La mia prima volta in Africa

mare all'avventura

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  • di vanna.pavan
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Un biglietto in mano per Big Momba (come l’ho sentita chiamare da una Keniota conosciuta in aereoporto) e noi:io e Marta alla scoperta di questo paese.

Non starò a dilungarmi troppo sui posti visitati, visto che molto si è detto e si continua a raccontare di questo paese, ma sulle sensazioni di 2 viaggiatrici low budget partite dall’Italia con solo un biglietto a/r e tanta voglia di scoprire. I luoghi da noi visti sono stati quelli soliti del Kenya turistico:Malindi, Watamu,Tsavo est, Diani e Mombasa. Li abbiamo visti però sotto una luce diversa, non protette e blindate dal recinto di un blasonato resort all-inclusive, ma dalle strade, dalle vie e dai centri dove la gente del Kenya vive le loro giornate.

Innanzitutto va considerato ciò che il Kenya è: un paese musulmano, povero e con una mentalità prettamente maschilista. Documentandoci molto bene prima di partire e poi vedendo di persona, ci siamo presto rese conto di non essere poi così libere di muoverci come volevamo.I nostri orari dovevano seguire quelli del sole: sveglia presto e ritiro in guesthouse al calar del sole. Molto spesso è capitato di sentirci a disagio per essere cmq le uniche “muzungu” in zona, nonostante girassimo sempre non scollate e coi pantaloni lunghi,specialmente a Mombasa , dove la miseria è tangibile ad ogni angolo. C’è poi da dire che il turismo del Kenya (dei posti visti da noi ovviamente) è orientato sui pacchetti all-inclusive, perciò se sei al di fuori di questi circuiti non sempre è facile trovare ciò di cui necessiti,considerato anche che sei nel terzo mondo. La nostra impressione è stata da subito che tutti cercassero cmq di fare i furbi e la difficoltà quotidiana è stata quella di chiarire il concetto che eravamo li per il piacere di una vacanza e non in cerca di avventure sessuali, unita al fatto di doverci “difendere” da Beach boys, bambini fin troppo furbi e gente di ogni tipo che da quando uscivamo dalla guesthouse fino al nostro rientro, non facevano altro che chiedere qualsiasi cosa. La gente di Malindi non se la passa poi così male:vivono di turismo e ce n’è parecchio perciò alle persone che lì si spacciano per povere non darei molta fiducia. La vera povertà la si vede in altri posti: per le strade di Mombasa, nei villaggi dell’interno , a Likoni. Perciò a chi dall’interno di un resort a Malindi mi viene a dire “non ho visto poi così povertà qui in Kenya” posso solo consigliare di passare una giornata per le strade di Mombasa.

Passo ora al capitolo “beneficienza”: ho constatato di persona che le truffe sono ad ogni angolo. Non faccio nomi, perché voglio che questo diario venga letto, ma state molto attenti a quanto i siti su internet vi possono propinare: molto spesso le cose non sono come vi raccontano e a chi ha veramente bisogno non arriva nulla. Vince la legge del più forte e l’avidità non ha limiti. Se volete aiutare quella gente affidate i vostri soldi a persone che in kenya ci vanno fisicamente a lavorare e fare del volontariato e che magari conoscete di persona. Questo argomento mi ha profondamente delusa. So che potrò sembrarvi cinica, ma ciò che vi ho fin’ora raccontato non è filtrato, è ciò che realmente troverete viaggiando per conto vostro. Credetemi che sono abituata a viaggiare in questo modo,ma mai come questa volta non mi sono sentita tranquilla di girare senza prestare così tanta attenzione alla sicurezza, anche perché in molte occasioni è stata proprio gente del posto ad allertarci davanti a certe situazioni.

Sappiate che in kenya, come credo in tutta l’Africa ogni giorno non sarà mai uguale all’altro per una nuova difficoltà o imprevisto quindi non arrabbiatevi se i vs programmi saltano,ma iniziate ad adottare la filosofia dell’ Akuna Matata e tutto sarà più facile

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