Lanzarote, un’isola eco-compatibile

È già difficile ricordarsi tutti in fila i nomi dei sette nani, figurarsi quelli delle sette isole maggiori che compongono l’Arcipelago delle Canarie, al largo delle coste africane, in Atlantico…

 

Tenerife, Fuerteventura, Gran Canaria, La Palma, La Gomena, Lanzarote, El Hierro. Ci siamo stati, in occasione del nostro giro del mondo in barca, e non poteva essere altrimenti: le Canarie stanno alla rotta atlantica come l’area di servizio Cantagallo sta all’autostrada del Sole, cioè sono una tappa obbligata lungo la strada di venti e correnti che porta dall’Europa alle Americhe. Anche Adriatica, la nostra barca da velistipercaso, ha fatto tappa a Gran Canaria. Mentre Patrizio (con Cino Ricci) espletava tutti i riti tipici della traversata (la preparazione della barca, la cambusa, il graffito che ogni equipaggio lascia a suo ricordo sul muro del Porto di Las Palmas, vedi filmati su velistipercaso.it), io alle Canarie mi occupavo di ben altro…

CHE STORIA!

È incredibile come gli Storici (quelli accademici, con la S maiuscola), in linea di massima, approfondiscano con accanimento scientifico alcuni aspetti e non ne vedano altri, importantissimi: ad esempio, a volte trascurano la posizione geo-strategica dei luoghi. Le Canarie, appunto, sono una tappa fondamentale lungo la rotta degli alisei, i venti che soffiano soprattutto da novembre ad aprile da est verso ovest, e questo è stato storicamente un dato fondamentale. Persino una cassetta di frutta, persino una Volkswagen-Maggiolino riempita di poliuretano espanso (storico!), spinte da venti e correnti, arrivano dall’altra parte dell’Oceano. Persino un equipaggio di velistipercaso ce l’ha fatta! Quindi è molto probabile (per me è quasi certo) che i Fenici, che hanno frequentato le Canarie, da qui siano arrivati in America, ben prima di Colombo. Ci sarebbe, poi, il mistero dei Guanci, una popolazione antichissima, di uomini alti e biondi, che vissero qui fin dal 3.000 a.C.: da dove venivano? Ci sono le piramidi di Guimar, scoperte da Thor Heyerdahl, per non parlare di mura poligonali ciclopiche ritrovate qui alle Canarie sott’acqua, scoperte da un nostro connazionale, che testimonierebbero in modo inconfutabile la presenza da queste parti di una misteriosa civiltà sommersa. Le Canarie riservano buffe sorprese: recentemente è affiorata una nuova isola dal fondale marino, come successe per la leggendaria isola di San Borondon che appariva e scompariva, merito dei vulcani sottomarini che fanno uscire lava dal fondo del mare. Ma – per stavolta – non vorrei parlare di misteri, bensì di ambiente e turismo, un binomio indissolubile, un argomento che le Canarie mi hanno sollevato in modo chiaro. Quindi mi fermo ai dati storici universalmente accettati. Come, ad esempio, il fatto che furono gli italiani (in particolare i genovesi) a ri-scoprire le isole, o meglio, a riattivare questa rotta: Ugolino e Vadino Vivaldi scesero lungo le coste africane, ma non se ne seppe più nulla. Seguendo le loro tracce, Lanzarotto da Varazze, nel 1336, sbarca appunto sull’isola che poi si chiamerà Lanzarote.

LANZAROTE LA VULCANICA

E stavolta vorrei appunto parlarvi, in particolare, del mio viaggio a Lanzarote, un’isola che è anche un esempio significativo di buona politica del turismo e del territorio (pur con tutte le sue contraddizioni). Va detto, prima di tutto, che è bellissima, nera, assolutamente vulcanica. Un pezzo di Sahara che galleggia nell’oceano e che, per fortuna, è temperato dagli alisei. Il paesaggio e il panorama sono particolari e me ravigliosi. Il territorio è naturalmente aspro e apparentemente ben poco fertile. Eppure l’uomo, anche qui, compie miracoli, quando davvero si adatta alla natura: mi hanno colpito soprattutto le particolarissime vigne. Immaginatevi un deserto, interrotto da “virgole” a forma di semicerchio, fatte con muretti a secco di pietra vulcanica. Servono, appunto, a riparare piccoli appezzamenti di terra o, meglio dire, lava e terra, dove si piantano le vigne. La pietra vulcanica porosa lascia passare l’aria, ma ferma il vento. Le vigne vengono ricoperte da sabbia vulcanica, che trattiene la rugiada della notte che, come si sa, è anche un potente mineralizzante. Il risultato è un vino pregiatissimo (mi pare un tipo di Malvasia). Per la sua bellezza e il grado di conservazione Lanzarote era stata dichiarata area protetta della Biosfera dall’Unesco. Ho scritto “era stata” per due motivi: il primo è che non si sa che fine farà l’Unesco dopo che gli Usa hanno deciso di non dargli più neanche un dollaro per essersi macchiato del delitto di riconoscere lo Stato della Palestina; il secondo motivo è che bisogna vedere se Lanzarote saprà conservarsi. Ma come mai Lanzarote – finora – è stata preservata dallo sviluppo eco-IN-compatibile?

È TUTTO MERITO DI CESAR MANRIQUE

Perché qui, nella capitale di Lanzarote, ad Arrecife, nel 1920, nasce per caso Cesar Manrique (poi purtroppo ci muore anche, in un incidente, nel 1992). Manrique è stato un artista a 360 gradi: pittore, scultore, architetto ma, soprattutto, paesaggista ed ecologista. Ha lavorato in tutto il mondo, in particolare in Spagna e America, ma poi è tornato nella sua isola. E con tutta la sua competenza e la sua autorità ha fatto di tutto per preservarla da uno sviluppo turistico dissennato, per non commettere qui a Lanzarote gli stessi errori commessi altrove. E c’è riuscito: Lanzarote è la sua opera d’arte. Mentre Silvia (la mia guida) mi accompagna alla sua casa-museo (a Taro de Tahiche, vicino ad Arrecife), mi racconta che Manrique stese un vero e proprio manifesto per la sostenibilità di Lanzarote, un po’ come l’appello all’Unesco che fece Pasolini per San’a in Yemen. Per fare un esempio: Manrique – da pittore ma anche architetto e urbanista – prima di tutto ha tracciato i confini cromatici entro i quali si doveva costruire o ristrutturare le case. I colori adatti a Lanzarote, secondo lui, sono il bianco (per creare contrasto col terreno vulcanico), ma nel contempo il marrone (per assecondare il colore della terra desertica), e poi il verde (per valorizzare la vegetazione) e il blu (in armonia col mare). Soprattutto ha progettato un’architettura non squadrata e spigolosa (come gli edifici a forma di scatole tanto care agli architetti), bensì sinuosa (io direi femminile), che segua la natura e i movimenti mammellosi della terra dell’isola. Grazie a Manrique e alla sua capacità di coinvolgere i suoi concittadini, Lanzarote è diventata, appunto, un esempio straordinario di armonia fra sviluppo economico (agricoltura e turismo) e ambiente (territorio e paesaggio)

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Commenti
  1. Pier Paolo Zini 1
    , 6/1/2012 14:15
    Forse ti riferisci alla spiaggia del Berrugo, a sud, dove ora sorge il porto sprotivo di Marina Rubicon, accanto a Playa Blanca. Ora la spiaggia non esiste più, e neppure l'ultima casa di pescatori che "resisteva" alle spalle di ristoranti e negozi, costruiti su piattaforme di cemento su spazi rubati al mare. Accanto esiste ancora Punta del Aguila, o Las Coloradas, anche se ormai è diventato un punto che ha perso tutto il suo fascino "selvaggio" ed anche il piccolo bastione di forma circolare, che un tempo serviva come vedetta per le frequenti invasioni piratesche, ora si perde e si confonde con il vicino hotel dove è stata riprodotta una chiesa, un vulcano ed una piazza di un paese "tipico"...
    I politici che erano a capo del municipio ora sono quasi tutti in galera od inquisiti e la maggior parte degli hotel della zona (la parte sud di Lanzarote) continuano senza problemi la propria attività benché siano stati dichiarati "irregolari" ed "illegittimi" con sentenza di abbattimento già effettiva ma mai eseguita.
    I "Conejeri", come vengono chiamati gli abitanti di Lanzarote, rivendicano la loro origine guance anche se, alla fine, sull'isola la popolazione, al tempo della conquista normanna del 1402, era prevalentemente di origine berbera e di struttura abbastanza compatta e non di alta statura. prova ne é anche la famosa storia della Pincipessa Ico, considerata "bastarda" in quanto di capelli rossi e carnagione chiara (essendo "forse" figlia della regina Fayna e del navigatore vizcaino Martin Ruiz de Avendaño, di passaggio sull'isola e rosso di capelli...).
    Lanzarote, dai tempi del Tuo viaggio, è cambiata in parte ma mantenendo comunque le sue caratteristiche basilari e piacevoli. I danni procurati dalle costruzioni sono già stati fatti e la recente crisi a fatto sì che non si sia costruito più nulla se non quello che era "in corso", soldi permettendo. La disoccupazione ha colpito fortemente l'arcipelago portando il tasso anche al 30%, appena mitigato dalla crisi egiziana che ha riportato una boccata vitale all'economia delle isole, deviando il turismo appunto alle Canarie.
    A parer mio non è la costruzione di una strada o l'asfalatura di un'altra che tolgano la bellezza all'isola. Non dimentichiamo che su questa isola vive gente che ha bisogno di servizi per la propria vita quotidiana ed alcune "comodità" che non si possono negare. Ora è tempo di cambiare la forma di fare turismo e di valorizzare le autentiche e favolose bellezze che offre l'isola e non la piscina dell'hotel od il bar alla moda che esiste al lato. La competitività di Lanzarote è data dalle sue caratteristiche e non dai campi da golf o dalle 5 stelle dell'hotel...
    Si va dall'eccesso del Sud, dove la costa è diventata un "cementiicio" che è arrivato a lambire le spiagge del Papagayo, parco naturale, al Nord dove, per scelta del municipio, non si costruscono hotel ed i soldi spesi (contestati come in qualsiasi posto del mondo...), vengono utilizzati per creare strutture per la gente del posto...
    Comunque ti assicuro che andare a Lanzarote, con lo spirito giusto, ha ancora un senso, dato che i posti da favola esistono ancora e, penso, esisteranno sempre.
  2. angela29
    , 4/1/2012 13:49
    Sono stata a Lanzarote più volte e l'intenzione è di ritornarci il prossimo agosto; ti farò sapere com'è ora, ma mi dici un po' meglio dov'è sta spiaggia dei Guanci? almeno la zona...
    Ciao
    Angela

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