Isola d'Elba in camper

Isola d’Elba in camper Sabato 8 Luglio 2000: Il camper è pronto e carico di tutto quanto il necessario, parcheggiato di fronte a casa ed in attesa che la sveglia suoni per rammentarci l’imminente partenza verso l’Isola d’Elba. Ma è ...

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  • di LucaGiramondo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Fino a 500 euro

Isola d’Elba in camper Sabato 8 Luglio 2000: Il camper è pronto e carico di tutto quanto il necessario, parcheggiato di fronte a casa ed in attesa che la sveglia suoni per rammentarci l’imminente partenza verso l’Isola d’Elba. Ma è Federico a “suonare” prima della sveglia … poco dopo le 7:00 ci chiama pieno di entusiasmo e smanioso di prendere parte a questo nuovo viaggio: balza subito in piedi e non si fa certo pregare per alzarsi da letto.

Fervono, così, gli ultimi preparativi, e, dopo una sostanziosa colazione, lasciamo casa intorno alle 8:30 … una brevissima sosta in farmacia e poi via verso Faenza e quindi verso l’imbocco dell’autostrada A14. Viaggiamo prestando attenzione a cosa dice la radio in merito all’intensità del traffico: le code, a quanto pare, non mancano e sono disseminate un po’ ovunque lungo l’intera rete autostradale. Per fortuna non sembrano esserci ostacoli lungo il percorso che ci porterà a destinazione ed il nastro d’asfalto scivola via liscio, grazie anche al buon umore tipico della partenza di ogni viaggio.

A Bologna intravediamo, sulla nostra destra, la torre di controllo e non possiamo fare a meno di rammentare la recente vacanza trascorsa a Formentera (esattamente un anno fa) che proprio dall’aeroporto felsineo prese il via.

Affrontiamo il tratto appenninico dell’A1 e, quasi subito, cominciamo ponti e gallerie per la felicità di Federico che si lascia andare ad un’interminabile serie di domande. Ad un certo punto attraversiamo un viadotto che chissà per quale scherzo del destino si chiama “del bue morto”, mentre Sabrina, sul sedile posteriore, si concede un pisolino.

A Firenze lasciamo l’autostrada ed imbocchiamo la superstrada Firenze-Pisa-Livorno (Fi-Pi-Li) e, vista l’ora, ormai tarda, consumiamo uno spuntino dopo il quale, considerata la mancanza di cose interessanti lungo il tragitto, Federico chiede di andare dietro e di poter dormire, Sabrina lo imita e così rimango solo a macinare i chilometri che restano per giungere al “traguardo” di Piombino. Arriviamo intorno alle 13:00, dopo aver percorso il tratto terminale dell’autostrada A12, fino alla barriera di Rosignano, ivi compresa una buona mezz’ora di coda per uscirne, nonché diversi chilometri lungo la strada statale Aurelia e la breve litoranea fino alla nota località, porto d’imbarco per l’Isola d’Elba.

Non abbiamo provveduto a prenotare traghetti prima della partenza, quindi ci fermiamo alla prima biglietteria che incontriamo lungo la strada. Le compagnie di navigazione che coprono il tratto di mare fra Piombino e l’Isola d’Elba sono due: la Moby Lines e la Toremar, noi scegliamo quest’ultima visto che ci consentirà di prendere il largo alle 16:30, tre ore prima della sua concorrente.

Con i biglietti in pugno ci rechiamo al porto, pranziamo (finalmente!) e ci mettiamo in attesa della nave, cercando di ingannare il tempo prima passeggiando all’interno di un piccolo centro commerciale e quindi lungo il molo che protegge le banchine di attracco. Soffia un forte vento, il mare è mosso ed il panorama, costellato di enormi camini fumanti non è dei migliori: guardandosi intorno non par vero che a meno di un’ora di navigazione si possa trovare un luogo più bello ed accogliente di quello in cui ci troviamo. Intanto il tempo siamo riusciti ad ingannarlo: è quasi ora di imbarcarsi e Federico, in maniera ormai ossessionante, invoca l’arrivo del traghetto, sul quale, grazie a Dio, saliamo quasi in perfetto orario

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