Madagascar in libertà, alla scoperta del SUD OVEST

Forse la parte più aspra dell'isola grande, ma che ci ha regalato delle giornate indimenticabili

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  • di Garfield60
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Un viaggio che ci ha portato a scoprire la parte sud ovest, forse la parte più aspra dell'isola grande ma che ci ha regalato delle giornate indimenticabili. Per riuscire a completare l'itinerario che avevamo immaginato era indispensabile scegliere un driver esperto e affidabile. Dopo diverse “interviste” ci siamo affidati a Gaby Turbo e la scelta non poteva essere più azzeccata anche perché parla Italiano e per puntualità

L'itinerario prevedeva la partenza da Milano il giorno 14/07 e ritorno a Milano il giorno 10/08. Al nostro arrivo ad Antananarivo abbiamo optato per una rapida visita della capitale con il suo Rova – Palazzo della regina e il suo traffico infernale, per poi passare al Mantadia NP con rientro ad Antananarivo previo passaggio alla collina reale di Ambohimanga. Terminato questo interessantissimo microtour, completato in 3 giorni, dove abbiamo avuto modo di addentraci subito nello spirito e nella natura di questa magnifica Isola, Lemuri – foresta pluviale – camaleonti e l'unico sito non naturalistico patrimonio dell'umanità del Madagascar, è iniziata la scoperta del sud ovest facendo rotta per Antsirabe. Questo percorso si snoda sulla RN7, forse “l'arteria” più importante del Madagascar, e il paesaggio è stupendo con tanti villaggi caratteristici e dolci colline coltivate che ci ha permesso di entrare ulteriormente in contatto con la realtà del paese in un contesto bucolico veramente accattivante.

Da Antsirabe ci siamo poi diretti a Miandrivazo, dove è iniziata una navigazione di tre giorni sul fiume Tsiribihina in una piroga a remi. Per la discesa del fiume Tsiribihina ci siamo affidati a Robert Joliana e anche in questo caso tutto è andato per il meglio con annesso cena con la sua famiglia nella propria abitazione: ottima esperienza. La discesa del fiume si può organizzare sia in barca a motore, forse più comoda perché più grande, ma sicuramente più rumorosa, sia in piroga a remi, che abbiamo scelto. In realtà alla vista del mezzo su cui dovevamo passare tre giorni ci siamo preoccupati, e non poco. Invece la scelta è stata premiante: la piroga non è affatto scomoda, e la discesa nel totale silenzio della natura, interrotto solo dallo sciabordio dei remi, si è rivelato molto rilassante. Durante le ore di navigazione abbiamo letto, scattato foto o semplicemente ascoltato il silenzio: è stato un modo per riappropriarci del nostro tempo in completo contrasto con i ritmi frenetici e chiassosi della nostra civiltà. Di tanto in tanto questo silenzio veniva interrotto dal rumore assordante, insopportabile di una barca a motore, che ci ha fatto comprendere di aver optato per la soluzione migliore – tutto quel rumore fa perdere il senso della discesa. Per la notte abbiamo bivaccato in riva al fiume, non lontani da piccolissimi villaggi formati da un pugno di capanne, i cui abitanti ci hanno fatto visita intrattenendoci con canti e balli. A questo spettacolo si aggiunge poi quello del cielo stellato, nel quale si distinguono chiaramente la Via Lattea e le principali costellazioni. A nostro parere è un'esperienza da non lasciarsi sfuggire e in piroga.

Alla fine della traversata, abbiamo trovato Gaby puntuale al “molo”, pronto per partire alla volta degli Tsinghy. Dal Tsiribihina agli Tsinghy la strada è allucinante, noi abbiamo impiegato circa 8 ore per percorrerla. Invece, l'attraversamento del fiume Tsiribihina avviene su chiatte che si muovono solo se il livello dell'acqua lo consente; imbarcare le auto sulla chiatta si è rivelato un altro spettacolo, ma una pratica da lasciare ai locali perché è folle: le auto vengono fatte scendere per un breve tratto in sabbia, ripidissimo, al termine del quale sono poste due passerelle non troppo affrancate alla chiatta che consentono il passaggio sulla piattaforma. L'operazione richiede un certo tempo, perché le auto devono essere perfettamente allineate sulla chiatta per non sprecare spazio. Gli Tsinghy si dividono in Grande e Piccolo Tsinghy e sono distanti fra loro per cui è consigliabile partire al mattino presto per la visita del Grande Tsinghy, che è la più impegnativa, mentre si dedica il pomeriggio al Piccolo Tsinghy. Il primo tratto del percorso verso il Grande Tsinghy è abbastanza piacevole, si passa attraverso una piccola foresta dove si possono ammirare gli immancabili lemuri. Successivamente, però il tracciato diventa più impervio, ci si deve arrampicare su rocce a picco, saltare da un masso all'altro, passare su un ponte tibetano, attraversare passaggi strettissimi dove la sicurezza viene garantita da un sistema di corde ferrate alle quali ci si aggancia grazie ad una cintura che viene fornita prima di iniziare l'escursione. Non si deve dimenticare di indossare un cappello perché le zone d'ombra sono poche e il sole si sente parecchio, oltre ad una buona scorta d'acqua. Non conosco il motivo specifico di quanto successo, ma purtroppo durante la nostra traversata un turista è deceduto: eravamo quasi alla fine della parte più impegnativa, in una grotta alla quale eravamo giunti strisciando attraverso un tunnel abbastanza basso, probabilmente il malore è stato causato da uno sforzo eccessivo per una persona la cui forma fisica non ci è sembrata ottimale. Molto scossi siamo tornati soli al parcheggio, in quanto la nostra guida aveva l'obbligo di rimanere ad assistere il ferito. Per questo il consiglio è di non affrontare questo circuito in modo superficiale, ma arrivarci con un minimo di preparazione fisica, anche perché così si può godere appieno di un'esperienza in un paesaggio incomparabile

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