Amboseli, Nakuru, Naivasha, Masai Mara

Amboseli National Park, Nakuru National Park, Naivasha, Masai Mara National Park

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  • di campesina
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 6
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro

29 luglio- Siamo pronti per partire alla volta di Nairobi. Appena lasciato il lodge però la macchina si ferma e sembra non voglia più ripartire. A furia di tentativi si rimette in moto. Facciamo una sosta in un punto di ristoro con i tipici negozi di souvenir e … quando usciamo … della nostra jeep neanche l’ombra! Ci guardiamo stupiti e ci facciamo prendere per un momento dal panico, sulla jeep abbiamo lasciato tutto! I ragazzi dei negozietti, vedendoci preoccupati, ci spiegano che l’autista è andato a far benzina. OK. Dircelo no? Passa un quarto d’ora, poi mezz’ora e non succede niente; ci dicono che non sempre al benzinaio c’è benzina per cui è possibile che ne stia cercando uno rifornito … aspetta … aspetta e di punto in bianco compare la nostra guida da un bar sul retro, pacifica e tranquilla. Chiediamo spiegazioni ma ci rendiamo conto che parla italiano … come noi il cinese … Scriviamo all’agenzia che ci ha organizzato il viaggio perché questo comportamento e la guida per noi sono inaccettabili. Dopo un’ora, passata chiacchierando con i ragazzi e imparando molto sulla loro cultura e il loro modo di vivere, ecco comparire la nostra jeep. Ripartiamo per Nairobi per pranzare al famoso Carnivore dove diversi tipi di carne vengono serviti sulle tradizionali spade Masai e sono da accompagnare con salse ad hoc e l’immancabile birra Tusker. Usciti dal ristorante, troviamo il referente della nostra agenzia in loco che si scusa per l’inconveniente e si presenta con una nuova guida parlante veramente italiano! Ripartiamo verso il Lake Nakuru National Park. Il paesaggio cambia: da piatto a collinoso, fa più freddo, a un certo punto piove e sembra di essere sulle nostre Dolomiti con pinete di conifere a lato strada. Facciamo una sosta alla Rift Valley: dalla nostra posizione ammiriamo una scarpata a picco sulla valle dove la prateria della savana si estende circondata da monti e vulcani. Arrivati al paese, entriamo direttamente nel parco inserito in un paesaggio pittoresco circondato da boschi, prati e colline rocciose. Qui vivono migliaia di fenicotteri, che colorano il lago salato di rosa, di pellicani, di marabù e rinoceronti. Vediamo anche un caribu che si avvicina alla riva per mangiare mentre alle sue spalle si alza in volo alla luce soffusa del tramonto un gruppo di fenicotteri. Che bellezza! Si sta facendo buio e bisogna arrivare al lodge prima delle 18.30 quando chiudono i cancelli ma per strada delle macchine hanno avvistato un leopardo che dorme sul ramo di un albero e non possiamo non fermarci: che effetto, vederlo con le zampe a penzoloni di un ramo riposare pacifico, sospeso da terra con sotto un enorme ippopotamo che mangia l’erbetta delle zone acquitrinose. Finalmente possiamo dire di aver visto tutti i Big Five! Via verso il Sarova Lion Hill Lodge; ci sistemiamo nelle camere ampie e confortevoli e poi andiamo a cenare al lume di candela… anche se sarebbe servito un bel fuocherello visto il freschino della sera!!!

30 luglio- Sveglia prestissimo per un safari all’alba. Il Lodge è situato sulle rive orientali del parco per cui appena usciamo siamo già immersi nella natura e circondati dagli animali che si stanno risvegliando: l’aria è fredda e pungente e una nebbiolina mattutina rende ancora più affascinante e misterioso questo angolo di paradiso naturale …. Ci sono le prime antilopi, i bufali, i fenicotteri resi ancora più rosa dall’albeggio e poi proseguendo dietro una curva tra gli alberi, un rinoceronte mamma con il piccolo. Che bellezza, stanno vicini e si muovono in sincronia; ci attraversano la strada e come tradizione vuole, essendo rinoceronti bianchi, il cucciolo è davanti e la mamma dietro. Proseguiamo per la boscaglia e poco dopo ecco invece il timido rinoceronte nero: è un maschio solitario che vaga per il bush mangiando. Riprendiamo la strada e incontriamo un’altra coppia di rinoceronti bianchi, questa volta un maschio e una femmina. Ci osservano sospettosi e guardinghi: noi siamo fermi e per non disturbarli spegniamo anche il motore della jeep. D’un tratto vengono verso di noi e si fermano a lato, poco distanti: il maschio ci fissa, poi ruspa la terra con una zampa, ci soffia e fa l’atto di caricarci … oddio, partiamo con il cuore a mille e una forte emozione! Cerchiamo tra i rami per vedere il leopardo ma è un animale talmente schivo che è veramente difficile avvistarlo; ci accontentiamo delle zebre, delle giraffe, dei babbuini e delle iene. Arriviamo al belvedere da dove si ammira la distesa del lago. Torniamo al lodge per fare colazione e poi partiamo verso la nuova destinazione: Naivasha. Ripercorriamo le strade trafficate di camion e pullmini turistici e arriviamo alla cittadina. E’ un centro agricolo che si dedica all’industria dei fiori, infatti ci sono molti vivai che li esportano in tutto il mondo. Pranziamo al nostro lodge, il Naivasha Country Club (il giardino è curatissimo e la posizione è ottima – sulle rive del lago di acqua dolce popolato da ippopotami e varietà di uccelli – ma le camere avrebbero bisogno di un’urgente ristrutturazione) e poco dopo siamo pronti per ripartire. Aspettiamo di avere il solito benestare al cancello dell’ Hell’s Gate National Park, circondati da pullman con diverse scolaresche. Poco dopo ci dicono che con noi viene anche una guida locale: questo parco è particolare perché si può scendere dalla macchina. Dopo aver ammirato, appena entrati, la torre di Fischer, una colonna di roccia vulcanica alta ben 25 m, scendiamo dalla macchina e ci dirigiamo a piedi nel parco addentrandoci nella boscaglia e nella gola di un fiume, stando attenti a non scivolare. Ci sono alcuni punti con cascatelle di acqua calda, ed è per questo che ogni tanto si sente il rumore assordante di una centrale termica che sfrutta una delle sorgenti naturali più calde al mondo. Ci troviamo in un punto molto ampio in cui il fiume si ricongiunge con un altro ed è pieno di altri turisti e scolari. Ritorniamo verso la jeep per un percorso diverso, un letto di fiume in secca ma … bisogna arrampicarsi su dei rami e aggrapparsi alle rocce per salire, scendere per dei dirupi, insomma il percorso è tutt’altro che facile. Arrivati a un punto la nostra camminata però viene interrotta dal fiume che è pieno d’acqua a causa delle piogge del giorno precedente e … ci tocca ritornare indietro. Help! Non senza fatica rifacciamo il percorso inverso, salire è sempre più semplice che scendere. Costeggiamo allora un altro fiume scavato nell’acqua con pareti laterali molto alte e ripide e per ritornare alla strada occorre arrampicarsi sulle pareti … ma senza guardare in basso … alla fine arriviamo in cima, a fatica ma soddisfatti! Prima di andare in camera facciamo un veloce salto sulle sponde del lago per ammirare gli ippopotami che spuntano con le orecchie dall’acqua e gli uccelli lacustri; dopo le 19.00 diventa però pericoloso perché potrebbero risalire gli argini per andare a mangiare e quindi ci rifugiamo al ristorante per rifocillarci dopo le fatiche pomeridiane

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