In Laos, fra dignitá e pace

Diario di Viaggio in LAOS Dall'8 al 17 Dicembre 2007 DI LAURA GIAMPAOLO MATTEO (16) E CARLOTTA (15) GRIGNANI PAESE POVERO, IL LAOS, MA DIGNITOSO. UN SENSO DI PACE ALEGGIA NELL'ARIA E TI PERVADE OVUNQUE, NON SOLO NEI TEMPLI. É ...

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  • di grignanilaura
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Domenica 9 Dicembre 2007 (Vientiane)

Quando ci svegliamo scopriamo che i rumori di ieri sera, che ci hanno tenuto svegli per una ventina di minuti, provenivano dalla stanza dei nostri figli ai quali é caduto un angolo del letto... Hanno tentato di aggiustarlo cercando di reinserirlo nella sede... Ma non riuscendoci hanno pensato bene di staccare anche l'altro angolo in modo da non dover dormire storti. É l'arte di arrangiarsi. Facciamo colazione nello splendido giardino dell'albergo, pieno di fiori, aiole, piante e ninfee; poi partiamo alla scoperta della capitale del Laos! Affittiamo un tuc-tuc per un paio d'ore e ci facciamo portare alla Pagoda Phat That Luang, il più importante Monumento Laotiano, simbolo sia del Buddismo sia della Sovranità. Bellissimo ed imponente, il Phat That appare come un aggregato di pinnacoli dorati.

Seconda tappa il Patuxai, "l'Arco di Trionfo" laotiano. Saliamo anche sulla cima, da cui si gode un'ottima vista. Il tempo é splendido. Nei giardini circostanti c'é un'enorme fontana, dove a suon di musica, sprizzano flutti d'acqua, a varie altezze. Sembra una danza. I giardini e la fontana sono ben curati. La pulizia, l'ordine e la dignità di questa piccola capitale, continua ad affascinarci. Ci facciamo per ultimo lasciare al Mercato Talat Sao, dove non possiamo trattenerci dal fotografare il parcheggio, con centinaia e centinaia di moto-scooter disposti in ordinatissime file.

Il mercato é enorme. Vi si vende ogni genere di merce, dai tessuti alle lavatrici, dall'oreficeria all'alta tecnologia. Vi sono anche bancarelle di cibo e negozi di parrucchiere. All'esterno, una fila di laboratori artigianali d'oreficeria, ti permettono di ammirare la tecnica di ceselli ed incastonature su oro e argento. Visitiamo anche l'adiacente e modernissimo centro commerciale, dove acquistiamo scarpe Adidas e Converse per una decina di dollari. Dal mercato proseguiamo a piedi per gli enormi viali di Vientiane, ricordo dell'epoca francese. Non c'é traffico anche perché é domenica. Ci fermiamo a bere qualcosa in un bar-ristorante e poi andiamo a fare un paio di foto al That Dam, il più antico stupa di Ventiane, la cui leggenda vuole che al suo interno riposi, dal 1928, un grande Drago. Andiamo poi a visitare il Sisaket. Splendido tempio del 1818, é uno dei pochi siti religiosi risparmiati durante il saccheggio da parte dei Siamesi. Nel portico che corre tutto intorno al tempio, oltre 2000 piccole immagini del Budda sono custodite in piccole nicchie scolpite. Da lì ci dirigiamo sul lungo fiume, passando davanti all'ex-palazzo Reale, ora sede governativa, ed al tempio di Haw Pha Kaew, adibito a Museo, ma oggi chiuso. Scegliamo, intorno a mezzogiorno, un piccolo ristorante sulle rive del Mekong. I tavoli sono posti sotto piccoli gazebo. Alcuni hanno sedie all'europea, altri cuscinoni bassi. Al centro tavola troneggiano salsine, una più puzzolente dell'altra... (ahi ahi... Il pesce fermentato!), di cui noi, però, possiamo fare a meno. La zuppetta con gamberi saltati ed insaporita con coriandolo, é ottima! Spendiamo nove dollari in quattro. Dopo pranzo, facciamo una breve sosta alle toilette pubbliche (molto ben tenute) dove, rinunciando allo scontrino, facciamo anche la felicità della gestrice! Proseguiamo sul lungo fiume, pieno di bancarelle, che vendono dipinti, acquarelli e disegni a carboncino. É strano osservare che, in una città così pulita e così ordinata, il letto del Mekong sia considerato una discarica. Infatti sembra quasi che abbiano gettato giù dalla sponda del fiume tutti i rifiuti raccolti per le strade della città!

Ci rechiamo al Tempio di Wat Si Muang, uno dei templi di Vientiane più frequentato dai fedeli. É pieno di gente e d'offerte... Banane, fiori, frutta. Assistiamo ad un rituale nel quale un monaco annoda dei braccialetti bianchi ai polsi di alcune coppie {NDR: Scopriremo più tardi che é simbolo di protezione}. La Lonely Planet dice che in questo tempio c'é un Budda, seduto su di un cuscino che, se viene sollevato tre volte, esaudisce il desiderio di colui che lo solleva. Giriamo intorno al tempio diverse volte... Ma del Budda sul cuscino nessuna traccia! Notiamo solo il simbolo fallico! Usciti dal tempio di Wat Si Muang prendiamo un tuc-tuc per il Tempio di Wat Sok Pa Luang, citato dalla Lonely Planet fra le cose da non perdere, sito dove concludere il pomeriggio in tutto relax magari concedendosi una sauna e un buon massaggio alle erbe. Così descritto, lo immaginiamo fantastico ma, ahimè... Altro non sembra che un luogo abbandonato... In un parco incolto, senza nemmeno l'ombra di massaggi o saune

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