemelli e d invece eccomi qui, con un permesso speciale di mia moglie e la Michelin imbottita delle foto di Stefano e Marcello nello splendore dei loro 5 mesi.. Il Tafilalet e’ diventato troppo caro per noi, utilizzeremo solo la sua piscina e la sua birra, per cena prenotiamo una succulenta Kalia al Dunes, mentre per la notte troviamo finalmente un alloggio degno di Avventure al Gazelle. La temperatura delle camere non supera i 40 e per evitare correnti d’aria alcune camere non hanno finestre; dalla doccia arriva solo acqua calda e qualcuno ha il coraggio di lamentarsi. Francesca e’ entusiasta della sistemazione e chiede di poter alloggiare anche le prossime notti in alberghi della stessa categoria. Dpo aver saldato un paio di marmitte partiamo per Merzouga passando prima dalla casbah di Maadid e dal villaggio, splendido, di Tinrhenas. Tra una foratura e l’altra arriviamo sulle rive di uno splendido lago azzurro in mezzo alle dune a pochi chilometri dal villaggio Merzouga. Sembra un miraggio e invece qualcuno rimane impantanato fino alle ginocchia in un indefinibile miscuglio di sabbia e guano (per non dire m…) prodotto dai grandi flamingo rosa che svolazzano sopra l’acqua.. Superiamo il Soleil Bleu, un po’ troppo lontano dalle dune e ci fermiamo all’Erg Chebbi. Davanti alle dune nessuno riesce a trattenersi dal rotolarsi nella sabbia finissima che, complice il vento, s’infila ovunque, in particolare nella macchina fotografica di Simona che da oggi vivra’ fotograficamente alle spalle del cassiere. Il buio e’ ormai sceso sul gruppo allineato sulla cresta in attesa del tramonto, riesco a convincere anche i piu’ scettici che il sole e’ gia’ sceso da un’ora alle nostre spalle e che per rivederlo occorre attendere l’alba. Per sicurezza organizziamo un’escursione in dromedario alle tre del mattino. Per non perdersi lo spettacolo stellare, gran parte del gruppo decide di dormire sul tetto dell’Erg Chebbi. Per non prendersi un accidente, gran parte del gruppo decide dopo mezz’oretta di dormire dentro le camere. Dall’escursione seminotturna torniamo tutti assonnati ma soddisfatti, molte suggestive immagini resteranno a lungo nei nostri occhi, molte fastidiose piaghe resteranno sui nostri sederi. Addio Merzouga! Passando per Rissani e’ d’obbligo fermarsi alla “Maison Tuareg”; nel fresco salone del negozio possiamo ristorarci e riposare mentre una serie inarrestabile di tappeti ci viene srotolata sotto il naso. Come sempre, nonostante la ferma convinzione di tutti di non acquistare nemmeno un pelo di cammello, molti si ritrovano col pacchettino sotto il braccio. Il personale e’ molto simpatico, a un certo punto compaiono tam-tam e altri strumenti e comincia un intrigante concerto dal vivo che coinvolge parte del gruppo fino alla fatidica “…bella ciao”. Ci vengono offerti frutti e panini, ma e’ solo quando il proprietario stappa una bottiglia di champagne francese che Francesca e Giuliania cominciano ad avere qualche dubbio sui prezzi dei loro tappeti. Facciamo ricostruire le R4, salutiamo Mohammed e imbocchiamo la strada per Tinerhir e le gole del Todrha. Paghiamo 2 dirham per auto (una novita’) all’ingersso del canyon, lo spettacolo e’ sempre impressionante, le pareti gettano la loro ombra cupa sulla strada e lasciano una fetta sottilissima di cielo sopra di noi. Le Roches e’ uno dei due hotel alla fine della strada asfaltata, che trasformata in pista prosegue poi fino ad Imilchil o alle gole del Dades, ma non si puo’ chiedere l’impossibile alle nostre auto gia’ in difficolta’ a guadare il fiume. L’accoglienza di Abdul e’ sempre cordiale per i gruppi di AnM, per la parte femminile dei gruppi, anche troppo. Abbiamo a disposizione la solita saletta (in inverno ci dormiamo), per i bagagli e le docce, mentre due belle tende imperiali fungono una da ristorante e l’altra da dormitorio. Il dopo cena e’ piu’ breve del solito e dal russio proveniente dalla tenda-notte devo dedurre che i “fiori di Rabat” sono finiti. Della rossa valle del dades ci rimane il ricordo della pioggia (insisto, qualcuno porta sfiga) e della tajine berbera al ristorante ai piedi della salita. Al cassiere rimane anche il ricordo di qualche problema intestinale, ma passando dalla valle delle Rose il gruppo non ne risente troppo (in ogni casa io che dormo con lui faccio una buona scorta di profumi). Verso Ouarzazate la temperatura si alza notevolmente, in particolare per chi come me e’ obbligato a viaggiare con i finestrini chiusi, vi chiederete il motivo di di questo martirio… me lo chiedo anch’io! Ai bordi della piscina del Vallee’ sembra di essere in vacanza ed e’ qui che decidiamo di saltare Zagora per dedicarci ai villaggi in montagna della zona di Tafraoute, a sud di Marrakech, una zona nuova anche per me. La tappa che oggi ci portera’ fino a Marrakech e’ lunga e faticosa per cui decidiamo di partire al piu’ presto e infatti verso … mezzogiorno lasciamo la piscina dell’hotel e dopo mezz’oretta siamo ad Ait Ben Haddou. Addio Ouarzazate! A sentire i bambini che ci accompagnano sembra che abbiano girato piu’ film qui che a Cinecitta’, in realta’ data la bellezza del posto non si fatica a creder che sia vero, pero’ qualche perplessita’ riguardo allo “squalo” mi rimane. Intanto da un turista francese apprendo che la pioggia notturna ha reso impraticabile la pista per Teluet per cui riprendiamo la P31 e poco prima del passo Tizi-n-Tichka imbocchiamo la stradina stretta e asfaltata che porta a Teluet attraversando un paesaggio cosi’ bello che ci costringe a continue soste fotografiche, i punti esatti lo decidono le gomme afflosciandosi. Con tutto questo era inevitabile arrivare a Marrakech al buio. Lasciamoi bagagli al Foucault e via, per il primo assaggio dalla Piazza degli Impiccati dove il profumo intenso degli spiedini ci ricorda che non mangiamo da stamattina, torniamo in hotel per sfruttare la mezza pensione; al ristorante c’e’ di tutto, le birre per il Poletti, la Coca per Grazia, la Pastilla per Giuliana e Licia, c’e’ cosi’ tanta roba che le ordinazioni durano circa un ‘ora, meno male che il servizio e’ rapido e dopo cena c’e’ il tempo per un giro notturno in calesse. Nel posto piu’ buio della citta’ improvvisamente il calesse si ferma, ci guardiamo sospettosi mentre il losco vecchietto lascia le redini e sparisce nel nulla. Cerchiamo di salvare il salvabile, cioe’ almeno la cassa e i documenti infilandoli nei posti piu’ impensabili; ecco il vecchietto di ritorno, e’ solo, nasconde qualcosa tra le mani, forse un pugnale,si avvicina alle ragazze ormai rassegnate al peggio ma dalle mani rugose spuntano solo dei bellissimi fiori rosa, racolti nel giardino di un hotel qui attorno. Il buio nasconde la vergogna sui nostri volti. Addio Marrakech! A Tafraoute riesco a soddisfare Francesca alloggiando al Redduane, un hotel subito ribattezzato La Gazelle di montagna; le celle si aprono sul lungo e spazioso corridoio, anche i bagni si aprono sul lungo e spazioso corridoio ma e’ meglio se restano chiusi . La notte trascorre in compagnia di un centinaio di cani che hanno deciso di ubriacarsi e sotto le nostre finestre, solo il muezzin riporta un po’ di pace quando ormai e’ l’alba (dov’e’ che mangiano i cani?.. Forse in Cina?). Si era gia’ visto arrivando nella luce diffusa del tramonto che i dintorni erano affascinanti, ma girovagando tra un paesino e l’altro si apprezza al meglio questa zona del Marocco che sicuramente meriterebbe piu’ attenzione. Le case si confondono con le rocce delle montagne, gli insediamenti si arrampicano sui pendii scoscesi, altri villaggi sono proprio sulle creste delle montagne. Peccato che Jean Veran , un…artista belga , non abbia trovato di meglio per liberarsi dei bidoni di pittura che rovesciarli artisticamente sulle rocce dei paraggi., il paesaggio, bellissimo per natura non ne ha guadagnato granche’, rocce azzurre, rosse e nere sono disseminate nella pianura arida e selvaggia, si sprecano le foto ma rimane l’impressione di qualcosa di rovinato. La sera sotto la tenda dell’Etoile du Sud trascorre tra tapine alle mandorle, pollo alle prugne e birre che saltano sempre fuori da qualche tasca senza fondo. La strada che porta a Tiznit gareggia in bellezza con quella che ci aveva portato a Tafraoute; prima di Agadir c’e’ un’osai naturale (Massa) che ci porta un po’ fuori strada… molto fuori strada… in realta’ abbiamo perso la strada; ci insabbiamo non si sa dove, ma comunque in riva al mare, una spiaggia accattivante e’ trasformata in campo da calcio da alcuni ragazzini del posto e non possiamo evitare partita modello Marrakech Express, con la sola differenza che noi ne usciamo sconfitti malamente. Ad Agadir siamo costretti a fermarci per aver fatto troppo tardi alla partita; la Lonely ci porta alla ricerca dei “tavolacci nelle trattorie del porto: sfortunatamente li troviamo. Un ragazzo ci indica dove parcheggiare, altri duecento circondano il gruppo prima ancora di scendere dalle auto e cosi’ ci troviamo immersi in un turbinio di mani, braccia, gambe, urla, e tira di qui, e tira di la’, ogni tavolo ha il suo sponsor, e riusciamo a liberarci solo reagendo violentemendo e piazzandoci tutti al prim o tavolo libero tra la delusione del 99 per cento dei procacciatori. Mangiamo in maniera discreta ma paghiamo come in nessun altro posto del Marocco, questo rende ancor piu’ sconsigliabile la tappa ad Agadir. Caldamente consigliata e’ invece la strada costiera verso Essaouira, impossibile non fermarsi su qualcuna delle numerose spiaggette, una vale l’altra e tutte valgono piu’ di quella di Essaouira, cittadine ideale per concludere il viaggio. Girovaghiamo a caso, senza nessuno che si offra come guida (miracolo!), arriviamo alla fortezza completa di cannoni puntati verso l’oceano, poi ci perdiamo tra i pescatori appena tornati dal mare, carichi di pesci di ogni tipo. I suk aprono ordinatamente sotto i portici e ogni tanto a destra e a sinistra della strada principale si aprono intriganti cortiletti, piazzette, bar e pasticcerie. Sulla piazza centrale si affacciano i bar piu’ grandi dove la gente tira mezzogiorno, poi pomeriggio, poi sera e poi notte tra chiacchiere e the alla menta. Da “Chez Sam” in fondo al molo, con 80 dh siamo travolti da una cascata di gamberetti, scampi alla griglia, calamari e pesci fritti; ci permettiamo anche un brindisi a base di vino bianco gelato per salutare il Marocco con molto rammarico per l’imminente fine del viaggio. Adiio Essaouira! Addio Marocco! A Roma i veri saluti: ognuno torna sui suoi passi, chi a Pisa, chi a Trieste, chi a Roma e chi a Milano… solo Francesca resta incredula davanti al nastro trasportatore che non trasporta il suo nuovo bagaglio faticosamente ricostruito in corso di viaggio…. Addio bagaglio!

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