Il Valore di un Sorriso

Malpensa, 19 dicembre. L'inizio del nostro viaggio è decisamente travagliato...

  • di maururu
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Malpensa, 19 dicembre. L’inizio del nostro viaggio è decisamente travagliato. In Europa quasi tutti gli aeroporti sono chiusi, centinaia di voli vengono cancellati a causa della neve. Nonostante i clamorosi ritardi, i nostri voli partono, ma a Doha perdiamo la coincidenza per Kuala Lumpur…dove non arriveremo mai! A Doha veniamo riprotetti su una serie di voli per raggiungere la città malese, da dove dobbiamo partire per Vantiane, ma, dopo diverse vicissitudini con i voli, ci ritroviamo a passare la notte del 20 dicembre nell’aeroporto di Saigon, senza una previsione precisa di quando potremo raggiungere Kuala Lumpur. Onde evitare altri problemi decidiamo di acquistare un volo della Vietnam Airlines da Saigon per Vientiane, dove finalmente arriviamo il 21 dicembre. Facciamo il visto direttamente in aeroporto, 35 dollari a persona, ma solo dopo aver denunciato lo smarrimento del nostro bagaglio (finito a Riyad!!), prendiamo un taxi per la stazione degli autobus dove aspettiamo il VIP bus notturno (15 USD a persona) per Luang Prabang. Dopo più di 2 giorni di viaggio ha finalmente inizio la nostra vacanza!!

Luang Prabang – Nong Khiaw, 22 – 27 Dicembre Arriviamo a Luang Prabang il 22 dicembre alle 7 del mattino. Dopo 2 lunghi giorni di viaggio e 11 ore di bus notturno (con aria condizionata gelida) siamo distrutti! Alla stazione prendiamo un tuk tuk per il centro città. Cerchiamo la nostra guesthouse (Manichan) dove finalmente possiamo riposare un paio d’ore! Non è male, ma ci restiamo solo una notte, per poi spostarci alla Lao Lou GH (20 USD a notte con colazione), esattamente di fronte a Manichan, molto carina. Luang Prabang, patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1995, è una città incantevole, incastonata tra il Mekong e il Khan, che qui confluiscono disegnando una splendida penisola, dove convivono e si fondono culture e tradizioni diverse. E’ considerata il centro spirituale del Laos, infatti molti giovani monaci buddhisti vengono qui per ricevere l’istruzione nei numerosissimi templi. Luang Prabang è proprio strana rispetto al nostro mondo, che va troppo veloce. Tutto è tranquillo, quasi incantato. La gente è gentile e ti sorride. Il primo impatto con il Laos ci mette di buon umore.Trascorriamo le nostre giornate a spasso tra templi meravigliosi, cascate stupende e mercati colorati. Non ci annoiamo mai e siamo affascinati da questo mondo! I templi sono tantissimi, caratterizzati dai bellissimi tetti elaborati in diversi strati. All'interno delle loro pareti, spesso decorate con bellissime fantasie dorate e affreschi, si trovano centinaia di Buddha Per visitarli solitamente si pagano 10.000 o 20.000 kip (che corrispondono a circa 1 – 2 euro). I principali templi della città sono: WAT XIENG THONG Verso la fine della penisola, questo complesso risale al 1500, in ottimo stato di conservazione. Da vedere la cappella del Buddha sacro con decorazioni dorate su sfondo nero e la cappella del Buddha sdraiato con magnifici mosaici di vetro. WAT MAI Il tempio più grande di Luang Prabang, si trova vicino al Palazzo Reale sulla via principale (Sisavangvong), dove viene esposto il Buddha d'oro durante le feste del nuovo anno. WAT XIENGMUAN Questo tempio si trova vicino al palazzo reale, è circondato da un bellissimo giardino dove ci sono bellissime statue di Buddha. WAT VISOUN, il più antico di Luang Prabang, e WAT AHAM Visitiamo anche il Palazzo Reale, importante soprattutto perché custodisce il Buddha d'oro (anche se probabilmente è una copia) che protegge il Paese. Durante in nostri giri non ci perdiamo la vista da Monte Phou Si. Dalla via principale saliamo i 328 scalini che portano ad un piccolo tempio in cima ad una collinetta. Da qui si può vedere un bel panorama sulla città. Ci godiamo un bellissimo tramonto sul Mekong. Il sole scende e va a nascondersi dietro le montagne tondeggianti di Luang Prabang…che pace… Le nostre mattine partono spesso tra i colori e gli odori del mercato. Ogni giorno, su foglie di banani, vengono esposte merci di ogni tipo. Bancarelle di riso si alternano ad altre di frutta o di sciarpe e vestiti. C'è la zona “carne e pesce”, molto “particolare” e dai forti odori. C'è chi vende le alghe del Mekong, chi propone strani insetti e chi addirittura rospi. Ci sono anche bancarelle dove ci si può fermare a mangiare piatti cucinati sul posto. La sera, dalle 17 circa, inizia il mercato notturno. La via principale viene chiusa al traffico e le donne espongono la loro merce (soprattutto souvenir). Un'esplosione di colori. In una piccola traversa ci imbattiamo in alcune bancarelle dove vengono servite ottime grigliate di pesce, pollo e maiale! Buonissimo!!! Una mattina andiamo a vedere i monaci che escono dai templi per ricevere le offerte di cibo dai fedeli. Intorno alle 6 assistiamo a questa cerimonia. E' ancora buio quando usciamo, ma ci sono già gruppetti di monaci in fila indiana sulla via principale. Cerchiamo di non disturbare questo rituale, assistendo in silenzio e a debita distanza. Noi siamo degli “intrusi” e quindi dobbiamo cercare di dimostrarci spettatori rispettosi. La curiosità o la voglia di uno scatto non devono degenerare in fastidiosa invadenza, violando la solennità di questo momento di profonda tradizione di fede (purtroppo non tutti i turisti la pensano così...). Dedichiamo alcune giornate ai dintorni di Luang Prabang. Grazie alle decine di tuk tuk che offrono il trasporto verso le principali attrazioni e le tante agenzie, in particolare su via Sisavangvong, la scelta tra le escursioni si fa davvero vasta. La prima gita è alle cascate di Kuang Si. Sul tuk tuk siamo insieme ad altre tre persone, un inglese con fidanzata polacca e una ragazza australiana che viaggia sola, persone molto interessanti! Paghiamo il trasporto (40 minuti circa) 30.000 kip a testa (meno di 3 euro) e 20.000 kip a testa (circa 2 euro) l'ingresso alle cascate. All’entrata del parco c’è un mercatino dove è possibile comprare anche qualcosa da mangiare e da bere. Oltrepassato l’ingresso, vediamo subito il centro di salvataggio degli orsi bruni. Orsi feriti vengono ospitati qui per essere curati. E' facile vederli spaparanzati sulle piattaforme di legno o sulle amache. Proseguiamo la nostra passeggiata tra la vegetazione e...wow! Le cascate sono incredibilmente belle, tante piccole piscine naturali di un colore verde-azzurro. In alcune si riesce a fare anche il bagno, anche se l’acqua è davvero fredda!! Un sentiero costeggia il fiume e le cascate, si passa di fianco a un mulino e di tanto in tanto ci sono spazi dove si può sostare. Camminando si arriva alla cascata più alta. Un posto bellissimo! Un pomeriggio fantastico! Altra escursione, altro tuk tuk. Dedichiamo un pomeriggio alle grotte di Pak Ou. L’ideale è andarci in barca, però ci vogliono 2 ore e non abbiamo molto tempo a disposizione. Così optiamo per il tuk tuk (180.000 kip, circa 18 euro, questa volta siamo soli) che, in un ora circa, ci accompagna al villaggio Pak Ou, alla confluenza del fiume Ou con il Mekong, sull'altra sponda rispetto alle grotte, che raggiungiamo a bordo di una piccola barca (20.000 kip a testa). Le grotte sono incastonate nella parete della montagna, quasi a picco sul fiume. Ci si arriva grazie ad una lunga gradinata, che parte dal piccolo molo, dove attracchiamo e paghiamo l’ingresso (20.000 kip a testa). Ci addentriamo in uno dei luoghi di culto più sacri del nord del Mekong laotiano, che, secondo la tradizione, è la dimora di uno dei 15 naga, i mitici serpenti delle acque che proteggono tutto il Laos. L'impatto con le migliaia di Buddha è molto suggestivo. Statue di ogni dimensione, alcune più ricche, altre più grezze, lasciate qui da migliaia di fedeli nel corso del tempo. Sicuramente un posto unico. Di nuovo a bordo del nostro tuk tuk, riprendiamo la via del ritorno e, in mezzo alla polvere che si alza dalla strada sterrata, incontriamo alcuni elefanti a passeggio. Tra le nostre escursioni includiamo anche mezza giornata alle cascate di Tad Sea, con giro sugli elefanti. Ci appoggiamo a un'agenzia (500.000 kip in due, circa 50 euro, tutto incluso), ma ci si può anche organizzare da soli, con un tuk tuk (probabilmente si risparmia qualcosa). Arriviamo al fiume in tuk tuk, quindi raggiungiamo la nostra destinazione in barca. Le cascate sono belle, anche se a noi sono piaciute di più quelle di Kuang Si. Il giro sugli elefanti, in mezzo alla spendida natura laotiana, è carino, anche se questi animali ci fanno davvero pena. Quando arriviamo li troviamo legati sotto una tettoia. Il più piccolo vorrebbe avvicinarsi, forse per ricevere qualche carezza o qualcosa da mangiare, ma ad ogni tentativo viene bloccato dalla sua corta catena. Ci sembra di scorgere la tristezza nel suo sguardo. Poveri animali, chissà come sarebbe bello vederli liberi. Facciamo un giro per il parco, fotografiamo le cascate e vediamo gli elefanti che fanno il bagnetto nel fiume, poi rientriamo in città Nong Khiaw è un piccolo paesino sul fiume Nam Ou, a 7 ore di navigazione (verso nord) da Luang Prabang. Acquistati i nostri biglietti (100.000 kip a testa), alle 9 del mattino partiamo dal molo sul Mekong. Sulla piroga siamo tutti turisti, una ventina. Ci “accomodiamo” sulle scomode sedie di legno, fortunatamente quasi tutte dotate di cuscino. Al comando un simpatico ragazzo sorridente. Dopo quasi due ore di navigazione sul Mekong il motore inizia a dare problemi, la barca non ce la fa ad andare avanti!! Altre barche si fermano e ci aiutano ad avvicinarci a un isolotto nel mezzo del fiume. Ci fermiamo. Il ragazzo prova in tutti i modi a sistemare il motore ma il problema è una ventola che si deve essere rotta. Con il cellulare chiama i “soccorsi”. Dopo circa due ore, arriva un’altra barca che ci porterà a destinazione. Nell’attesa il ragazzo ci ha spiegato che quella era la prima volta che andava a Nong Khiaw e che era molto contento, purtroppo però questo problema non gli ha permesso di arrivarci. Ci è dispiaciuto molto per lui. Ci siamo sentiti in colpa per aver pensato soltanto a noi, che eravamo stati sfortunati e che stavamo perdendo tempo. Quando poi il ragazzo ha dovuto dare all'altro conducente quasi tutti soldi guadagnati con i nostri biglietti…beh, ci siamo sentiti pure peggio! Lui però ha continuato a sorridere, anche se il suo guadagno era sfumato, anche se la sua barca si era rotta, anche se doveva tornare indietro, anche se era stato sfortunato. I laotiani non finiscono di stupirci, il loro approccio alla vita e la loro filosofia lasciano senza parole e fanno riflettere molto. Speriamo che abbia messo a posto la sua barca e che sia riuscito ad andare Nong Khiaw! Riprendiamo la navigazione, superiamo Pak Ou e dal Mekong prendiamo il Nam Ou. Per le sei ore successive attraversiamo paesaggi stupendi, ammiriamo una vegetazione lussureggiante e tanta vita. Moltissime persone vivono sul fiume: pescano, raccolgono alghe, si lavano. Il fiume è la loro vita. Passando in barca, tutti si fermano e i bambini smettono di giocare per salutarci e sorriderci. Arriviamo a Nong Khiaw che è quasi sera. Il villaggio è attraversato da una strada principale (l’unica asfaltata) che, tramite un ponte, collega le due rive del fiume. Attraversiamo il ponte e andiamo a cercare una guesthouse. Scegliamo un bungalow della Sunrise GH…un po’ spartano. Il pavimento è di legno, ricoperto da un tappeto, le pareti sono fatte di bambù intrecciato, il bagno ha la doccia con l’acqua calda, una turca e un rubinetto con un bidone da dove si prende l’acqua per lo sciacquone…per una notte possiamo almeno immaginare come possono vivere i laotiani. Paghiamo 80.000 kip (10 dollari). È la vigilia di Natale…cerchiamo un ristorante per la nostra cena...ne proviamo due!! Nel primo mangiamo riso fritto e carne. Poi aspettiamo circa un’ora per un piatto di frutta, ma senza fortuna!! Se ne sono dimenticati! Paghiamo il conto e ce ne andiamo. Entriamo in un altro ristorante dove riusciamo a mangiare un buon piatto di frutta e dove troviamo il wifi gratuito per fare gli auguri agli amici!!! Dormiamo vestiti….il freddo è veramente pungente ed è molto umido. Al mattino ci svegliamo presto e ci affacciamo al terrazzino del bungalow per vedere il fiume. La nebbia è ancora bassa e avvolge la montagna, l'atmosfera è unica. Lasciata la guesthouse, facciamo una passeggiata e andiamo a fare colazione. Decidiamo di tornare a Luang Prabang, ci sarebbe molto da vedere, tante escursioni in questa natura splendida, ma purtroppo non abbiamo abbastanza giorni per addentrarci nel meraviglioso nord…un motivo per tornare! Cerchiamo la stazione dei pullman, per arrivarci bisogna prendere la strada sterrata che attraversa tutto il paese, si passa in mezzo al mercato e dopo poco più di 1 km si arriva a destinazione. Il biglietto per Luang Prabang costa 40.000 kip a persona, il viaggio dura circa 3 ore, tra natura e piccoli villaggi. Piana delle Giare – 27 – 28 dicembre Il 27 dicembre, alle 10 del mattino, a bordo di un minivan partiamo da Luang Prabang alla volta della piana delle giare. Il viaggio dura 7 ore, un vero incubo!! La strada è un susseguirsi di curve per quasi tutto il tragitto! Abbiamo scelto il minivan (110.000 kip a testa) perché ci mette 3 ore in meno dei pullman, ma l’abbiamo trovato estremamente scomodo. Arriviamo praticamente distrutti a Phonsavan intorno alle 5 di pomeriggio, alla stazione dei minibus ci sono alcuni rappresentanti di guesthouse e hotel…qualche sera prima, in internet, avevamo cercato alcuni nomi di guesthouse, così quando al nostro arrivo vediamo il signore della White Orchid (una delle migliori) decidiamo di seguirlo. La camera non è il massimo, paghiamo 150.000 kip per la doppia con colazione. Tramite la guesthouse prenotiamo anche l’escursione alla piana delle giare per il giorno successivo (20 dollari a persona). Phonsavan è una cittadina polverosa e dispersiva, fatta di piccoli edifici squallidi e squadrati, che ricordano l'archittettura popolare di stampo comunista. Notiamo una maggiore povertà rispetto a Luang Prabang...mentre ceniamo, un ragazzo entra di corsa nel ristorante e prende degli avanzi dai piatti del tavolo vicino a noi. Alla sera e al mattino la temperatura è abbastanza bassa. Il posto più freddo di tutto il viaggio. Il mattino successivo si parte per l’escursione alla piana delle giare. Prima tappa l’ufficio del turismo. Qui è stata allestita una “mostra” con alcune bombe inesplose risalenti al “conflitto segreto” avvenuto tra gli anni ’60 e ’70. Questa zona è stata martoriata dalla bombe e i segni si vedono ancora oggi. I siti della piana delle giare non sono stati completamente bonificati, infatti i sentieri percorribili sono ben segnalati e non è assolutamente possibile allontanarsi da essi. La nostra visita prevede i 3 siti principali. La guida ci racconta che l’origine di queste giare resta sconosciuta…una leggenda narra che, nel sesto secolo, esse venivano usate per fermentare il vino di riso, al fine di celebrare la vittoria di una battaglia. Mentre secondo un’altra leggenda queste giare erano usate per seppellire i morti. Attraversiamo alcuni pascoli e campi coltivati e arriviamo al primo sito, in cima ad una collinetta, qui ci sono circa 250 giare che pesano tra 600 kg e una tonnellata. Alcune sono coricate, in altre sono cresciuti alberi e piante. Molto affascinante. Poi notiamo alcuni crateri vicinissimi ad alcune giare…la guida ci spiega che sono i buchi lasciati dalle bombe americane. Raggiungiamo il secondo. Qui ci sono circa un centinaio di giare che sono sparpagliate su due colline. Infine il bellissimo sito 3 dove si trova la giara più grande che pesa quasi 6 tonnellate!! Dalla cima della collina si vede la piana sottostante tutta ricoperta di giare. Facciamo un bel giro in questa area, sempre restando all’interno della zona bonificata. Infine vediamo le grotte dove si nascondevano i contadini per sfuggire alle bombe. Tutto intorno si susseguono tantissimi crateri, che sembrano disegnare le traiettorie degli aerei. Ci chiediamo quante persone siano morte e quante ancora ne muoiano nei campi disseminati di bombe inesplose. Questo posto fa riflettere. Si rimane affascinati da queste misteriose giare sparpagliate qua e là sulle collinette qualche migliaio di anni fa...e ci si ammutolisce di fronte ai grossi crateri lasciati, come cicatrici, dalle bombe americane 40-50 anni fa

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