Partenza il 6/11/2003
Viaggiatori: fino a 6

Laos e Cambogia, il viaggio delle albe

di Marika Punzo - pubblicato il

Per il mio consueto viaggio di novembre, avevo programmato una meta inconsueta, la Siberia, ed invece mi sono ritrovata in Laos, e così invece che a Novosirbisk sono atterrata, con Francesca e Laura, dopo un ottimo volo con la Thai, a Wattau, l’aeroporto di Vientiane .

Sbrigate velocemente le formalità doganali, ed ottenuto il visto dietro pagamento di 20$, abbiamo la sgradita sorpresa che i nostri bagagli non ci hanno seguito, arriveranno nel pomeriggio.

Al tizio addetto alla registrazione dei taxi in partenza dall’aeroporto, diamo l’indirizzo di una Guesthouse presa dalla Lonely, (nostra inseparabile ed insostituibile amica per i viaggi “fai da te”).

La Guesthouse non è male, molto centrale e per 18 $ (da dividere in tre...) abbiamo una stanza con aria condizionata, servizio privato con acqua calda, televisore. Una doccia, un breve riposo, per riacquistare in parte la ns. Efficienza ed andiamo subito in giro. Fa caldo, ma ciò che rende la situazione più pesante è l’umidità quasi al 100%.. Sappiamo che i più importanti Wat chiudono alle 16,30 e non possiamo perder tempo. Ma questo non ci impedisce di fermarci in uno dei “banchetti” lungo la strada per un magnifico frullato di frutta mista, spendendo l’astronomica cifra di 0,40$ - Con un tuck-tuck, che per 3 $ è a nostra disposizione e ci accompagnerà pure in aeroporto a ritirare il bagaglio,, iniziamo il giro dei vari Wat.Questo traballante veicolo sarà il nostro mezzo abituale per tutta la durata del viaggio, abbiamo trovato sempre conducenti simpatici e disponibili, che hanno assecondato sempre le nostre richieste. Si fermavano ad acquistare per noi l’acqua minerale , le banane, l’ananas e quanto altro ci serviva; dopo il primo giorno avevamo già capito che i prezzi erano differenti se la merce era acquistata da noi o da un locale.

Prima sosta al Wat Si Saket, con le sue 2.000 nicchie con immagini del Budda e le oltre 300 grandi statue. Quindi il Talat Sao (mercato diurno) e poi il Pha That Luang del XVI secolo, simbolo del Laos che con il suo stupa dorato si erge imponente, purtroppo a causa del mercato il Pha è chiuso, e così non possiamo visitarlo.

Vientiane è carina, passeggiando lungo il Mekong al tramonto, si vive un’atmosferica magica, ma non è quello che vogliamo dal Laos., e così l’’indomani di buon mattino prendiamo un minibus destinazione VanVieng. Siamo conquistate dalla bellezza del luogo, un piccolo villaggio sul fiume Namsong, circondato da montagne carsiche, piene di grotte con stalattiti e stalagmiti e ci fermiamo due giorni.Le varie grotte sono di una bellezza incredibile, si raggiungono in barca a motore e poi con lunghe e talvolta faticose passeggiate.

All’interno di questa grotte,non c’è anima viva, sembra di essere padroni del mondo, facciamo un fantastico bagno nelle frasche e cristalline acque che si trovano presso una di questa grotte.Rientriamo in paese , attirate dal profumo di un barbecue, ci fermiamo ed in un attimo facciamo fuori spiedini di “cuore”, e altri di piccoli pesciolini locali, e mezzo pollo, il tutto cucinato alla perfezione. Passeggiando ci imbattiamo in una graziosa ragazza che prepara dei “pancake”, non resistiamo e... uno alla cioccolata, va a fare compagnia agli spiedini L’indomani mattina facciamo un rafting sul fiume, accovacciate dentro enormi camere d’aria, in balia della corrente. Una esperienza piacevolissima, ed una sensazione magnifica!. Prima di ripartire, facciamo a tempo a mangiare un fantastico riso con verdure., da una donna attrezzata con una cucina “portatile” . Si riparte e..Finalmente si arriva a Luang Prabang. Possono ancora esistere questi posti al mondo? Albe e tramonti mozzafiato, ho viaggiato, ho visto ma l'atmosfera di L.P. è irraccontabile, che colori, che natura, che pace, e sopratutto cosa sono i Laotiani!.

Assistere alla sfilata dei monaci per la questua mattutina, la qualcosa non è organizzata per i turisti, ma è una prassi di vita quotidiana, con tante vecchine ferme ai margini della strada per mettere ognuna un pugnetto di riso nelle ceste con coperchio dei monaci, che scalzi, con le loro tuniche arancioni percorrono la silenziosa strada principale, la Thanon phothisalat, come una lunga fila di formichine, mentre l'alba comincia a spuntare con i suoi splendidi colori...È assaporare il vero fascino dell’Oriente.

Anche se affaticate dal lungo trasferimento in bus, sistemata la nostra roba nella Guesthouse ( 6 $ al giorno da dividere in tre..., con aria condizionata , servizio privato e acqua calda...) cominciamo ad ispezionare la città. Ci indicano la “Croce Rossa” dove il luogo in cui si praticano i migliori massaggi con le erbe. E decidiamo di andare a constatare di persona. Rimaniamo affascinate. Ogni sera saremo lì per questo magico appuntamento. E’ ora di mettere qualcosa sotto i denti. Non sappiamo dove andare, lungo la Thanonphothisalat si avvicina a noi una ragazza italiana, veneta per la precisione, che in “solitario” sta facendo il giro del Laos. Si fermerà tra Laos e Cambogia e Vietnam tre mesi. Ci consiglia di andare all’Indocina Spirit, un ristorante veramente carino, in una palazzina della fine dell’ottocento molto suggestiva, andiamo, ma mangiamo maluccio, troppa imitazione dell’occidente. Rientrando verso l’albergo scopriamo il ”mercato alimentare”, veramente suggestivo!!!!, una stradina dove si cucina di tutto, e si mangia o in piedi o in rimediate tavole, a stretto contatto di gomito con altri avventori. Sarà la nostra tappa d’obbligo di ogni sera, sempre la stessa signora, e sempre un pesce” magnifico (ed io abito in SICILIA!!!!) Dopo il ristorante un giro al mercato notturno, comincia a farci respirare la magica atmosfera del Laos.

Rimaniamo a L.P. Per 5 giorni, ma sarei rimasta ancora non so quanto,anche se non c'era molto da fare, inteso nel senso "occidentale". Il primo giorno lo dedichiamo alla visita della città, prima visita ovviamente il Palazzo Reale, ed il suo museo, molto interessante, unico museo della città che ci da un’idea del passato ed ospita una ricca collezione di oggetti d’arte ed il mobilio appartenuto all’ultimo sovrano del Laos; lì acquistiamo i biglietti per lo spettacolo di danze in programma per la sera. Una rappresentazione bellissima, con bellissimi costumi, ed ad un prezzo davvero irrisorio 5$... Ci rechiamo quindi al Wat Suwannahumaham , dove è necessario pagare un biglietto d’ingresso . Quindi il Wat Wisunalat, il Wat Aham, il Wat Patthabaht: Tra una Wat ed un altro facciamo soste nei vari piccoli negozi, dove bellissime sciarpe multicolori attirano la nostra attenzione..Ci dirigiamo verso la collina: una bellissima vista sull’affluente del Mekong, il Nam Kham,ed il Wat Thammothalayan, ci aspettano., Saliamo a Phu Si, la collina che domina Luang Prabang, con i suoi Wat e da dove si gode una magnifica vista a 360 ° .A mmireremo il più bel tramonto di tutto il viaggio. Il Wat Phatthabahat, con il suo stupa alto 24 metri, il Wat Tham Phu Si, l’antico Wat Phatthabahat, ci incantano.Non ancora sature di Wat, lungo la discesa ci fermiamo ad ammirare il Wat Pha Huak, bellissimo, con il suo tetto a tre spioventi, una miriade di statue del Budda all’interno e l’unico ad avere ancora affreschi, anche se non ben conservati. Questo Wat, abitualmente è chiuso, ma in cima avevamo avuto la fortuna di fermarci per quattro chiacchiere con un gruppo di turisti francesi, accompagnati da una docente di Storia dell’arte, che ci invitano ad accodarci a loro, hanno contattato il custode, li attende per aprire il Wat.

..E’ l’ora di rifocillarci, andiamo al mercato serale, e con 1$ e /1/2 ci viene propinato un pesce squisito. Il mercato serale è graziosissimo, con le innumerevoli ragazze sorridenti, desiderose di scambiare chiacchiere con gli “sparuti” occidentali. Già alla seconda sera eravamo amiche di tutti, la mia macchina fotografica ha avuto un gran lavoro, tutti volevano essere fotografate. Purtroppo trattandosi di una digitale, ho potuto mandare le foto solamente a chi mi ha dato l’indirizzo e-mail.

Girando per la cittadina contattiamo le gite sul fiume dei prossimi giorni. Con le imbarcazioni locali, a motore, andremo alla scoperta dei vari piccoli villaggi adagiati sulle rive del fiume, spesso facendo lunghe scarpinate per addentrarci nella foresta E così, l’indomani mattina, dopo avere assistito all’alba alla processione dei monaci in tunica arancione, raggiungiamo il molo dove ci attende l’uomo, che per 8 $ sarà a nostra disposizione con la barca a motore per due giorni, per farci visitare le cascate di Tatkuang Si, , i vari villaggi sparsi sul fiume: Ban XangHai, il villaggio dove preparano il Whisky Laotiano, una volta il villaggio era famoso per la produzione di giare, Ban Thing Hong, dove una moltitudine di bambini, ci accompagnano a visitare i templi lontani,. Sparsi nella zona, che da sole non avremmo trovato. Il Wat Si Vieng Song, Wat Kang, e Wat Si suman a loro poi regaliamo macchinette, pupazzetti, ed altri giocattoli che avevamo portati dall’Italia proprio per donarli ai bambini. Il secondo giorno andiamo alle Grotte sacre di Pak Ou., queste si aprono all’improvviso allo sguardo, un posto bellissimo, inusuale e suggestivo.Due grotte, una superiore ed una inferiore, quella superiore non è illuminata, ma davanti l’ingresso un tale affitta le lampade per chi, come noi, le ha dimenticate in albergo...

Quella inferiore è piena di una quantità enorme di piccoli Buddha., offrendo uno spettacolo bellissimo .

L’ultimo giorno al Luang Prabang, facciamo una scorpacciata di Wat. Li visitiamo tutti, non tralasciamo nulla! IL più bello in assoluto il Wat Xieng Tong, sulla riva del fiume, alla estremità del paese. Nell’interno del complesso, un insieme di Wat, il Buddha sdraiato, la Cappella Rossa con l’albero della vita, la barca funebre reale,i tempietti rosa con le figurine di vetro colorato, un luogo fantastico.. Anche il Wat Mai Suwan, non è da meno, quello nero e oro è veramente di infinita bellezza. L’ultima sera ci attardiamo a passeggiare per il mercato, per l’ultima volta ci sediamo nel nostro “ristorante all’aperto”, dove la signora che prepara il pesce alla griglia, ci fa sempre magnifici sorrisi. Lasciare l’atmosfera magica di Luang Prabang ci rende un poco tristi. Salutiamo le ragazze che ci hanno elargito, ogni sera magnifici sorrisi, regaliamo a tutte campioncini di profumi, e riceviamo in cambio molti piccoli borsellini, ricamati con le loro mani. Veramente carini.

Per raggiungere la Cambogia è necessario ritornare a Vientiane, per prendere l’aereo per Seam Reap Ancora le frontiere via terra, non sono aperte stabilmente, ci hanno detto che potremmo tentare, ma, preferiamo qualcosa di più sicuro Per ritornare a Vientiane decidiamo di prendere il V.I.P., e la decisione si rivelerà molto valida. Più comodo del minibus privato, con posti più spaziosi, e per una spesa di gran lunga inferiore. Durante la strada, molte soste a vari villaggi, ci permettono di capire meglio la realtà del Laos.

E arriviamo a Vientiane: alla stazione di arrivo del bus, abbiamo qualche difficoltà a trovare un tuck-tuck per noi. Vogliamo andare subito al Pha That Luang, sono le 16 e sappiamo che chiude alle 16,30, alla stazione terminale del bus, tutti i tick-tuck sono grandi e prendono più passeggeri che lasciano alle varie destinazioni in città. Finalmente, riusciamo a trovare un ragazzo che si mette a nostra disposizione. E’ fatta. Riusciamo a entrare nel cortile del PHA. Ammiriamo le varie porte, come sempre non c’è nessuno.Il tutto è molto bello.Il nostro ragazzo ci accompagna alla Guesthouse, la stessa della settimana precedente. Non ci danno la stessa stanza, ma in compenso, ci fanno uno sconto supplementare. Giriamo un poco per Vientiane, mangiamo sul lungo fiume, i soliti noodles, ed il nostro immancabile fantastico frullato. Ultimo nostro giorno in Laos. Peccato. Ma adesso dobbiamo cercarci un mezzo per andare la mattina dopo in aeroporto. Dobbiamo essere lì alle 5. Contattiamo un tuck-tuck, ci verrà a prendere alle 4,30 – Se dovesse piantarci, saremmo nei guai, ma i nostri timori saranno infondati, alle 4,15 il nostro ragazzo è già davanti l’albergo L’aereo decolla puntualissimo, dopo meno di 45 minuti siamo in Cambogia Lunga coda per il visto finalmente siamo fuori dall’aeroporto. Troviamo il ragazzo dell’albergo (prenotato via Internet) con in mano il cartello con il mio nome. Una comoda vettura con aria condizionata ci aspetta per portarci all’albergo, sarà il più lussuoso di tutto il nostro viaggio. Una stanza enorme, con annesso un salottino, frigorifero, televisore, bagno grande e comodo, il tutto per la folle cifra di 24 $ al giorno! ci cambiano le lenzuola ogni giorno, e gli asciugamani due volte al giorno! Noleggiamo una macchina e immediatamente andiamo alla scoperta di Angkor! . Sapevo che era bello ma non mi aspettavo lo fosse talmente. Nonostante le letture preparatorie prima del viaggio, lo spettacolo dei templi mi ha sorpresa e mi ha lasciata senza fiato.. Il loro numero è incredibile, la loro bellezza senza paragoni. Gli alberi del Ta Prohm con le rovine avvolte dalle radici, gli splendidi bassorilievi di Banteay Srei simili ad intarsi nel legno, la maestosità di Angkor Wat con i suoi innumerevoli bassorilievi e le incantevoli apsara, le decine di volti enigmatici sulle torri del Bayon e tante altre ancora. A tutto ciò si deve aggiungere l’incanto del sito avvolto nella giungla .

Il nostro autista-guida, ci consiglia di iniziare la scorpacciata di templi con Angkor Thom, la città di Jayavarman VII, il re più famoso di Angkor. Arrivati all’ingresso una visione stupenda: un ponte in pietra di un centinaio di metri conduce alla porta, fiancheggiato a sinistra da 54 dei e a destra da 54 demoni. Entrambi i gruppi reggono un naga, il serpente mitologico con nove teste; la vista sullo sfondo è chiusa dalle mura della città con la porta sormontata da tre torri con i giganteschi volti del re che guardano verso i quattro punti cardinali. Passati sotto la porta entriamo in Angkor Thom, la capitale del regno di Jayavarman VII che contava, attorno al 1200, circa un milione di abitanti (le mura che la cingono formano un quadrato di chilometri di lato). Al centro esatto della città si trova il tempio principale, il Bayon. Per raggiungerlo la strada attraversa una foresta . Avvicinandoci al Bayon a prima vista ci sembra un cumulo informe di pietre di varie altezze, ma addentrandoci scopriamo i particolari che si rivelano sempre più belli.

Seconda visita il Baphuon, tempio montagna, una statua di Budda sdraiato è stata aggiunta in un secondo periodo.

Non molto distante, in mezzo ad una moltitudine incredibile di alberi, si trova il Phimeanakas., tempio del re., o tempio reale Salendo in alto si ha una bellissima vista di Angkor Thom. Tutto questo complesso è molto più antico che Angkor Thom Molti templi di Angkor sono stati restaurati con la tecnica dell’anastilosi, cioè smontando tutto e ricostruendo pezzo per pezzo.

Proseguiamo con la visita alla Terrazza degli Elefanti, a quella del re Lebbroso con scolpiti naga, demoni ed altre creature mitologiche, le Torri dei funamboli, così chiamate perché tra queste torri venivano attaccate funi sulle quali si esibivano i funamboli. Siamo stanche, fa caldo, vogliamo ristorarci. . Mangiare qualcosa non è un problema, data la grande quantità di piccoli venditori che hanno di tutto. Noi ci concediamo un paio di spiedini di rane, e mezzo pollo ruspante (chi mai ne trova più in Italia...), completiamo il tutto con un sacchetto di ananas .Ci dirigiamo quindi a Preah Kahn Tempio che il re ha dedicato al padre: Siamo di fronte all’ennesimo tempio monastero di Jayavarman VII. Il complesso è uno dei più grandi di Angkor, un dedalo di gallerie ed edifici decorati con splendidi bassorilievi, e si trova oggi in uno stato di semirovina, ci si presenta un colpo d’occhio splendido: un gran numero di piccoli santuari, uno vicino all’altro, sono ricoperti da decorazioni a bassorilievo con motivi floreali, apsara e asceti in posizione yoga !! Giriamo per il complesso e finalmente arriviamo nella torre santuario Una leggenda afferma che l’edificio conteneva la Preah Khan, la “spada sacra” che i re khmer si passano di generazione in generazione ed oggi si troverebbe nascosta nel Palazzo Reale di Phnon Penh. E restiamo stupiti dalla vista di un gigantesco albero che si appoggia sulle costruzioni. Passati all’esterno ci accorgiamo che in realtà gli alberi sono addirittura due !! In origine era un monastero Bobbista, con più di 1.000 monaci. . Termina qui il nostro primo giorno di visita al complesso. Siamo talmente stanche che desideriamo solamente andare a dormire.

Il giorno dopo, all’alba siamo di nuovo qui, è di prammatica ammirare l’alba da Angkor Wat., e ovviamente non manchiamo l’appuntamento. Spuntata l’alba, consumato il ns breakfast, proseguiamo la visita.

Il primo sito che visitiamo è il Preah Palilay, con una graziosa piccola statua del Budda di fronte al Gopura.

Quindi il Thommanon piccolo tempio in ottime condizioni, con splendide statue di apsara, attraversando la strada si trova il Chau Say Thevoda, meno bello, ed in peggiori condizioni. Arriviamo al Ta Keo, imponente “tempio montagna” dedicato a Shiva, il primo completamente in arenaria, costruito intorno al mille e mai terminato. La sua particolarità è quella di essere completamente privo di decorazioni . Ed ora il pezzo forte della giornata:il Ta Prohm, il tempio più suggestivo di Angkor. Descriverlo non è facile, la sua bellezza è incredibile. Il complesso è stato lasciato così come è stato riscoperto, immerso nella giungla, con le radici di alberi secolari che avvolgono le rovine. L’effetto è veramente stupendo. Il “tempio monastero” fu costruito da Jayavarman VII in onore della madre. L’ingresso ovest è caratterizzato dalla “solita” torre con i faccioni del re. Un sentiero di qualche centinaio di metri in mezzo alla foresta ci porta alla gopura del recinto successivo, superata la quale si giunge nella parte centrale del complesso, costituito da tre gallerie e una serie di bassi edifici ad un solo piano. La giungla ha invaso il tempio e molte parti giacciono rovinate al suolo separate in grossi blocchi; si finisce così per vagare in una sorta di labirinto fra stretti passaggi spesso bloccati. Gli scorci suggestivi si succedono con le gigantesche radici degli alberi che avvolgono gli edifici. Arrivati nel cortile centrale ammiriamo l’albero più famoso del complesso: è veramente gigantesco e poggia sul tetto della galleria con un selva di radici che si allungano sulla parete esterna avvolgendo completamente la porta di ingresso.

Proseguiamo per Srah Srang, e il tempio di Banteay Kdei, situati una di fronte all’altro. Srah Srang è uno dei tanti bacini che i re khmer amavano costruire ad Angkor. Al suo centro sorgeva un isoletta con un tempio in legno mentre sul lato occidentale, dove ci troviamo, Jayavarman VII fece costruire molti anni dopo la creazione del bacino, una terrazza decorata con balaustre a forma di naga. Il luogo è proprio delizioso. Il Benteay Kdei, altro tempio monastero ha molte analogie con il Ta Phrom, ma è in condizioni decisamente peggiori.

Prima della pausa pranzo ultima visita: il Prasat Kravan con le sue cinque torri costruite in mattoni, allineate su una piattaforma e ristrutturato molto bene, con molti bassorilievi dedicati a Visnu di Visnu e Lakshimi.

Nel primo pomeriggio, ora in cui la luce è migliore per ammirare i numerosissimi bassorilievi, la visita più importante: Angkor Wat. , il tempio principale del sito, considerato il complesso religioso più grande del mondo, simbolo della nazione cambogiana tanto da essere raffigurato anche nella bandiera nazionale. il tempio è stato costruito intorno al 1150 da Jayavarman VII. Il complesso è circondato da un enorme fossato , attraversato da una strada rialzata, da questo punto, il complesso con le sue 5 torri, è veramente spettacolare.

Superato il ponte arriviamo alla gopura del quarto recinto, un porticato lungo duecento metri con tre torri riccamente decorato con bassorilievi, tra i quali spiccano sulla facciata interna le “solite” splendide apsara. A metà strada dentro il fossato, si trovano due biblioteche, seguite da due piscine.. Una galleria , protegge i bassorilievi centinaia di metri di sculture che difficilmente si possono dimenticare. Pannelli raffiguranti la battaglia di Kurukshetra, , i generali che avanzano a dorso di elefante, l’esercito di Suryavarman II, i 32 inferni e 37 paradisi sono alcuni dei pannelli che si incontrano prima di arrivare al bassorilievo più famoso in assoluto: “La bollitura dell’oceano di latte”.La visita dei bassorilievi è stata meravigliosa.

Per concludere la giornata un ultima fatica: una scalinata per arrivare in vetta , da dove ammireremo un tramonto mozzafiato, e dare uno sguardo alla immensa giungla che ci circonda.

Anche oggi, grande scorpacciata di siti. Domani gli ultimi.

Rientriamo in albergo, una doccia calda ci rimette in sesto. Anche qui troviamo un fantastico posto per i massaggi: il “Seeing hands 4 massage “. Ci rimettono in forma, con soli 3 $ - Ci fermiamo a mangiare qualcosa in uno degli innumerevoli ristoranti del centro di Siem Reap. Ma in Cambogia , non è facile terminare il pasto. Troppi bambini ti stanno a guardare. Ti si chiude la bocca dello stomaco, e tutto quello che hai nel piatto finisce per essere offerto al bimbo che ti guarda.

Ancora una levata all’alba, per la nostra ultima giornata al complesso di Angkor.

Iniziamo con il Baksei Chamkrong tempi in mattoni a forma di piramide, sembra contenesse una immagine di Shiva in oro Seconda tappa il Neak Pean , complesso buddista, sempre opera di Jayavarman VII formato da una vasca centrale con un isolotto dove sorge una torre santuario, e quattro vasche laterali. Oggi purtroppo le vasche sono asciutte.

Proseguiamo per: il Ta Som, sempre opera di Jayavarman VII, con le inconfondibili faccie di Bodhisattva, un piccolo tempio, molto somigliante al Ta prohm, ma di dimensioni ridotte. Non restaurato, un enorme albero avvolge completamente la gopura est.

Per ’East Mebon dedicato a Shiva che sorgeva su un isola nel centro di un bacino, oggi prosciugato, ed arriviamo al Pre Rup , costruito prima del mille, in laterite, classico tempio di montagna con cinque torri disposte a quinconce, i due tempi sono molto simili.

Non restano adesso che i Rulos. Questi tempi sono i più antichi della zona di Angkor, situati ove sorgeva la prima capitale del regno Khmer .Sono tre : Lolei, PreaH Ko e Bakong.

Il primo che visitiamo è Lolei dove sono in corso opere di restauro, seconda tappa Preah Ko significa Sacro Toro, al centro sorgono due torri santuario, dedicate agli antenati del re, Le torri adornate con false porte, sono coperte da impalcature, per i lavori di restauro, ma questo non ci impedisce di arrampicarci fino alla sommità, per uina bella visione del circondario.

Ultimo tempio del gruppo: Bakong, sicuramente il più bello.

Non ci resta che concludere la giornata ad Angkor scalando la collina dove sorge il tempio montagna di Phnom Bakheng, considerato uno dei punti panoramici migliori per ammirare il tramonto.

Alla base della collina staziona un gruppo di elefanti “a disposizione” di chi vuole risparmiarsi la faticosa ascesa , siamo stanche, ma non possiamo perderci l’ultimo tramonto ad Angkor. Infatti ne valeva proprio la pena, è stato bellissimo.

Il giorno dopo si parte alle 5,40 per il molo dove prendiamo posto sull’imbarcazione che ci porterà a Pnohm Penh, navigando sul Lago Tonle Sap. C’è una confusione enorme, bancarelle che vendono tutto quello che di commestibile può esserci in Cambogia. Puntualissimi alle 7 si parte. Il viaggio è fantastico. Siamo rimaste all’aperto tutto il tempo, perché non volevamo perdere neanche un istante di questa fantastica traversata.Come sono affascinanti quelle case in legno piene di fiori! Alle 12 arriviamo a P.P.- Solito uomo con il cartello con il mio nome, andiamo in albergo, è situato nella zona vecchia della città, accanto al mercato (ci sarà utilissimo per soddisfare le richieste dei nostri stomaci...) Dapprima Phnom Penh . Ci sembra orribile, ma cominciando a girarla, restiamo affascinata.

La prima tappa è il complesso del Palazzo Reale, con la famosa Pagoda d’Argento Il suo nome deriva dal fatto che il pavimento è interamente rivestito di piastrelle d’argento (ma se ne vede solo un settore perché il resto è nascosto da coperture di protezione); al suo interno sono ospitate una serie di preziosissime statue di Budda, . Il Palazzo reale, si trova all’interno di un giardino bello e molto ben tenuto. Un padiglione, donato da Napoleone III si trova all’interno del complesso, ma in verità con il suo stile “francese” stona moltissimo.

Cerchiamo qualcuno per il giorno dopo, per farci portare in giro. Troviamo un ragazzo molto carino, gentile educato, con un inglese molto all’acqua di rosa, ma riusciremo lo stesso ad intenderci, sarà il nostro autista per tutto il nostro soggiorno a Phnom Penh Di buon mattino ci viene a prelevare e la prima tappa sono i campi di sterminio (the Killing Fields) Questo luogo è simile ad altri scoperti in tutto il paese e usati dai khmer rossi come fosse comuni. Le povere vittime erano condotte fin qui dal carcere S-21 per essere uccise e sepolte. Negli ultimi tempi a causa della scarsità di mezzi le uccisioni avvenivano a bastonate !! A ricordo di questi tragici eventi sorge il Choeung Ek Memorial, un alto edificio dove sono sistemati circa 8.000 teschi divisi per sesso e per età. spesso segnati dalle bastonate con cui furono uccisi. Nel ripiano più basso si trova un gigantesco mucchio di vestiti recuperati dai cadaveri. Il posto è di una tristezza indescrivibile e volutamente una parte delle fosse comuni non è stata toccata. Un albero reca un cartello per ricordare che qui furono uccisi molti neonati, sbattendoli ripetutamente sul suo tronco. Quindi ci rechiamo al Museo del Genocidio, il Tuol Slueng. Era una scuola che la follia di Pol Pot ha trasformato in una prigione, dove si sono svolte le più atroci torture. . Nel carcere era rinchiuso chiunque fosse sospettato di attività contro rivoluzionarie. Le prime stanze sono tremende: erano utilizzate per gli interrogatori sotto tortura e sulle pareti ci sono delle foto di quanto trovarono i vietnamiti liberatori. I khmer rossi, nella loro follia sanguinaria, fotografavano tutti i prigionieri e documentavano ogni cosa che facevano. Sulle pareti sono appese le foto di centinaia di prigionieri; si vedono persone di tutte le età e le estrazioni Durante il regime dei Khemer Rossi, sono morti oltre un milione e mezzo di Cambogiani. E’ molto agghiacciante vedere le foto,foto eseguite subito dopo la tortura, e le stanze di tortura, le spiegazioni delle leggi che vigevano in loco. Francesca non ha retto, dopo la prima stanza, non ha voluto più vedere altro.

Questa visita ci lascia molto giù.

Cerchiamo di tirarci su, con una visita al mercato russo, dove si trova un negozio di fioraio con le più belle composizioni di fiori mai viste in vita mia. Quindi ci trasferiamo al “Phasar thmei”, per mangiare qualcosa. Una graziosissima ragazza ci prepara mezzo pollo sul suo barbecue, girandolo e rigirandolo, ed ottenendo così una cottura perfetta. Un sacchetto di banane fritte, completerebbe la nostra colazione, se due occhi non guardassero quel sacchetto con avidità, appartengono ad un bellissimo bambino. Il nostro sacchetto finisce nelle sue mani. Gli compriamo anche del pollo. I bambini che si aggirano per la città cercando da mangiare tra la spazzatura sono una realtà veramente pesante. Dai qualcosa ad uno, e...Tutti gli altri?.

Continuando il nostro peregrinare, arriviamo al Wat Phnom, il più importante della città, si trova su una bassa collina. Una leggenda racconta che la signora Penh vi trovò alcune immagini di Budda; il santuario è stato costruito in ricordo di quell’evento , il nome alla città (Phnom Penh significa Collina di Penh), deriva da questo.. La collina, circondata da giardini, si trova in mezzo ad una piazza circolare ed è un luogo molto popolare per gli abitanti della città.

Incontriamo molti mutilati vittime delle mine sparse per il paese, che chiedono l’elemosina, una visione estremamente triste che serve a ricordarci la tragedia di questo popolo.

Prendiamo un risciò a pedali, e ci facciamo portare al Museo Nazionale, situato in uno splendido edificio color ruggine dalla caratteristica architettura orientale. Al suo interno si trova la più importante collezione di arte khmer del mondo e appena entrati veniamo subito accolti da una gigantesca statua di Garuda con le ali spiegate, precedente all’anno mille. Il giardino che ospita il Museo è molto ben tenuto, con bellissime piante e fiori stupendi.

Una visita al Seeing Hands 4 Massage, ci serve per rimetterci in forma, prima della super serata che ci attende La sera perfettamente restaurate, andiamo con degli amici francesi in un elegantissimo ristorante. Solo un invito, può farci abbandonare l’impronta spartana impressa al nostro viaggio., è la nostra ultima sera in Cambogia, e vorremmo non finisse mai.

Passeggiare lungo il Tonle Sap, illuminato dalla luna è piacevolissimo.

Phnom Penh è la città dai mille contrasti, alcune zone, sono perfettamente restaurate, altre sono in totale degrado.

Le strade non hanno nomi ma numeri, tranne i grandi Boulevard, molto belli e molto”francesi”.

E’ il nostro ultimo giorno è d’obbligo una visita al famoso ”FCC”, il bar dove si riunivano giornalisti e fotografi durante il regime dei Khemer Rossi, ci sediamo qualche minuto per ammirare il Tonle Sap river, con i suoi Colori che hanno dell’incredibile ed al ponte dell’amicizia costruito dai giapponesi e fonte di molte polemiche..

Abbiamo del tempo, andiamo in una scuola, siamo accolte molto bene dalle insegnanti, i bambini ci fanno un mondo di festa sono carinissimi con le loro divise. Blu le gonne e i pantaloncini dei bambini, bianche le camicie ., per ognuno c’è una penna.

Ultimo pasto al Phasar Thmei, ultimo frullato e si radunano i bagagli. La vacanza è finita.

Il solito ragazzo con il Tuk-Tuck ci porterà in aeroporto. Lungo la strada ammiriamo un tramonto mozzafiato, (chissà perché nei viaggi, si ammirano tante albe e tanti tramonti! , ) è il saluto che ci dà l’Indocina, non è un addio, ma un arrivederci. L’anno prossimo toccherà al Vietnam, Al mercato di Phnom Penh, abbiamo comprato la guida... Ma un piccolo ingresso in Laos, credo lo faremo ancora.

di Marika Punzo - pubblicato il
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