Autentico e mistico Laos

È il momento giusto per visitare questo Paese che si apre ora al turismo perché ancora economico, le persone sono gentili e disponibili, la natura è incontaminata e ci sono i templi buddisti

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  • di curiosona
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Atterriamo in Laos sulla pittoresca pista dell'aeroporto di Luang Prabang con un ritardo di due ore perché i contadini bruciando il bosco per creare risaie provocano molto fumo che non consente l'atterraggio sicuro. "Sabaidii. E' tutto normale". A mani giunte e con un leggero inchino ci accoglie la nostra guida, con un nome laotiano impossibile da pronunciare, in un buon italiano perché ha vissuto in Italia 15 anni. Il nostro hotel è una villa coloniale molto graziosa e situata sulla via centrale. Importante usanza che qui tutti rispettano ovunque è lasciare le scarpe fuori dalla porta! Anticamente Luang Prabang, patrimonio dell'Unesco dal 1995, era capitale del Laos e lo si nota dai templi rimasti (32) e dalle belle ville coloniali. La sua posizione è suggestiva, incorniciata dalle montagne e situata tra la confluenza dei fiumi Khan e Mekong. Ora stanno sistemando strade e case in vista dell'apertura al turismo che prevedono debba esplodere nei prossimi tre anni. Il traffico è limitato a cicli e motocicli, che noleggiano anche ai turisti, e ai pick-up. Si vede qualche bella auto di grossa cilindrata in mano ai benestanti. I taxi più economici sono i tuk-tuk a tre ruote pittorescamente dipinti e per cui bisogna sempre trattare il costo tenendo presente che il carburante costa 1 Euro al litro. Qui l'ora di punta si verifica quando gli studenti uscendo da scuola invadono le strade con le loro biciclette. Oggi pomeriggio siamo liberi di gironzolare per la città. Visitiamo il mercato coperto con merce di ogni genere e le bancarelle con articoli di artigianato che soprattutto le donne di etnia Hmong, originaria dalla Cina, allestiscono ogni pomeriggio sino a tarda sera sulla via principale che viene chiusa al traffico. Mi attirano molto i colori vivaci e il modo ordinato in cui le donne espongono le loro merci. Ci fermiamo a uno dei tanti chioschi che offrono frutta fresca di stagione come papaia, pompelmi, cocco, mango, zenzero, banane, fragole e dragon (un grosso frutto con la buccia fucsia e la polpa bianca con puntini neri) per un rinfrescante frullato dal momento che il caldo (oltre 30°) si fa sentire. Assistiamo sereni al nostro primo tramonto sulle rive del fiume Mekong, linfa vitale del Paese, chiamato la "Madre dei fiumi" o il "Fiume eterno" perché ha sfamato contadini e pescatori attraverso i secoli e ha favorito la storia dell'uomo come via di comunicazione. Nasce nel Tibet e scorre per 4800 km attraverso cinque Stati in Indocina, di cui la maggior parte in Laos. Di solito scorre placidamente senza onde ma nella stagione delle piogge le sue acque diventano rosse e tumultuose e ricche di pesce.

Il primo giorno laotiano inizia alle 6 per assistere alla cerimonia dell'elemosina ai monaci (Tak Bat). Si tratta di una processione di centinaia di monaci silenziosi in tunica arancione che sfilano in Sakkaline Road dove turisti e laotiani li attendono in ginocchio per donare loro riso e altri viveri. Il rito è molto solenne e dura una ventina di minuti. Anche noi ci uniamo ai fedeli coi nostri doni. La levataccia è stata pienamente ripagata perché questo sgargiante corteo è molto coinvolgente anche se per noi non rappresenta nulla di religioso ma semplicemente un omaggio caritatevole. Tra i monaci sfilano anche ragazzini che le famiglie più povere affidano ai monasteri per farli studiare senza dover pagare. Verso i 12 anni decidono se prendere i voti o tornare alla vita civile. Alle 9 incontriamo la nostra guida che ci accompagna a bordo delle tipiche barche locali in legno lunghe e strette (long-tail boat) per risalire il fiume Mekong fino alle grotte Pak Ou. La navigazione dura un'ora circa e la barca, scivolando a pelo d'acqua, rende il viaggio rilassante e piacevole. Sugli argini del fiume notiamo coltivazioni di arachidi e di mais; bufali d’acqua al pascolo che aiutano i contadini ad arare (trattore-animale dell’est); pescatori con canne di bambù; donne che raccolgono le alghe che fanno essiccare e poi vendono al mercato cosparse di semi di sesamo; raccoglitori di legna che trasportano su grossi barconi; qualcuno raccoglie pietre per costruire la sua casa; sembra di essere ritornati in un'epoca passata che io però non ho conosciuto e che comunque rende la traversata interessante e ricca di spunti. Visitiamo un tipico villaggio dove producono un liquore ottenuto dalla distillazione del riso bianco e si ottiene il liquore chiaro o del riso nero che rende il liquore scuro. Vendono le bottiglie con il cobra o lo scorpione all'interno che sembra abbia un effetto ricostituente perché ricco di vitamine. Le donne di questo villaggio realizzano articoli di cotone tessuto su telaio a mano molto semplici ma originali. Bisogna però stare attenti a prodotti provenienti dalla Cina che anche qui ha invaso il mercato con stoffe di seta che queste donne povere non producono. Riprendiamo il nostro giro ma poiché è ora di pranzo ci fermiamo in un tipico ristorante su un barcone ancorato di fronte alle grotte. Ci servono diverse specialità laotiane: zuppa di verdura e funghi, zuppa di pesce di fiume, pesciolini cotti in foglie di banano, tranci di pesce fritto, papaia cotta con zenzero, insalata di pesce con misto di erbe tipiche, misto di verdura cotta e riso bollito che è d'uso prendere con le dita, farne una pallina, intingerla nella pietanza e gustarla. A volte il sapore è leggermente piccante, a volte dolce-piccante ma in ogni caso si trova sempre qualcosa che incontra il nostro gusto. Il pasto termina con caffè o tè verde preceduto da banane piccole ma dolcissime.

E' giunto il momento di visitare le grotte Pak Ou. Scesi dalla barca saliamo parecchi gradoni a zig-zag per entrare all'interno dove troviamo migliaia di statue di Buddha in tutte le dimensioni e stili omaggio dei fedeli che il 13 aprile festeggiano qui provenienti da ogni villaggio. E' talmente pittoresco e unico questo luogo che accendo anch'io un lumino per la mia amica Isa dedicato all'Ente Supremo che lassù tutto vede. Riprendiamo la barca per il ritorno dove ci attendono dei templi da visitare in città. Iniziamo dal Wat Xieng Thong, Monastero Reale dove sono custodite le ceneri del Re Sisavang Vong. Decorazioni a foglia dorata, intarsi di legno raffinati, statue di Buddha di ogni grandezza che ammiriamo stupiti. Il Wat Visoung del 1512 è stato bruciato dai cinesi durante una loro incursione e ora le pareti sono di cemento. Peccato perché la fotografia dell'epoca mostra un capolavoro d'arte in legno decorato. Il Wat Aham buddista e il Tat (stupa) Animista e accanto alcune tombe con le ceneri di defunti buddisti convivono nel rispetto reciproco

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Commenti
  1. luciana57
    , 22/10/2012 22:03
    Vorrei sapere , se possibile il nome della vostra guida in Laos ed eventualmente un indirizzo e mail o come contattarla. Grazie per la tua risposta
  2. luciana57
    , 9/9/2012 22:44
    Vorrei sapere, se possibile il nome della guida laotiana e magari anche come contattarla. Grazie per la tua risposta, Luciana

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