Alla scoperta della vulcanica Linosa

L'isola italiana più lontana da raggiungere... sei ore di traghetto dalla Sicilia, un'ora di aliscafo da Lampedusa. Un'isola vulcanica di appena cinque kmq, dove il tempo sembra si sia fermato

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  • di Salvatore Tuccio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Linosa! Linosa! Ore 06:45.

Un marinaio sta bussando alla nostra porta per comunicarci l’arrivo sull’Isola. Ci affacciamo dalla prua della nave e scorgiamo all’orizzonte tre collinette innalzarsi fiere contro il cielo rosato dell’alba che si riflette sul mare cristallino; il tutto è allietato dal volo al pelo d’acqua delle Berte, uccelli rari, notturni il cui canto è simile a quello del pianto di un bambino.

Un nostro compagno di viaggio ci spiega che gli antichi credevano che le Berte fossero la reincarnazione degli antenati, i greci identificavano nella loro voce il grido lamentoso dei guerrieri di Diomede morti in battaglia. Non a caso alle isole Tremiti le Berte sono chiamate Diomedee.

Man mano la visione dell’isola diventa più nitida e notiamo subito la costa orlata da scogli lavici, molto frastagliati, contornati da una fitta vegetazione di macchia mediterranea. A scandire il ritmo lento e quieto ci pensa in grande faro che maestoso con il suo luccichio ha indicato la retta via a migliaia di marinai che hanno cercato sull’isola rifugio. Finalmente ci siamo! Intravediamo Cala Pozzolana, unica spiaggia dell’isola e approdo della nave, coronata da una parete di colori incredibili: dal giallo ocra al rosso porpora.

Ad attenderci c’è il signor Vincenzo con il suo trattore giallo, unico mezzo di locomozione a disposizione.

Si offre di accompagnarci nella sua casetta di campagna.

Appena sbarcati la prima sensazione che proviamo è quella di assoluta libertà; già non ricordiamo più che giorno è e in quale anno stiamo vivendo.

Proprio così! A Linosa il tempo sembra essersi fermato. La natura incontaminata, l’inebriante odore di ruta che si fonde alla delicata essenza del giglio marino ci fanno dimenticare di essere a 167km dalla Sicilia. Durante il trasferimento verso la nostra casa-vacanza il signor Vincenzo ci racconta che l'isola fu colonizzata nel 1845, da un gruppo di 30 persone guidate dal Capitano di Fregata Bernardo Sanvisente, governatore di Ferdinando II di Borbone, Re delle Due Sicilie.

Alcuni sub hanno trovato nella “Secca di Levante”, un'ancora romana, attualmente custodita negli uffici comunali.

È certo che l'isola fu abitata dai greci, dai romani, dai saraceni, dai pirati del mare e da pescatori.

Certamente i romani erano presenti all'epoca delle Guerre Puniche (dal 246 al 146 a.c.) di Linosa se ne servirono come base strategica per le loro spedizioni contro Cartagine. Lo confermano le 150 cisterne per raccogliere le acque piovane, di tipica costruzione romana. Linosa è sorta dal fondo marino per successive eruzioni vulcaniche che si sono succedute durante i millenni.

Una volta entrati in paese rimaniamo estasiati dalla bellezza delle case: quasi tutte a pian terreno, tranne qualcuna ad un piano, tutte coloratissime, dal giallo ocra, all'azzurro, al rosa... tutte contornate ai bordi della facciata, delle porte e delle finestre (rigorosamente in legno) di rosso o di blu. I davanzali delle finestre e i marciapiedi antistanti alle case sono ricoperti da vasi di piante, perlopiù gerani dai colori rosso e rosa tenue. Le strade sono costeggiate da maestose piante di Palme, Oleandri.

Finalmente eccoci a casa! Il signor Vincenzo ci mostra: un mono vano dalla facciata in pietra lavica posizionata da un lato verso la campagna dell'isola e dall'altro dalla selvaggia costa marina.

Alle nostre spalle c'è Monte Vulcano, il cratere principale da cui nelle giornate di Libeccio è possibile vedere Lampedusa da cui distiamo 40 km, alla nostra destra invece c'è Monte Rosso che attira subito la nostra attenzione perchè costituito da terreno ferroso di coloro rosso vinaccio spezzato dal verde delle pareti ricoperte da Macchia Mediterranea

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