Viaggio tra i borghi più belli di Piemonte e Lombardia

Con Sali a Borgo 2020, in sella con Roberto Parodi andiamo alla scoperta di Morimondo, Orta San Giulio e Ricetto di Candelo: che spettacolo!

Un cercatore di meraviglia in sella a due ruote e armato di gps, continua la sua avventura alla ricerca di preziosi camei urbani, borghi che brillano nell’omologata realtà produttiva della pianura Padana, una bella rivalsa di umanità dal continuum industriale di un territorio operoso. Morimondo, Orta San Giulio e Ricetto di Candelo, tre borghi tra Lombardia e Piemonte, dove la lentezza avvalora il vissuto, in antitesi alla frenesia dei grandi centri e alla ricerca compulsiva del fare.

Prima destinazione: Morimondo

Partenza da Milano, un saluto alla “Madunnina” e poi via seguendo le linee ordinate dei pioppi, quelle della campagna meneghina delle cascine, pettinata e verdissima. Direzione Morimondo, a soli 30 km dalla grande città. Questo piccolo atollo di pace venne fondato nel 1136 dai monaci cistercensi provenienti da Morimond, la località francese a nord di Digione. Scelsero le terre del Ticino per piantare il loro credo, simboleggiato da una colonna ottagonale, la “prima pietra” che venne posata, quella degli intenti della confraternita e del buon auspicio: l’otto rimanda all’ottavo giorno, simbolo della rinascita. Dalla materia inanimata può realmente germogliare nuova vita e Morimondo ne è l’esempio perfetto: la fondazione dell’abbazia rivoluzionò completamente il territorio. La laboriosità dei monaci, illuminati dalla regola di San Benedetto rappresentata dall’allegoria di “croce e aratro”, permise di drenare le terre paludose e gestire l’abbondanza delle acque delle innumerevoli risorgive che zampillavano in tutta l’area. Le bonifiche e le rettifiche dei canali sanificarono l’ambiente rendendolo terra fertile per la coltivazione, questo fece nascere un piccolo borgo attorno all’abbazia.

La chiesa di Santa Maria rappresenta Morimondo e descrive la spiritualità dell’ordine nella sua essenzialità che si caratterizza per l’elegante slancio architettonico dato dalle navate con volte a ogiva. Un luogo del credo fortemente identitario, capace di descrivere il territorio che la circonda con i suoi mattoni rossi di argilla, quella del fiume Ticino che le scorre a fianco. Un esempio architettonico ante litteram di “chilometro zero” che rappresenta al meglio questa magnifica realtà nel cuore verde della campagna milanese. Un idillio a poca distanza da Abbiategrasso, nel parco del Ticino, tanto vicino da essere raggiunto dai milanesi e dai turisti più sportivi in bicicletta, seguendo la ciclabile che dalla Darsena porta ad Abbiategrasso e che da qui prosegue lungo il Naviglio di Bereguardo.

Negli ultimi anni il comune di Morimondo ha tutelato e valorizzato l’abbazia adottandone il linguaggio e l’approccio alla vita. Nel borgo è attiva la Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo, un’associazione museale che organizza visite guidate per visitare il chiostro, la sala capitolare, le sale di lavoro dei monaci, la sala dei fondatori, il loggiato, il refettorio e il dormitorio, e numerose attività didattiche come laboratori per spiegare e condividere le tradizioni e gli antichi saperi dei monaci cistercensi. Un’esperienza unica per ritrovare la pace e la quiete, un “do ut des” che omaggia il passato per costruire un futuro più consapevole nel rispetto della natura e della campagna, proprio com’era una volta.

Le bellezze di Orta San Giulio

Dal verde del Ticino si riparte con una carica nuova, l’energia ritrovata di una vita semplice a stretto contatto con la natura. Si attraversa il confine lombardo e si approda in Piemonte: tappa a Orta San Giulio, un antico rifugio longobardo affacciato sul lago D’Orta, in provincia di Novara. Il borgo, in simbiosi con il suo blu, si confonde con le brume d’inverno e risplende con i riflessi d’estate, si tinge dell’estro di un artista che sfuma i suoi colori come fosse un acquerello

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