Kosovo, il neonato d’Europa

Viaggio in Kosovo, la neonata tra le nazioni europee, tra cittadelle ottomane e monasteri serbo-ortodossi

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  • di mapko64
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: uno
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Negli ultimi anni la varietà di popoli e culture presente nei Balcani ha stimolato sempre di più il mio spirito di conoscenza. La storia recente purtroppo ha visto queste terre protagoniste delle ultime guerre combattute sul suolo europeo, quando ormai tutti pensavamo che parole come genocidio e pulizia etnica fossero state bandite per sempre dal vecchio continente.

Il Kosovo in particolare, ultima nata tra le nazioni europea, racchiude molte contraddizioni dei Balcani: considerato dai serbi la culla della loro civiltà, ha una popolazione a grande maggioranza albanese la cui aspirazione è riunirsi alla madre patria Albania. Milosevic, nella sua follia nazionalista, voleva riportare l’orologio della storia indietro nel tempo, prima della battaglia di Kosovo Polje (Campo dei Merli) che, secondo la mitologia serba, nel 1389 segnò l’inizio della secolare dominazione turca. Tutte le disgrazie della ex Jugoslavia ebbero inizio proprio quando a Kosovo Polje, per calmare una folla di serbi, Milosevic proclamò “Nessuno ha il diritto di picchiarvi … Nessuno vi picchierà mai più!”, guadagnandosi il titolo di paladino della nazione e aprendosi la strada per la successiva elezione a presidente della Serbia.

Oggi la situazione si è capovolta: le strade delle città portano i nomi di Clinton e dei generali della NATO, la bandiera albanese sventola ovunque e le truppe della forza di pace sono impegnate a proteggere la minoranza serba. Dopo i tumulti anti-serbi del 2004, la situazione tuttavia appare molto più tranquilla e gli accordi siglati da pochi mesi tra Serbia e Kosovo rappresentano un elemento di speranza. Grazie ai finanziamenti internazionali, il paese è tutto un brulicare di lavori in corso e attività commerciali, mentre la storia passata ritorna nei meravigliosi monasteri serbo-ortodossi e nei bazar ottomani. La città di Prizren con i suoi templi cristiani, ortodossi e cattolici, e le sue moschee, oltre a rappresentare un affascinante meta per il visitatore, dimostra come una convivenza pacifica tra popoli e religioni sia possibile, come si è già verificato in passato.

Passando in Macedonia sono tornato nel mondo slavo, anche se la comunità albanese rappresenta una corposa minoranza. L’incerta identità nazionale sembra essere stata il tema principale sin dall’Ottocento, quando il paese era sotto la dominazione turca. Serbi e bulgari considerano i macedoni come parte del proprio popolo, mentre i greci contestano il nome della nazione, affermando che la Macedonia è una regione della Grecia. Per evitare polemiche, i monumenti dedicati a Alessandro Magno e Filippo II, da poco inaugurati a Skopje, hanno ricevuto nomi anonimi. Il museo delle Lotta Macedone testimonia tuttavia un secolo di lotte per raggiungere l’autonomia: una serie di vicende, spesso tragiche, di cui in Occidente si è perso la memoria.

Il centro della capitale è oggetto di un intenso piano di ristrutturazione: gli spazi lasciati vuoti, dopo il tremendo terremoto del 1963, sono riempiti con monumentali edifici, mentre le statue spuntano ovunque come funghi. Il progetto “Skopje 2014” ha suscitato molte polemiche per i suoi costi e perché a molti è parso trasformare la città in un parco a tema, stile Las Vegas. Tutti invece sono d’accordo sull’apprezzamento all’antico quartiere turco, che ha mantenuto intatto il fascino passato come è accaduto a Sarajevo, ma purtroppo non a Pristina in Kosovo.

E ora il diario di viaggio.

Domenica 30 giugno: Roma – Skopje – Pristina

Durante il volo per Skopje faccio un po’ di conversazione con Silvia, una giovane macedone nata in Italia, dove vive con tutta la famiglia a Orvieto. Il padre si è trasferito 24 anni fa, ma ora ha perso il lavoro. Lei fa la badante da un’anziana signora, ormai da cinque anni. Sta tornando in Macedonia per un mese, dal fidanzato e dai nonni. I capelli bruni e qualche parente a Tetovo, di cui mi parla, mi fanno pensare che sia albanese, ma non ho il coraggio di farle la domanda diretta. Per il futuro la sua aspirazione sarebbe trasferirsi in Svizzera.

A Skopje, dall’aeroporto Alessandro Magno, per raggiungere la stazione l’unica soluzione è un taxi che mi costa ben 25 euro. La stazione dei bus si trova sotto quella ferroviaria; non è certo una struttura moderna, ma l’organizzazione è efficiente e il personale parla inglese. Acquisto quindi senza problemi il biglietto per Pristina.

Il bus parte puntuale alle due, quasi vuoto. Lasciamo Skopje e la sua piana, molto sfruttata dall’uomo, infilandoci in una stretta valle circondata da basse colline, ma la giornata grigia intristisce il paesaggio

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