Retrospettiva di un viaggio a Lisbona

Saudade a go go

Diario letto 2125 volte

  • di SilviaMan
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Oh Lisbona, casa mia!, scriveva Fernando Pessoa... E mai esclamazione per me è stata più vera: si, perché nel momento in cui il mio piede ha toccato terra lisboeta e ho respirato l'aria della città, io mi sono sentita a casa. È strano come a volte noi riusciamo a 'sentire' certi posti, sentiamo che ci appartengono e che noi apparteniamo a loro, pur non essendoci mai stati. Nella mia ancora acerba storia di mobilità e vagabondaggio per il mondo, credo che questo mi sia capitato soltanto due volte: con Napoli e con Lisbona, due città tra loro anche molto simili e di sicuro le due città in cui io mi sono sentita davvero nel mio angolo di mondo. Non so dire come e quando sia nato il mio profondo amore per la capitale portoghese : forse una sera d'estate quando a casa di un'amica guardammo un documentario sul Portogallo e ne rimanemmo così affascinate da i iniziare a fantasticare di trasferirci seduta stante; forse quando ho scoperto il fado e la voce appassionata e malinconica di Amalia Rodrigues; e poi Pessoa, Tabucchi, Saramago e Wenders:un reticolo di immagini, suoni e parole in cui il mio cuore è rimasto avviluppato:prigioniero ma felice. Il mio viaggio a Lisbona è cominciato molto tempo prima della mia partenza, quando i miei compagni di viaggio neanche facevano parte della mia vita. Per anni sono andata alla ricerca dell'offerta giusta, ho stallkerato tutti i siti delle compagnie low cost a cercando l'occasione giusta: se voli da Napoli i prezzi dei biglietti possono raggiungere cifre esorbitanti e per una dandy squattrinato come me era indispensabile trovare 'l' offerta wooOoo'. Ma forse è stata so Un questione di momento giusto con le persone giuste:così ad Aprile siamo partiti, e da Capodichino per giunta. Non credo di poter descrivere Lisbona, di sicuro perché non posseggo grandi doti da scrittrice ma soprattutto perché credo che Lisbona, molto più di altre città, sia eterea. Lisbona è un luogo dell'anima prima ancora che un luogo fisico;è un'emozione fluida e continua;Lisbona è una suggestione, un tempo interiore che scorre morbido e lento;è un sentimento che ti assale all'improvviso e che non sai definire, un misto di malinconia, allegrezza e nostalgia, la saudade, che è andare via ma è anche ritornare, il nostos, il ritorno. E se è vero che si ritorna sempre dove il cuore è stato felice, oggi ritorno con i ricordi a Lisboa, prima di ritornarci di sicuro fisicamente.

COSE CHE HO AMATO DI LISBONA

L'ARRIVO: quando abbiamo sorvolato l'oceano e i miei occhi si sono riempiti di lacrime di fronte a quella bellezza così sconfinata e luminosa; Lisbona è nota come la 'ciudad da luz' la città della luce;ed è proprio l'oceano a conferirle quella luce, una luce che è solo sua, che vibra, è viva;una luce che accarezza le cose e le avvolge e gli dà respiro.

IL BRINDISI: la birra fresca che abbiamo bevuto sulle sponde del Rio Tejo, che sembra mare ma è un fiume, che divide la città in due ma la congiunge al mare; seduti sui gradoni di marmo di Caias da Colunas, considerata la porta della città, l'entrata immaginaria di Lisbona, abbiamo brindato all'inizio del nostro viaggio.

IL BACALHAU: che si dice i Portoghesi sappiano cucinare in 366 modi diversi, uno per ogni giorno dell'anno;quella con i pasteis de bacalhau è stata un'intensa e appassionata storia d'amore impastata di baccalà e formaggio fuso impanati.

LE VIUZZE E I VICOLETTI:stretti, tutti in salita, (Lisbona poggia su sette colli), dove 10 minuti a piedi del navigatore equivalgono a 10 km in termini di fatica.

I TETTI COLOR OCRA: che ammiravo dagli affacci degli splendidi miradouros, terrazze panoramiche dislocate nei punti più alti della città, dove le persone si ritrovano per stare insieme, parlare, abbracciarsi, bere una birra, ballare, guardare le barche che solcano il Tago e spingere lo sguardo verso l'orizzonte per diventare cielo e aria.

L'ELECTRICO 28:il nostalgico tram, diventato ormai una delle principali attrazioni turistiche della città. Siamo riusciti a prenderlo con un estremo colpo di fortuna, evitandoci la canonica lunga fa chilometrica;ci ha portati su, verso il castello di Sao Jorge. Sferragliando su e giù per quelle stradine strette si ha quasi sempre l'impressione di essere sul punto di spiaccicarsi al muro, ma questo, per fortuna, non accade e soprattutto è interessante notare come le persone per strada, invece, non si scompongano minimamente: macchina e uomo sono perfettamente sincronizzati, come impegnati nei passi di una danza a due, magistralmente eseguita, in cui nessuno dei due invade gli spazi dell'altro.

L'ALFAMA: cuore antico della città, il quartiere più autentico e pittoresco, credo il più rappresentativo di sicuro quello che ho più amato. Un tempo umile borgo di marinai, l'Alfama custodisce l'anima tradizionale della città... 'Alfama è un animale mitologico.. Spunto per sentimentalismi di vario colore..', scriveva Saramago. Triste e seducente, è tutta sviluppata in verticale:un dedalo di viuzze larghe non più di qualche metro dove le case sono così vicine che davvero sembra a volte che i tetti stiano per toccarsi. Una delle cose che più mi ha colpito è stata la perfetta convivenza tra palazzi signorili, in stile manuelino, sontuosi e compositi, e case popolari con fiori ai balconi, panni stesi al sole ad asciugare come esuli pensieri(per parafrasare qualcuno) e i vecchi, che sembravano appena usciti dalle pagine di un romanzo di Marquez, seduti davanti agli uscì a chiacchierare di quel niente che sa di tutto.

BELÈM: il quartiere più monumentale, costruito per celebrare le imprese di Vasco da Gama, primo europeo ad arrivare direttamente in India, doppia do Capo di Buona Speranza. Si dice che la Torre di Belém, che Pessoa definiva un merletto intarsiato, sia stata costruita nel luogo da cui Vasco da Gama salpò con i suoi marinai; e che Il Moisteiro dos Jerónimos sorga sulle fondamenta dell'antica chiesetta in cui i marinai trascorsero la notte prima della partenza, pregando. Nel monastero, che è una delle cose più belle che io abbia mai visto, oltre alle spoglie dello stesso Vasco da Gama e del del poeta navigatore Luís de Camões, c'è la tomba del mio amato Pessoa, che credo aver contemplato per un tempo infinito, con profonda riverenza e commossa riconoscenza verso l'uomo e l'artista, lo scrittore e il poeta che è stato per me il Novecento

  • 2125 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social