Youm wara youm

Il sole è alto e forte, ma il vento mitiga il calore. Se mi volto, vedo ancóra Gibilterra, la Spagna, l’Europa, l’Occidente: il mio mondo, con la sua libertà e la sua opulenza. Se guardo avanti, vedo il promontorio di ...

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  • di Costanzo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Il sole è alto e forte, ma il vento mitiga il calore. Se mi volto, vedo ancóra Gibilterra, la Spagna, l’Europa, l’Occidente: il mio mondo, con la sua libertà e la sua opulenza. Se guardo avanti, vedo il promontorio di Ceuta, il Marocco, l’Africa, l’Oriente, l’Islam: una cultura che mi ha affascinato un tempo e che ora un po’ temo. È la prima volta che lascio l’Europa, a parte quelle due ore in un quartiere asiatico di Istambul. Oggi però è diverso: ci dovrò vivere in Africa. È un po’ come quando andai per la prima volta in viaggio all’estero: Parigi, primo Liceo con la scuola. Sì, sono un po’ emozionato. Staremo a vedere.

TANGERI Un pulmino c’è venuto a prendere sotto il traghetto e ci ha lasciati vicino all’uscita del porto. Ora si va in città. L’alberghetto che segnala la guida si trova nella Medina, la strada è tutta in salita. Bellina la porta d’ingresso, sarò arrivato. Cavolo, si sale ancóra! Un albergo vale l’altro, mi dico, la Medina è questa, proviamo qui. Tutto occupato. Caspita! La signora dice ad un bambino di portarmi in un altro albergo. Lo seguo, comunque gli chiedo «Conosci l’hotel Palace?», mi fa di no. Arriviamo all’altro albergo: completo. Azz! Chiedo anche a questa signora se conosce l’hotel Palace, lei dice al bambino dove sta e lui mi ci porta. Durante il tragitto, mi chiede se gli do qualche Peseta, gli dico di sì, quando saremo arrivati. Eccolo, c’è posto: 5 € a notte. Do un soldo al pupo e mi sistemo. È molto caratteristico, un po’ trasandato, ha un cortiletto interno decorato in marmo e maioliche. La stanza fa un po’ schifo, ma lo sapevo in partenza. Appena arrivo mi si appiattola un tale che vuole farmi da guida: ne ero certo; gli dico che non mi serve. Esco un po’ per fatti miei e mi compro un “gandoura”, un abito lungo da marocchino. Rientro e lo indosso. Quando riesco, il tipo mi si riavvicina, vuole accompagnarmi per Tangeri. Gli chiedo solo se conosce dove sta l’ufficio del turismo, dice che mi ci porta lui. Oddio che angoscia! Va bene, avanti, fammi da guida! Giriamo per un paio d’ore per Tangeri, mi porta all’ufficio del turismo, poi a vedere la Casba, un paio di mercati e varie viuzze. Ci fermiamo a bere il tè alla menta in un bar con terrazza sull’oceano, poi, come era scontato, mi porta da un amico che vende tappeti. Dopo un tira e molla di non so quanto, mi porto via un portacenere in ceramica e riesco a staccarmi. La “guida” mi riporta in albergo e mi chiede la mancia: gliela do. Sono un po’ incazzato col tipo: tanto gentile solo perché interessato a portarmi dall’amico e per la mancia; anche perché mi aveva detto che non avrebbe voluto niente visto che stava all’albergo.

La storia delle false guide è famosa in Marocco, e pare che sia uno dei motivi che spinge la maggior parte dei turisti a non tornare più.

Nel pomeriggio mi riposo e poi vado da solo per un altro giro. Mi muovo intorno all’albergo per non perdermi. Mi sento disorientato. C’è la chiesa inglese, entro nel giardino. Sento uno che urla, mi giro, ce l’ha con me. Mi avvicino, mi dice qualcosa, gli rispondo che non parlo arabo. Lui mi risponde che mi aveva scambiato per Marocchino, per via del gandoura (e lo so, l’ho comprato a posta!), gli chiedo se si può visitare la chiesa, lui mi accompagna, carinissimo, mi fa vedere tutto e non mi chiede niente. Ringrazio e me ne vado.

Non c’è granché a Tangeri. È il mio primo contatto col Marocco. Non so come mi sento. In giro c’è tantissima gente e, tra loro, parecchi che abbordano i turisti. Col gandoura in dosso mi sento sicuro, poi voglio sentirmi parte di queste persone; vestito da occidentale sarei un turista da spiumare, così sono uno qualunque che passa inosservato. Ogni tanto, qualcuno mi chiede l’ora, non so dirgliela in Arabo, gli mostro l’orologio, loro leggono e ringraziano. Per mangiare è bellissimo. Il mio hotel si trova nel Petit Socco, la piazza al centro della zona più trafficata della Medina (e la più pericolosa). Tra il Petit Socco e il Grand Socco c’è una strada dove si vendono parecchie cose da mangiare. Mi avvicino al bancone, indico ciò che voglio, faccio segno col dito che ne voglio uno, pago il prezzo sul cartellino, dico «Shukran, grazie» e via. Tanto è talmente il casino che c’è in giro, che non mi sentirebbero quando parlo, quindi muovo solo le labbra, tanto non saprei che dire

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