Malta: un breve caldo incontro

Fine settimana a Malta

  • di Giovanna Carlot
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 5
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Giugno 2010

L’inverno, quest’anno, ha lasciato spazio ad una primavera che si è presentata tiepida e piovosa. A fine maggio il tempo, ancora, non prometteva nulla di buono. Incominciavo a sentire la voglia di caldo, di sole e di mare. Pochi giorni a disposizione, giusto un fine settimana. Una meta da scoprire, da raggiungere in breve tempo e la sicurezza di trovare quello che desideravo. Caldo, mare, storia e cultura. Malta! Volo diretto da Treviso il giovedì tardo pomeriggio e rientro la domenica sera. Perfetto! Posato su un drappo di seta blu, un cofanetto aperto di cipria avorio. E’ la visione di Malta che ho memorizzato vista dell’alto. Ma mentre l’aereo scende colgo altre sfumature. Le alte scogliere dal colore del talco, la vegetazione dai verdi mediterranei e l’ocra dell’abitato. E poi, il rosso corallo e l’argento delle cupole delle chiese. Un panorama ricco di diverse e armoniose policromie. Il giorno è al tramonto, al mio arrivo. Malta al nostro incontro mi porge il suo caldo benvenuto. Un leggero soffio di vento mi accarezza il viso. La cittadina di Mellieha mi ospiterà in questo mio breve soggiorno sull’Isola. Situata a nord di Malta, Mellieha è adagiata su un’altura che sovrasta la baia. Dalla sottostante spiaggia una ripida strada si profila verso il centro. La luna piena, l’odore intenso delle foglie di fico selvatico e gli oleandri fioriti mi accompagnano mentre, non senza fatica, percorro il ripido tragitto.

  • E’ li ormai da secoli. La sua facciata domina l’abitato. Al mare porge la schiena. Possente e severo l’antico Santuario di Nostra Signora. Stupisce e intimorisce il mio sguardo. Le case della cittadina sono uguali nell’aspetto. Porgono statue e immagini sacre a testimonianza del profondo attaccamento alla religione cattolica di chi le abita. Nel ristorante ricavato in un antico mulino ho la possibilità di assaporare dei piatti tipici della cucina maltese tra i quali il coniglio (fenek) cotto nel vino. Ma rimarranno nei miei ricordi le bruschette e il piatto di fettuccine ai frutti di mare che mangerò, prima del mio rientro in Italia, da “Zefferino” a Mellieha Bay. Il suo nome è strettamente e indissolubilmente collegato ai Cavalieri di S. Giovanni.
  • La Valletta. Baluardo cristiano a difesa dell’Europa dall’invasione turca. Ne sono testimoni le possenti strutture difensive. L’antica cinta muraria, gli imponenti bastioni e le fortificazioni fatte erigere dal suo fondatore il Gran Maestro Jean Parisot de la Valette. Autobus gialli dal tetto bianco e di svariate età, si inseguono in una frenetica girandola nel piazzale della City Gate. Al centro l’imponente fontana del Tritone funge da spartitraffico. Alcuni di loro, i più anziani e folcloristici, hanno stampato sul muso un accattivante sorriso d’acciaio. Lasciati in eredità dagli Inglesi fanno parte ora, della storia di Malta da diventare così, riproduzioni di souvenir. Mi lascio alle spalle la fontana del Tritone. Oltrepassando la porta che dà accesso al cuore della città, si apre davanti a me la Repubblic Street. Si presenta affollata e animata. Mescolata tra i suoi cittadini una moltitudine di turisti. La giornata e calda ma ventilata. L’architettura di Valletta è stata progettata in modo tale, da far affluire all’interno della città, la fresca brezza proveniente dal mare. Il mio cammino lungo quest’area pedonale diventa una piacevole passeggiata. Palazzi dai caratteristici balconi­-verande (bow windows) di legno e imponenti edifici si affacciano sull’importante via. Giungo in prossimità della Cattedrale di San Giovanni. Austerità e potere esprime la sua imponente struttura. Con l’aiuto di una guida turistica palmare inizio la sua visita. Mi lascio sbalordire, stordire, incantare e impressionare, dal suo interno. Un trionfo di arte barocca. Ammiro pareti ricoperte di calcare dorato e intarsiato. Soffitti affrescati. Le pietre sepolcrali dai marmi pregiati che coprono il pavimento. E’ tutto un intarsio di lapislazzuli, l’altare con il gruppo marmoreo rappresentante il battesimo di Gesù . Nell’oratorio due dipinti del Caravaggio. Il Pittore li eseguì durante il suo esilio nell’Isola. Il “San Gerolamo” e “ La Decollazione del Battista”. All’artista, per quest’ultima opera, venne conferita la Croce di Malta. “La Decollazione del Battista”. Mi è impossibile tramutare in parole le emozioni provate al cospetto del grande dipinto. La cupezza dei colori dei fondi. Ma anche la fredda luce che illumina la scena. Le espressioni dei personaggi raffigurati. La firma del Caravaggio intrisa nel sangue del Battista. La drammaticità della rappresentazione mi ripercuote un istintivo dolore e mi commuovo ascoltando il vissuto dell’artefice. Mi immergo, di nuovo, nella vivacità di Valletta nella famosa Republic Square. Nel suo candore marmoreo troneggia al centro della piazza la scultura dedicata alla regina Vittoria. La musica di un pittoresco organetto ambulante allieta la mia sosta presso uno dei caffè all’aperto, mentre sorseggio un fragrante “espresso”. Una naturale ottomana è la collina, dove distesa e comoda, una silente signora d’altri tempi domina il territorio che la circonda. Mdina, l’antica capitale maltese. Elegante e armoniosa. Di giorno nel suo color ocra, di notte sapientemente illuminata. La scopri così da qualsiasi parte tu la raggiunga. Un barroccino guidato da un simpatico ed esuberante cocchiere mi porta alla conoscenza della città. Risuona amplificato lo scalpitio degli zoccoli del cavallo nelle strette e silenziose viuzze acciottolate

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Commenti
  1. MITO155TB
    , 23/7/2010 21:10
    complimenti per il racconto!
    non vedo l'ora di vivere le stesse emozioni....15 giorni alla partenza per Malta:-))
  2. Giovanna Carlot
    , 12/7/2010 12:15
    Grazie per aver letto ehm ...... "la mia pizza" spero non ti sia rimasta sullo stomaco ... Sai per me crivere questi racconti è solo un divertimento, la prossima volta che ne trovi un'altro con la mia firma non leggerlo mi raccomando!! Ciao
  3. isgar
    , 7/7/2010 23:57
    Che pizza!Più fatti e meno parole,magari con qualche foto in più.Non è un romanzo o una poesia,ma un diario di viaggio.......dove spuntano errori di grammatica e punteggiatura!!!

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