Partenza il 22/12/2006 · Ritorno il 30/12/2006
Viaggiatori: in coppia · Spesa: Da 500 a 1000 euro

Natale a diani

di Valentina.do - pubblicato il

E’ passato poco più di un mese dal mio ritorno a casa e già mi sembra una vita, sto seriamente pensando di tornare quest’estate, soldi permettendo. Il mal d’Africa esiste davvero. Il Kenya ti entra dentro. E’ tutto così diverso da qui, tutto più semplice. Hakuna Matata. Il mio volo Neos è partito il 22 dicembre da Roma, siamo io Valentina e il mio boy Daniele. Abbiamo prenotato con la Karambola, 1180 euro per la settimana di Natale non è male. Abbiamo scelto Diani. La nostra agenzia ci aveva consigliato Watamu, ma era tutto sopra il nostro budget; a Malindi non volevamo proprio andare, troppi italiani. A Diani ce ne sono veramente pochi, ed è una delle cose che ci è piaciuta di più. Secondo me è tristissimo andare all’estero e trovarti circondato da persone che parlano la tua stessa lingua e soprattutto hanno le tue stesse abitudini. Prima di partire mi ero documentata tanto e ho trovato pochissime notizie su Diani, quindi spero che questo racconto possa essere d’aiuto per tutti quelli che hanno l’intenzione di partire per questo meraviglioso paese. Andateci. E’ l’unica cosa che posso dire. Il Kenya ti incanta. E avevo anche letto che il mare in Kenya non è un granché. A Diani è veramente bello, non ce lo aspettavamo proprio. Soprattutto con la bassa marea, escono fuori delle sfumature dai mille colori, stupendo. E la spiaggia è da paura. E’ di un bianco veramente accecante, finissima, di una compattezza unica, pensate che ci vanno in bicicletta!!! Comunque andiamo per ordine: partiamo da Roma con un’ora di ritardo, volo tranquillo, anche se i sedili sono veramente strettissimi e scomodissimi. Atterrati a Mombasa il caldo si fa sentire. Fila per il controllo passaporti, c’è chi fa il visto (noi l’abbiamo fatto in aeroporto in Italia, il costo è uguale), ritiriamo i bagagli e via nel nostro pulmino che ci accompagnerà a Diani. Mombasa è caotica, un sacco di gente per le strade, molte delle quali scalze, soprattutto i bambini; mentre passavamo con il pulmino ne ho visto uno dormire sul marciapiede, con degli scatoloni e delle pozzanghere di fianco a lui. E’ inutile dire che non ci sono parole. Poi appena il pulmino si ferma un attimo ti trovi circondato da persone che ti propongono collanine, quadretti colorati, statuette, un po’ di tutto. Mombasa è un’isola. Per arrivare a Diani si devono fare una decina di minuti di traghetto per un piccolissimo tratto di mare; non possono costruire un ponte perché non ci sono i soldi. I traghetti sono straripanti di gente; anche alle 5 di mattina, perché è pieno di gente che va a lavorare e che deve fare un sacco di chilometri a piedi prima di arrivare a destinazione; prima di imbarcarci abbiamo visto una specie di piccolo container che funziona come prigione temporanea, dalle piccole finestrelle si vedevano alcune persone affacciate e, mentre stavamo guardando, ecco due poliziotti trascinare dentro con forza un altro ragazzo.

Io mi limito a descrivere una minima parte delle cose che ho visto, ma vi assicuro che mentre sei lì, vedere certe immagini ti fa scattare mille pensieri, mille sensazioni che non riuscirei a spiegare nemmeno scrivendo un libro. Un viavai di gente, c’è chi torna a casa, chi va a lavorare facendo ogni giorno parecchi chilometri a piedi, donne che portano vasi, sacchi o altro sulla propria testa, mentre tengono in braccio i loro bambini, camminando con un’eleganza ed una dignità che noi ce la sogniamo; ma soprattutto un sacco di bambini, alcuni piccolini che tengono per mani i fratellini o le sorelline ancora più piccole di loro; e appena ti vedono ti salutano con la manina, altri ti corrono incontro e ti urlano Jambo, altri ancora ti chiedono se hai soldi o penne. E lasciata la città si incontrano invece i villaggi, che sono proprio un’altra cosa, anche se poi alcuni di quelli che vedremo nel safari saranno ancora più poveri.

Abbiamo dovuto fare un sacco di fila per poterci imbarcare sul traghetto, poi ci sono ancora una trentina di chilometri; secondo i programmi saremmo dovuti arrivare in hotel verso le 11, mentre erano le 14 quando abbiamo fatto il check-in.

Così io e Daniele ci siamo dati da fare e abbiamo convinto altri italiani che erano nel nostro hotel ad aggregarsi a noi, così il giorno dopo abbiamo prenotato il nostro safari di 2 giorni tra Tsavo Est, Taita Hills e Salt Lik. Abbiamo speso 200euro a persona; con un safari solo allo Tsavo Est si poteva scendere fino a 140-150, ma noi dovevamo pagare due ingressi in due parchi differenti, perché Salt Lik è una riserva privata che fa parte dello Tsavo Ovest. Avevamo intenzione di fare anche l’escursione a Wasini o Funzi, ma causa maltempo l’abbiamo disdetta, con l’intenzione poi di rifarla l’ultimo giorno, appena tornati dal safari; eravamo poi però veramente distrutti che abbiamo deciso di dedicare la nostra ultima giornata alla spiaggia. Poco male. Tanto a Diani ci torno. Il tempo, con grande sorpresa di tutti (nessuno si aspettava che potesse piovere in Kenya a dicembre) non è stato dei migliori, soprattutto i primi giorni. Il giorno di Natale c’è anche stato un acquazzone molto forte, con vento, era parecchio freddo, e il cielo è stato quasi sempre nuvoloso. A parte i giorni di safari (nei quali chiaramente il sole spaccava le pietre!!!), i giorni pieni di sole sono stati solo due. Ma hakuna matata. Pensandolo così sembra brutto. Ma vi assicuro che quando c’è sole non si riesce a starci molto, anzi. Io sono riuscita ad ustionarmi il giorno dell’acquazzone...Misteri dell’Equatore!!!!Con il sole però i colori del mare sono tutta un’altra cosa. Meravigliosi. A noi è capitata la bassa marea la mattina e l’alta marea pomeriggio e sera, ma l’ultimo giorno stava cambiando. Ogni settimana dovrebbe essere diverso. Con l’alta marea un po’ a largo escono fuori delle linguine di sabbia dove l’acqua e limpidissima e ci sono anche molti pesci e stelle marine. Volendo ci si arriva anche a nuoto, non è troppo lontano, altrimenti c’è l’omino che per 10euro ti ci accompagna e ti ci fa stare il tempo che vuoi. Un giorno Daniele è anche andato a fare pesca d’altura, ma non mi sembra abbia pescato un granché, poi è stato anche male poverino!!! L’effetto delle maree è impressionante!!!In certi momenti riesci proprio a vedere l’acqua che sale o si ritira. Comunque il bagno si può fare sempre. E di alghe ce ne sono veramente poche. Con l’alta marea arrivano anche un sacco di onde ed è divertentissimo fare il bagno; la spiaggia diviene una striscia sottilissima.

Insomma, le nostre giornate di mare sono trascorse tra lunghe passeggiate per la stupenda spiaggia, scoprendo tratti di mare sempre più belli e lunghe chiacchierate, ma soprattutto contrattazioni con i beach boys. Sono bravi ragazzi, hanno bisogno di lavorare, ma dopo un po’ non ne puoi più, perché sono veramente tanti!!!Alcuni sono parecchio invadenti, altri un po’ meno, alcuni ti accompagnano in una lunga passeggiata senza chiederti niente, altri vogliono venderti a tutti i costi escursioni, collanine, olio di cocco e quant’altro...Insomma, ce ne sono per tutti i gusti. Il primo giorno, appena metti piede sulla spiaggia, è la fine. Vorresti arrivare al mare per sentire com’è l’acqua dell’Oceano Indiano, ma non ce la fai; almeno 6-7 persone ti fermano per proporti le loro merci. C’è comunque da dire che se devi comprare qualcosa prima lo fai e meglio è. Così poi non ti assillano più. Quelli che lavorano come beach boys stanno bene, riescono a portare abbastanza soldi a casa. In genere uno stipendio medio si aggira sui 40-50 euro; considerate che le medicine per la malaria costano 15 euro e che prendersi la malaria è come prendersi l’influenza qui da noi. Ai ragazzi che lavorano in hotel non è nemmeno permesso mangiare o bere, e se vengono beccati probabilmente saranno licenziati. E pensare che noi abbiamo l’all inclusive. Comunque di cose da comprare ce ne sono veramente tante, maschere masai, animali in ebano, parei, fatti veramente benissimo. E con la maggior parte ho barattato vestiti e penne, con un po’ di scellini. Un po’ di scellini è meglio averli per queste piccole spese. E poi è d’obbligo contrattare; se si è bravi si riesce a scendere anche fino a sotto al 50%; ma è bene poi domandarsi se per noi 5 euro in più o in meno ci cambiano la vita...Per carità, non dico che si devono regalare soldi o che bisogna farsi fregare, ma cerchiamo di non renderci ridicoli. Loro non hanno niente, la povertà è veramente tanta. Eppure sono più sereni di noi. Noi non ci accontentiamo mai.

Ho anche fatto le treccine con le extencion; la donnina che me le ha fatte è stata velocissima, ci ha messo un’ora e mezza, per 15euro più penne e una maglietta; toglierle mi è dispiaciuto da morire.

E ora il safari: partenza all’alba e già la “vendetta di Montezuma” si fa sentire...Fortunatamente l’Imodium è con noi, così riusciamo ad arrivare allo Tsavo abbastanza in forma. Di animali non ne abbiamo visti tantissimi, siamo stati un po’ sfortunati perché aveva piovuto da poco, la savana era verdissima e gli animali avevano un sacco d’acqua da tutte le parti; questa è stata più che altro l’impressione degli altri che erano con noi, che l’avevano già fatto diversi anni prima e avevano il ricordo di una savana molto più popolata. Per noi che era la prima volta è stata un’esperienza unica; abbiamo visto struzzi, zebre, giraffe, una miriade di antilopi, gazzelle e impala, un sacco di babbuini, poi dik dik, sciacalli, tartarughe, gli elefanti purtroppo un po’ da lontano, ma in compenso una leonessa ci è passata praticamente di fianco, era meravigliosa, un’altra leonessa l’abbiamo seguita per mezz’ora mentre stava preparando un agguato alle zebre, poi le poverine hanno captato il pericolo e pian piano si sono allontanate, siamo stati anche presenti ad un “quasi accoppiamento” di due antilopi; poi uccellini blu coloratissimi, aquile, uccelli serpentari e caribù. Abbiamo visto anche il Kilimanjiaro coperto dalle nuvole, si riusciva a vedere la sagoma, è enorme, riuscivamo a vederlo da Salt Lik. Abbiamo pranzato alle Taita Hills, in un lodge in cima ad una collina, il panorama era stupendo, ne valeva la pena solo per quello. E abbiamo dormito al Salt Lik Safari Lodge che è un lodge costruito sopra a delle palafitte, bellissimo e suggestivo. Di notte purtroppo è piovuto, fatto stranissimo per il periodo. Si sentiva solo il cinguettio di una miriade di uccellini e qualche grillo. Mi fa prendere i brividi solo a pensarci. Due giorni di safari comunque sono veramente il minimo che si può fare, almeno tre andrebbero proprio fatti, così hai l’opportunità di vedere molti più animali, anche perché avresti a disposizione due albe e due tramonti, che sono i momenti in cui si riescono ad avvistare più animali. Durante il ritorno abbiamo fatto la famigerata Mombasa-Nairobi; ci sono veri e propri crateri per strada, per evitare i quali camion e pulmini fanno un vero e proprio slalom, è un “massaggio gratis” dicono loro. Ed è soprattutto qui e in alcuni villaggi vicini all’entrata del parco che di povertà se ne vede tanta. Dovevamo anche fermarci ad un villaggio masai sulla strada di casa, ma abbiamo deciso di proseguire dritti, sia per la stanchezza, sia perché l’idea di vedere dei “finti masai” ballare per noi con la speranza di venderci delle collanine non entusiasmava nessuno. Infine l’hotel: è un quattro stelle, carinissimo, che consiglio veramente. Le camere sono semplici, alcune magari anche un po’ vecchiotte, quelle vicino al mare sono più nuove, ma comunque pulite, non manca niente. C’è anche il bidè. Un consiglio: mai tenere la porta del terrazzo aperta se ci si addormenta o comunque non si sta attenti: il rischio è quello di svegliarsi mentre una scimmia sta comodamente frugando nella tua valigia. E’ successo ad un ragazzo che era con noi...Le scimmie invadono il giardino dell’hotel, escono verso l’ora del tè ed incominciano ad aggirarsi per cercare qualche rimasuglio in piatti e bicchieri; sono divertentissime, metà delle foto che ho fatto credo di averle fatte a loro; c’è addirittura un omino addetto a cacciarle correndo loro dietro con la fionda. E’ uno spasso starle a guardare, noi ne abbiamo “avvistate” tre razze diverse; poi sono carinissime quando hanno il piccolino attaccato alla loro pancia.

Tornando all’hotel: ogni sera c’è stato qualche spettacolo, danze acrobatiche, gospel la sera di Natale...A Natale c’era anche Babbo Natale che andava in giro sopra un cammello; e l’albero di Natale con le conchiglie...Inoltre abbiamo mangiato benissimo, soprattutto a Natale; la cucina è chiaramente diversa dalla nostra, ma buona, soprattutto la carne, tutto accompagnato da buonissime salsine; e poi anche tanti dolci molto buoni.

Il personale è sempre stato gentile con noi, inoltre, quando siamo andati al safari, dato che avevano bisogno della nostra camera, ci hanno offerto 100$ per lasciargliela quella notte, e in più ci hanno trasferiti in una camera più bella vicino al mare!!! Andate a Diani che è stupendo!!Da una parte consiglio di andarci perché ne vale proprio la pena, dall’altra spero però che lì non arrivi mai tutto quel turismo di massa che c’è in altri posti, perché rischierebbe di rovinare tutto. Jambo, jambo bwana Habari gana, mnsuri sana.

Wageni mwakari bishwa, Kenya yetu, hakuna matata

di Valentina.do - pubblicato il