Un'alluvione di turisti... in Liguria

A tutti i TPC: tornate in Lunigiana, Cinque Terre e Val di Vara!

 

Che fine hanno fatto le zone colpite dall’alluvione in Liguria e Toscana? Come Velisti per Caso, a bordo di Adriatica, eravamo stati a filmare e documentare i porti e l’entroterra ligure (vedi Portolano Anfibio, su velistipercaso.it). Nel periodo di Natale, poi, ci siamo tornati. E abbiamo scoperto che le cose vanno male, ma non nel senso che ci eravamo aspettati.

Ormai la gente – che si è davvero data molto da fare – ha rimesso in sesto quasi tutto, ma la vita e l’economia, nel territorio, non ripartono. E la colpa è anche nostra: in una zona in cui il turismo è la prima risorsa, noi turisti non ci andiamo più, siamo preda di facili pregiudizi e cadiamo in banali equivoci spesso provocati dall’informazione nazionale che all’inizio è prodiga di titoloni, poi si dimentica di raccontare come vanno realmente le cose. Come qualcuno ricorderà, noi abbiamo cercato di dare qualche informazione sul sito e adesso vogliamo rilanciare l’argomento, raccontandovi cosa ci hanno detto Silvia e Luca, due amici che operano in queste zone.

Mangiando una piatto di pesce sul molo di Spezia, alla Cooperativa dei pescatori (dove per fortuna non c’era la solita coda, forse perché tirava un gran vento), ci hanno confermato, appunto, che siamo messi male. Ma non solo, e non tanto, per le conseguenze pratiche della tragedia, quanto per il solito pregiudizio che si crea dopo che in un territorio è accaduto un disastro naturale: la gente crede ancora che tutto sia distrutto e inagibile. Peggio: dopo un evento come questo, il rischio è che queste zone subiscano un pregiudizio, una sorta di criminalizzazione: se è accaduto, è perché il territorio era abbandonato e poco curato. Per cui, dopo un primo “turismo filocatastrofico”, simile a quello che avviene nei luoghi dove sono avvenuti famosi delitti, poi c’è il deserto.

Ma non è vero che queste zone hanno un territorio disastrato e abbandonato, e non è vero che ancora ci siano danni tali da scoraggiare il turismo. In realtà, le zone che ancora risentono delle conseguenze dell’alluvione – mi dice Luca – sono Vernazza e Monterosso. Ma Riomaggiore, Corniglia, Manarola, Levanto e la Val di Vara sono del tutto a posto. E – aggiunge Silvia – la Lunigiana è accessibilissima: i danni erano nel centro di Aulla e in qualche borgo, e anche qui la gente si è rimboccata le maniche e ora è tutto risolto da tempo. Ci sono aziende agrituristiche che offrono ospitalità e cibo a “metri-zero” e che, soprattutto, sono il vertice di un circuito di produttori del territorio (chi coltiva vigne autoctone, chi alleva bestiame, chi fa formaggi), che sono perfettamente funzionanti ma senza clienti. Silvia, poi, ci fa un esempio: le donne di Licciana Nardi (che, detto per inciso, è un paese vicino ad Aulla, nella Valle del Taverone, dove tra le altre cose ci sono graffiti rupestri preistorici e statue a stele del Luni: assieme a Monti, Pontebosi, Panicale, Bastai o Varano è zona di “streghe”, di Castelli e di tesori nascosti!).

Le donne di Licciana, appunto, hanno riaperto le loro botteghe, dove filano la lana e lavorano il cuoio ma – come del resto gli agriturismi – non hanno più ordinazioni, non lavorano più come prima. Però – facciamo notare – la solidarietà alle zone colpite c’è stata, da varie parti! Sì – ci rispondono – ma come dice il proverbio “non regalare il pesce, insegna a pescare”. Cioè: se un’azienda di Camogli o di Spezia o di Milano decide di organizzare una cena solidale per poi dare il ricavato, ad esempio, a Brugnato, piuttosto... organizzi la cena a Brugnato stesso! Se i turisti si decidono a tornare in queste zone, non solo riportano risorse, ma ri-attivano un territorio, oltre a far sentire meno soli gli abitanti. Da queste parti turismo & territorio, cioè turismo & agricoltura (con annessi e connessi), sono le uniche risorse.

Quindi un appello/consiglio: turistipercaso, tornate in Lunigiana, Cinque Terre, Val di Vara. Oltretutto è un consiglio interessante, oltre che interessato: queste zone sono piene di borghi, di mercati e, soprattutto, di grandi mangiate e di attrazioni gastronomiche: da queste parti ci sono ben 64 prodotti tipici! “Sì, magari però” dico io-Patrizio “su quest’ultima annotazione sorvolerei: quelli – come me – col colesterolo messo male potrebbero spaventarsi”. “Niente affatto” ribatte Silvia “qui c’è un magnifico vino rosso, che contiene i polifenoli che sciolgono i grassi delle carni rosse!”. “Ho capito, vino rosso contro carni rosse: un'accoppiata omeopatica e simpatica!”.

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Commenti
  1. polos22
    , 14/3/2012 12:05
    Bello l'articolo,
    vero ciò che afferma. Fra i tanti difetti che abbiamo c'è un grande pregio, quello di saper ripartire. Troviamo sempre la volontà per voltare pagina e ....farci una doccia.
    Vi invito a visitare un'altra perla del golfo, Bocca di Magra che con la gemella Fiumaretta è stata duramente colpita dall'alluvione del 25 ottobre.
    Siamo proprio dove il Magra si confonde col mare , un paesaggio esagerato dalle Apuane e dall'orizzonte infinito.

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