Viaggio nell’Oltrepò Pavese

Tra Voghera, le Valli Staffora e Versa, un lembo di Nord ricco di storia e personaggi straordinari

 

Questo itinerario potrebbe iniziare da Milano o da Genova, così come da Piacenza o da Torino. Sono queste infatti le stazioni ferroviarie da cui partire – magari con una bicicletta – per arrivare facilmente a Voghera, la prima tappa del mio giro in Oltrepò, provincia di Pavia. Ma dov’è l’Oltrepò? Sembra una domanda da seconda elementare, ma invece siamo in molti ad avere un’idea sfumata della collocazione geografica di questa zona. Avete presente la Lombardia? Il suo confine meridionale è segnato dal Po, ma la regione “sborda” rispetto al fiume in due punti, con due triangoli: uno è l’Oltrepò a Sud-Ovest, e l’altro è il Basso Mantovano a Sud-Est. L’Oltrepò (con o senza accento sulla O) è appunto un triangolo, stretto fra Piemonte ed Emilia, con la Liguria a un passo. E – a proposito di geografia, che hanno tolto dalle materie scolastiche – tutto o quasi dell’Oltrepò si spiega con la sua collocazione: era la via che dal mare (ligure) portava alla pianura (padana), passando per gli Appennini. Era l’antica Via del Sale, ma tutti i commercianti che arrivavano dal mare a portare questo alimento essenziale poi non volevano fare il viaggio di ritorno a vuoto, per cui gli antichi abitanti dell’Oltrepò si sono ingegnati a produrre vino, salumi e altro, per rifornire questo commercio. Da qui la vocazione economica agricola della zona e la sua ricchezza, favorita anche dalla varietà assoluta del territorio: l’Oltrepò parte appunto dalle rive del Po e arriva, verso Sud, a montagne anche di 1.700 metri, passando per tutta una serie di colline che, da 1.000 anni, sono la patria della vite.

[I video del viaggio di Patrizio sul sito della Fondazione per lo sviluppo dell'Oltrepò Pavese]

LA CASALINGA DI VOGHERA E I SUOI PEPERONI

Nel 1966 il Servizio Opinioni RAI commissionò un’inchiesta per sapere cosa capissero le varie categorie socio-economico-geografiche dei termini linguistici usati in TV. Quella che si classificò ultima, la più disinformata, risultò essere la “casalinga di Voghera”. Alberto Arbasino (che è di Voghera) e poi Beniamino Placido ci hanno ricamato sopra, e la Casalinga di Voghera è diventata emblematica, sinonimo del buon senso comune di bassa lega. In Piazza del Duomo (bella Piazza, bei portici, purtroppo piena di automobili) a Voghera ho preso appuntamento con Paola Zanin, che è appunto la Presidente delle Casalinghe di Voghera, che nel frattempo si sono organizzate e auto-rappresentate. Paola è esattamente l’incarnazione... della casalinga. O meglio, dell’evoluzione della casalinga: attivissima, spigliatissima eppure ben radicata ai valori basici della madre di famiglia. Il dato interessante è che se per anni la casalinga è stata sinonimo di arretratezza, di modello femminile perdente, adesso viceversa Paola è invitata dappertutto: all’EXPO, nei salotti e negli spignatta menti televisivi è invitatissima e valorizzatissima. È considerata un’esperta nella difficile arte del “fare la spesa” e la vestale dei buoni valori di una volta. Cicli e ricicli storici, flussi e riflussi (ideologici)...

E a proposito di riflusso (gastrico): a me i peperoni piacciono ma non li digerisco. Invece pare che il Peperone di Voghera sia ottimo e digeribile. Paola, fedele al proprio ruolo di cuoca provetta brava a fare la spesa (ha fatto libri sulla cucina tipica di Voghera) mi accompagna agli Orti Sociali della Caritas, dove un gruppo di ragazzi con qualche problema viene avviato alle pratiche agricole, con molto successo. Il coordinatore è Moreno, il quale ha messo a disposizione la sua terra, che era di suo nonno e che di mestiere faceva l’ortolano. È davvero una bella situazione, nella primissima periferia della cittadina che produce ortofrutta dove le casalinghe (e non solo) vanno a fare la spesa a chilometro zero. Lì c’è Gianluca di Slow Food, che mi racconta le caratteristiche del peperone autoctono locale. Piccolo, squadrato, trilobato sotto e quadrilobato sopra, verde e poi giallo quando è maturo, questo peperone ha una caratteristica principale: la polpa dolce e soprattutto soda, con pochissima acqua. Questo lo rende perfetto per essere messo sott'olio o sott'aceto (oggi) e lo rendeva ottimo per essere trasportato lungo la famosa Via del Sale

  • 8752 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social