Turismo e Università

Dialogo con un ricercatore-viaggiatore sul tetto…

 

L’ultima serie che siamo riusciti a mandare in onda a Rai3, prima dell’ultima glaciazione televisiva che ha estinto molte trasmissioni, fra cui la nostra, quella di Mario Tozzi ecc, è stata Evoluti per Caso – sulle tracce di Darwin. Ricordate? Un magnifico viaggio in 12 tappe nell’America del sud, assieme ad 8 Università italiane. Un viaggio in cui abbiamo conosciuto una specie-speciale di viaggiatori, i ricercatori: abbiamo seguito gli entusiasmi di biologi, antropologi, paleontologi, geologi. Abbiamo potuto raccontare che cosa sia la RICERCA DI BASE, cioè quel percorso di curiosità culturale che ti porta liberamente ad esplorare i misteri della Scienza, e che poi ricade, ma solo DOPO, sulla ricerca applicata, cioè sulla scoperte di cose utili o vantaggiose. Abbiamo capito a cosa serve studiare i moscerini della frutta, o la vita sessuale dei pesci, oppure la variabilità genetica delle iguane o le migrazioni delle farfalle: a inventare e produrre medicinali, a migliorare le condizioni di lavoro degli umani, a capire come si è sviluppato il mondo, a prevedere il futuro del Pianeta, a seguire bioritmi migliori ecc ecc. Ora questi stessi ricercatori e i loro studenti occupano… i MONUMENTI. C’è una specie di cortocircuito positivo in questo. I simboli del turismo e della cultura adoperati dagli universitari come totem, come “terra di nessuno e di tutti”, per chiedere asilo, per chiedere attenzione. Il cerchio si chiude, e anche noi, come turisti per caso (e quindi appassionati di monumenti-paesaggio-cultura-segnali di vita) non possiamo non sentirci coinvolti. Tanto più che si tratta di nostri compagni di viaggio. Vi ricordate la nostra avventura alle Galapagos? Vi ricordate di Gabriele Gentile, il professore di Roma Tor Vergata, biologo, che catturava le iguane, a capo del gruppo che ci ha spiegato così bene il concetto di biodiversità ? Ora Gabriele è a Roma, in cima ad un tetto, di fronte al Senato, per protestare. Lo abbiamo raggiunto, e questa è la nostra “conversazione”, un viaggio vero nel tema centrale della importantissima questione della riforma universitaria, che OGGI si decide in Parlamento.

Patrizio

Patrizio: Senti Gabriele, noi siamo un paese con tradizioni storiche, monumenti, cosa da vedere e visitare, abbiamo una tradizione culturale millenaria, di questo parliamo qui di solito… Perchè ora parliamo di università e ricerca? Gabriele Gentile: Pat, è semplice, ne parlavo proprio pochi giorni fa con Ettore Scola, che è venuto a trovarci qua sul tetto. Ci siamo subito trovati d’accordo sul fatto che la ricerca genera conoscenza, che è poi la radice della cultura. Le scoperte del passato hanno fatto la fortuna di interi popoli, li hanno fatti prosperare. Noi siamo lo specchio di quello che sappiamo, su questo costruiamo la nostra cultura di cui le arti, tra cui lo spettacolo sono una manifestazione potente. Per questo amici come Antonello Venditti, Dario Fo, Daniele Luchetti, Paolo Virzi, Carla Fracci e tanti altri sono venuti a trovarci e ci stanno pubblicamente incoraggiando.

Patrizio: Ma cosa ci state a fare lassù. A morire di freddo? Gabriele Gentile: Anche. Ma in realtà stiamo qui a protestare contro la legge Gelmini, che secondo la gran parte del mondo accademico, inclusi la quasi totalità di noi ricercatori è disastrosa e potrebbe condurre, se approvata, alla rovina dell’Università Pubblica. Questa legge, scritta senza nessun contributo da parte del mondo accademico, mortifica la ricerca, la didattica e favorisce un precariato di cui l’Università già soffre moltissimo a causa di leggi sbagliate fatte in passato. Inoltre, con questa legge saranno gli studenti a pagare un prezzo altissimo, sia in termini di tasse universitarie, sia per lo svilimento dell’offerta didattica

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