Capraia: fuga d'inizio estate

Una manciata di piccole case color pastello, raccolte intorno al porticciolo, dominate dal brullo crinale delle montagne che si gettano nel mare, tinte nitide, terse, decisi contrasti di una natura selvaggia, così ci accoglie Capraia dopo tre ore e mezzo ...

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  • di Rosanna Molteni
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Una manciata di piccole case color pastello, raccolte intorno al porticciolo, dominate dal brullo crinale delle montagne che si gettano nel mare, tinte nitide, terse, decisi contrasti di una natura selvaggia, così ci accoglie Capraia dopo tre ore e mezzo di navigazione da Livorno con il traghetto della Torremar e una breve sosta alla Gorgona, l’isola penitenziario distante poche miglia.

Il pulmino del Relais “La Mandola”, percorrendo l’unico chilometro di strada asfaltata che collega il porto con il vecchio borgo, in pochi minuti ci porta al grazioso ed accogliente hotel che domina il golfo con le sue panoramiche terrazze-giardino. Con inquadrature da cartolina la bella ma gelida piscina d’acqua di mare, riparata da muretti di pietra e ombreggiata da un grande gelso.

La nostra camera elegante e spaziosa nei toni del blu e del panna richiama vagamente negli arredi e nei tendaggi un romantico gusto provenzale.

Siamo a pochi passi dal torrione difensivo cinquecentesco che domina il porto e dall’elegante palazzo del Comune, da poco restaurati. Un susseguirsi di antiche stradine lastricate in pietra porta alla grande chiesa gialla di San Nicola, con l’ampio sagrato acciottolato che la sera si anima delle grida e dei giochi dei bambini. Qualche buganvillea, rosa e viola, colorati gerani e fioriti oleandri sbucano dai muri di sasso dei piccoli giardini delle case che, ancora chiuse, sono abitate quasi tutte da turisti. Gironzolando per queste stradine di mattina prestissimo o nelle prime ore della sera, si respira l’atmosfera speciale ancora intatta di inizio estate, un’atmosfera fuori dal tempo fatta di silenzi e di profumi familiari come il buon odore del pane appena sfornato. Sulle semplici case di pietra domina imponente il Forte San Giorgio, eretto dai Genovesi nel’400, emblema dell’isola e segno tangibile di un passato glorioso. Da qui parte una delle tante strade bianche che, perdendosi nella macchia mediterranea, portano nel cuore selvaggio e solitario dell’isola. Infatti, a Capraia la “vita” si concentra nello spazio ristretto del porticciolo, con i suoi ristoranti, bar, qualche negozietto, luogo d’incontro e passeggio di turisti e dei suoi pochi abitanti, meno di un centinaio, oppure nei locali del borgo vecchio dove si gusta una cucina a base di pesce.

Ma noi che siamo attratti dalla bellezza selvaggia dell’isola, nonostante il caldo e il sole cocente, seguiamo più di un sentiero. La breve passeggiata al belvedere, di mattino presto, prima di colazione, o al chiarore della luna, offre grandiose viste sul mare aperto, l’Elba, il Forte e la costa rocciosa e frastagliata che strapiomba nel mare e ci regala l’emozione di scorgere qualche coniglio selvatico che saltella tra la colorata macchia o che immobile ti fissa da una roccia.

Alcuni cartelli didattici con esemplari della flora e fauna locale ci ricordano che siamo in un’area protetta, in un parco naturale istituito nel 1996 per preservare uno dei pochi angoli ancora rimasti indenni da speculazioni, rifugio per pochi amanti di una natura incontaminata e selvaggia.

Più faticosa la salita verso la colonia agricola penale istituita nel 1873 e chiusa nel 1986 di cui oggi restano solo edifici in rovina. Sul versante del porto vi erano le case per i detenuti e per le guardie, le stalle, i porcili, i pollai e grandi terrazzamenti dove si coltivavano viti, ortaggi, ulivi. Dall’alto le vedute sul porto tra fioritissimi mirti bianchi e oleandri selvatici che s’insinuano nel torrente (“vado”) vicino al porto sono davvero splendide e ci ripagano degli sforzi e del caldo sofferto

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