La nostra bell'Italia

Una breve vacanza sospesa tra la Romagna di San Leo, le Marche di Gradara e Urbino, l'Umbria di Gubbio e la bassa Lombardia di Mantova

  • di alvinktm
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro

Proseguendo verso il belvedere con l'immancabile monumento ai caduti, la Cattedrale di San Leone impone la sua possente presenza grazie a una struttura simile, se pur più grande, a quella della vicina Pieve. La colorazione risulta omogenea dato che per edificarla è stata utilizzata esclusivamente roccia arenaria le cui calde sfumature rientrano tra il giallo oro e il marrone chiaro. La particolarità di questo edificio sta nel fatto che nasconde i resti di un'altra chiesa risalente al VII secolo, sulla quale fu costruita l'odierna Cattedrale riconsacrata nel 1173. L'intero complesso è sorvegliato dalla Torre a pianta quadrata che sembra elevarsi dalla rupe come se ne fosse un tutt'uno visto che i conci sono stati sapientemente sistemati gli uni sopra gli altri per formare una struttura solida e compatta. Anche qui vi è nascosta una costruzione, di forma circolare che si arrampica fino all'alloggiamento delle campane, probabilmente utilizzate per il vecchio Duomo. Nel corso dei secoli inoltre, la Torre ricoprì i ruoli di postazione militare e nascondiglio per gli antichi canonici.

Lasciamo per ultimo la visita, se pur semplicemente dall'esterno, del famoso Forte simbolo di San Leo. Man mano che si sale lungo il ripido sentiero fino al punto più alto del monte, ci si accorge che i romani non avrebbero potuto scegliere luogo migliore per realizzare una prima fortificazione, sia per l'ovvia predominanza sul territorio circostante che per la naturale conformazione incredibilmente verticale della roccia che lo costituisce. La roccaforte militare che ammiriamo oggi, sede di un Museo che espone armi antiche e di una pinacoteca, è di origine rinascimentale ma come ho prima accennato le sue vicende sono molto più lunghe e burrascose. Ampliata, modificata, ridisegnata secondo l'avanzare delle tecniche di guerra, passata di mano in mano alle famiglie potenti dei differenti periodi storici e controllata dal Ducato di Urbino e poi dallo Stato Pontificio. Nel 1631 fu convertita a carcere e servì da prigione per illustri personaggi come l'avventuriero e alchimista Conte di Cagliostro e il patriota Felice Orsini.

Per ulteriori informazioni su dove mangiare e dormire, cosa fare e vedere a San Leo e il calendario delle manifestazioni, visitate il sito internet: http://www.san-leo.it/.

A pomeriggio inoltrato arriviamo su un colle marchigiano, poco distante dal confine romagnolo e dal litorale adriatico, conosciuto fin dai tempi dei romani e divenuto strategicamente importante in epoca medievale. La torre principale (risalente al XII secolo) e la successiva roccaforte ospitarono le potenti famiglie Malatesta, Borgia, Sforza, Medici, Della Rovere, che fecero la storia di questa parte d'Italia. Come avrete capito la meta è il Castello di Gradara, protetto da ben due cinte murarie la cui esterna ingloba un pittoresco borgo medievale pieno di accoglienti ristorantini e negozi di souvenir.

Al cuore della fortezza si accede grazie a un ponte levatoio che ci catapulta nella bella corte quadrata con l'immancabile pozzo e circondata su tre lati da un alto porticato che in parte continua fino al primo livello. La visita inizia dalla Sala della Tortura, alla base del mastio, dotata di una cisterna protetta da una grata di ferro che fungeva da riserva idrica. Un tempo questo locale era raggiungibile solo tramite una botola attraverso la quale veniva calata una scaletta dalla Sala del Mastio, posta al piano superiore e nella cui fascia dipinta sotto il soffitto si ammirano i motivi araldici malatestiani. La Sala del Mastio è il principio di uno splendido susseguirsi di stanze che testimoniano il passaggio delle diverse casate nobili e ne narrano le vicende.

La Sala di Sigismondo e Isotta è chiamata così per i ritratti rappresentanti Sigismondo Malatesta signore di Rimini e la moglie Isotta degli Atti. Ad abbellire l'ambiente vi sono i simboli ispirati all'araldica della famiglia Malatesta (la rosa a quattro petali, la scacchiera, le tre teste, la M goticizzante, le lettere intrecciate SI) e il soffitto ligneo a cassettoni riportante gli stessi motivi. La Sala della Passione è il contenitore di splendidi dipinti sulla Passione di Cristo come la lavanda dei piedi, la cattura di Cristo e la flagellazione. Il Camerino di Lucrezia Borgia è un piccolo locale con soffitto a volta; la sua iniziale funzione militare fu convertita a uso domestico e questo lo si capisce dalle pitture, se pur danneggiate, che lo impreziosiscono. Si continua per la Sala del Leone Sforzesco che deve il suo nome al leone rampante delle decorazioni murarie simbolo, insieme al ramo di cotogno e alle ali di drago, della casata degli Sforza da Cotignola. Nella Sala del Cardinale, probabilmente destinata a ospitare personaggi ecclesiastici illustri, si ammira lo stupendo baldacchino intagliato e dorato che custodisce un letto, vero e proprio manufatto tirolese, mentre nella Sala dei Putti colpiscono le decorazioni a fasce orizzontali contenenti grottesche, medaglioni e i giochi dei putti, ovvero dei bambini. La Sala Rossa è un tripudio di calde tonalità, da quelle più sfumate delle pareti a quelle rubino dei tessuti, inoltre contiene bei mobili d'epoca come il tavolo ottagonale, la poltrona e il letto. Non passano inosservate le scritte 'MALEDICTUS HOMO' e 'QVI CONFIDIT IN HOMINE', sopra i due portali collocati ai lati opposti della Sala del Consiglio, che riflettono la cattiveria dell'uomo. Tristemente romantica la Camera di Francesca in quanto, intorno al 1920, l'allora proprietario della rocca decise di ricostruirvi le vicende di Paolo e Francesca. I due cognati, amanti, uccisi per gelosia dal marito di lei, secondo il V canto della Divina Commedia di Dante Alighieri sono condannati al fuoco eterno dell'inferno nel cerchio dei lussuriosi per aver ceduto alla passione. La visita del piano nobile si conclude con la Sala di Giustizia il cui nome dipende dal grande rilievo intagliato e dipinto che riproduce i sette arcangeli; stupendo anche la Pala di Giovanni Santi con la Madonna e il bambino seduti sul trono e i santi

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