Ritorno in Malesia tra oranghi e pesciolini

Il richiamo del sud est asiatico colpisce ancora, così dopo due anni torniamo per la seconda volta in Malesia. Sempre tutto fai da te, ma senza zaino in spalla

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  • di trolleypacker76
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro

Rispetto al tour che avevamo fatto due anni fa al Teman Negara questo nella località di Nanga Sumpa, presso il parco naturale di Batang Ai, è un altro campionato (3D2N 300 euro a testa): non è un tour di massa, e si va in un luogo veramente lontano dalle vie battute. L'agenzia ha una sorta di esclusiva con il villaggio con cui però collabora per progetti di sviluppo. In sintesi posso dire che ne è valsa la pena. Ad avere una maggiore disponibilità economica sarebbe stato ancora più bello stare fuori tre notti o più, ma abbiamo dovuto accontentarci di due.

31 luglio: PARCO NAZIONALE BAKO

Bellissima gita anche se un po' dura. Il parco si raggiunge comodamente con l'economico autobus pubblico (di colore rosso, orari presso l'ufficio turistico) che ferma ogni ora nelle vicinanze del Tune Hotel dall'altro lato della strada davanti al ristorante rotondo. Una volta arrivati si prende una barchetta da 5 posti, dove è buona cosa dividere il passaggio con altre persone incontrate sul bus. Noi abbiamo percorso il Lintang Trail, il percorso circolare descritto sulla Lonely Planet lungo 5.8 km, che permette di non fare per due volte la stessa strada. Beh, sei km non saranno tantissimi ma, fatti astutamente tra le 10.30 e le 15, nelle ore più calde della giornata, sono sfiancanti. Il litro e mezzo di acqua che avevamo portato abbiamo dovuto centellinarlo e c'erano diversi tratti da fare sotto il sole. Senza cappellino. Animali zero, solo un paio di scimmie, i maiali pelosi che stazionano al bar e molte piante carnivore. Però lo scenario è bellissimo. Arrivati stravolti...

1 agosto. BATANG AI - NANGA SUMPA

Ci viene a prendere in minibus Valentine, che sarà la nostra guida per tre giorni, insieme a Mathilde e Luc di Parigi. Valentine è una guida free lance, quindi oltre che a lavorare per la Borneo Adventure ha anche delle attività sue presso il villaggio bidayu dove è nato. Se dovessimo tornare nel Borneo ci rivolgeremmo sicuramente a lui, con cui ci siamo trovati benissimo per la sua gentilezza, organizzazione e preparazione (http://www.perayahomestay.com/). La nostra destinazione è piuttosto lontana, quattro ore e mezza di bus, più altre due ore di longboat per attraversare il lago di Batang Ai e risalire il fiume verso il villaggio di Nanga Sumpa dove c'è il lodge di proprietà dell'agenzia dove dormiremo. Lungo la strada ci fermiamo a Serian dove comperiamo le utilissime scarpe di gomma per camminare nel fiume senza problemi (2,5 euro). Il paesaggio è stupendo, selvaggio, e siamo anche fortunati con il tempo: nonostante fossimo stati avvisati che il meteo nella foresta è imprevedibile (bagagli, indumenti documenti e macchina fotografica accuratamente impacchettati in sacchetti impermeabili), non abbiamo preso una goccia in tre giorni! Percorrendo il fiume abbiamo visto anche due aquile. Il lodge è spartano ma accettabile, con bagni all'occidentale e cibo molto buono, meglio di molti ristoranti. Nel tardo pomeriggio e dopo cena, Val ci ha portato a visitare la longhouse, che ha stretto con l'agenzia un accordo di collaborazione. Molte persone lavorano a contatto con i turisti, come i barcaioli e le donne che cucinano e fanno le pulizie, e l'agenzia rende alla comunità dei servizi come la ristrutturazione della longhouse e paga la scuola ai bambini. Quasi nessuno sa bene l'inglese, quindi sono le guide che fanno da traduttori e mediatori. Nulla è costruito, se le persone della longhouse hanno voglia di condividere momenti con noi ok, se no non vengono obbligati a fare le solite cose per turisti tipo canti e balli, che comunque potrebbero benissimo esserci. Dopo gli assaggi di tuak e arak (vino e distillato di riso) si chiacchiera, si fanno domande su curiosità, qualcuno (ma non è obbligatorio con quest'agenzia) porta doni che vengono spartiti tra le famiglie. La sera prima qualcuno aveva ballato, mentre quando siamo arrivati noi una donna anziana in fondo alla longhouse raccontava ai ragazzini una storia in una lingua che nemmeno le guide erano in grado di comprendere. Noi siamo stati lontani, ma è stato emozionante ascoltare questo canto ipnotico. La seconda sera c'era poca gente nella sala comune quindi un'altra guida, Robert, ci ha mostrato un po' di stanze, compresa la casa del capo villaggio, e spiegato fatti e usanze della comunità. I tatuaggi, che lì tutti hanno in abbondanza, tengono banco nelle conversazioni. Come anche i teschi (che qui non ci sono in quanto buona parte degli abitanti è cristiano), la vita che si conduce nella foresta, che rapporti hanno con il mondo 'esterno'… che è molto più disinvolto di quanto si creda: i ragazzi vanno periodicamente a lavorare in città, ma poi la maggior parte finisce per tornare a fare il contadino o il barcaiolo. Non tanto per questioni di adattamento, quanto perché…nella foresta si vive meglio anche con pochi soldi. E' curioso, il cellulare non prende, la tv così e così (non ricordo se ci fosse il satellite o se avessero solo videocassette) ma i ragazzi non sono molto diversi da quelli che possono abitare a Kuching o a Milano. Sanno tutto di calcio, di musica e si fanno i capelli alla Neymar.

2 agosto. TREKKING NELLA FORESTA

Dopo colazione partiamo per un facile trekking nella foresta. Siamo sempre noi cinque ma incontreremo altri gruppetti strada facendo. Comunque non si è mai in tanti, nel lodge al massimo siamo stati al massimo una dozzina di persone, guide escluse. Lungo il percorso Val ci spiega le funzioni di piante e frutti, fino a che arriviamo al fiume dove ci aspetta una longboat per risalirlo. Qui il capo barcaiolo pesca parte del nostro pranzo, pescetti pieni di lische ma saporiti, e una volta arrivati al termine del fiume loro preparano il barbecue. Intanto noi facciamo il bagno sotto la cascata dove ci sono i famosi pesciolini che oggi si trovano anche nei nostri centri estetici, quelli che ti mangiano le pellicine morte dei piedi e delle gambe. Non vi dico che ridere!! Ottimo barbecue, con aperitivo di arak, robusto superalcolico bevuto dai bicchierini intagliati nel bambù: il cibo è stato buonissimo con pollo e riso cotti nel bambù, pollo, manzo e pesciolini alla brace, un contorno a base di zucca e zenzero, riso e frittelle di banana per finire. Un banchetto vero e proprio, mangiando tutti insieme su sassi, tronchi e i seggiolini tolti dalle longboat. Torniamo alla base e qui, sorpresa, avvistiamo sulle cime degli alberi un orango!! Cosa non scontata perché la foresta qui è molto vasta. Al ritorno non mancheremo di documentare l'avvistamento nella bacheca attaccata alla parete della sala comune. Dopo la gita si passa il tempo a chiacchierare: di italiani ci siamo noi due e una ragazza di Roma. E poi francesi, una famiglia e una coppia, più un paio di olandesi. Durante il trekking abbiamo incontrato una famiglia di svizzeri del Canton Ticino, con due bambini sui 10 anni, che pernottavano nei capanni della foresta. Niente di estremo, hanno assicurato. Prossima volta…

3 agosto. TORNIAMO VERSO KUCHING

Partire è un po' morire, e io sarei stata qui nella foresta per un'altra settimana… Arriviamo alle 16 a Kuching, e ci diamo da fare per trovare una lavanderia aperta nel tardo pomeriggio. Finiamo in quella del Riverside Majestic, cara quasi come quelle di casa nostra. Normalmente chiudono alle 17, ma se è venerdì di Ramadan anche molto prima.

4 agosto. KUCHING

Ultimo giorno nel Borneo, quindi ci rilassiamo un po'. Beata colazione con caffè e biscotti nella graziosa caffetteria Black Bean Coffee in Ewe Hai Street, che vende anche il raro caffè di qualità Liberica coltivato in Sarawak dalle tribù bidayu. Ne abbiamo portato a casa un po' che qui da noi non si trova. Poi gironzoliamo per il mercato, e decidiamo di prendere il bus pubblico per andare a vedere il museo dei gatti. Assurdità tutta malese, da vedere solo per fanatici o se non vi è rimasto da fare altro. Lodevole comunque la volontà di spaziare in storia, etnologia, arte, lifestyle, spettacolo ecc ecc. Torniamo in città, visitiamo il Museo dei tessuti, un ultimo giro per i negozietti e poi ultima cena a base di granchio gigante al Top Spot. La sera siamo talmente stanchi che crolliamo in stanza, mentre sotto di noi suona il clone malese di Piero Pelù

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